Da domani la commissione affari
costituzionali della Camera inizia a votare gli emendamenti presentati al ddl
al finanziamento pubblico ai partiti. Degli oltre 100 presentati giova
illustrarne alcuni sia per sottolinearne la pericolosità, ovviamente per i
soldi pubblici, ma anche per dimostrare come in alcuni casi, vedi i renziani,
sia ampia la distanza tra le dichiarazioni e gli atti effettivamente
depositati.
I più raffinati nel tentativo di
far passare norme per aumentare le risorse ai partiti in maniera poco vistosa
sono senza dubbio due presentati dall’ex ministro Balduzzi. Il primo (10.2)
prevede di ridestinare le somme eventualmente inoptate del due per mille. Poiché
l’articolo 10 del ddl governativo sembra voler facilitare questo genere di
operazioni, prevedendo al comma 6 che le somme non destinate per l’anno in
corso rimangano comunque disponibili in conto residui. Balduzzi sfrutta in
pieno l’occasione e propone di ridestinare quelle somme ai partiti che
presentino un progetto dettagliato di formazione politica rivolto a terzi. L’ex
ministro osa anche di più, quando con l’emendamento 13.1 propone la
reintroduzione del rimborso per le spese elettorali, cioè proprio quella forma
di finanziamento che la legge del governo vorrebbe abolire.
Notevoli anche un paio di
emendamenti di Sel a firma del tesoriere Boccadutri. Uno di questi (il 10.01)
propone, come ha dichiarato lo stesso Boccadutri al Corriere di oggi, un
rimborso elettorale morigerato, pagato una sola volta e a fronte di spese
effettive, peccato che a questo aggiunga anche ben 75 milioni annui che i
partiti si spartirebbero sotto forma di cofinanziamento, ovvero un contributo
di 50 cent. che lo stato aggiunge per ogni euro ricevuto dai partiti sotto
forma di erogazione liberale. Questo elemento, chi sa perché, Boccadutri al
corriere non l’ha raccontato. Altro emendamento esemplare proposto da Sel è
quello in cui con l’emendamento 12.01, nascosto tra i tecnicismi normativi
prova ad estendere l’iva agevolata al 4% per i sondaggi d’opinione
commissionati dai partiti, e soprattutto a prevedere che se ci sono le elezioni
in un qualsiasi comune d’Italia l’iva al 4% prevista per la campagna elettorale
non valga per i partiti solo nel territorio dove si svolgono le elezioni, ma su
tutto il territorio nazionale.
Per quanto riguarda i Renziani,
invece, sorprende che i loro emendamenti non intervengano, ad eliminare i soldi
veri e propri che lo stato vuole dare ai partiti sotto forma di 2 per mille,
anzi addirittura ne propongono un aumento al 2,5 per mille con un emendamento a
firma Roberta Agostini (10.5), intervengono invece ad eliminare i vantaggi in
servizi che lo stato potrebbe erogare alle formazioni politiche.
Originali sono invece due dei
pochi emendamenti della lega, che intervengono contro i sindacati che prevedono
la cancellazione delle trattenute sindacali e l’obbligo per i sindacati di
pubblicare il bilancio.

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