La presidente della Camera Laura Boldrini, a margine della
riunione dei capi gruppo svolta oggi, ha dichiarato che è intenzionata a
portare all’esame dell’aula della Camera la riforma del suo regolamento entro
Marzo.
Premesso che il calendario dei lavori per il mese di Marzo
sarà deciso la prossima settimana, l’annuncio della Presidente Boldrini suscita
comunque una riflessione.
Che vi sia l’esigenza di porre mano al regolamento della
Camera per rivederne alcune parti è opinione ampiamente condivisa da
praticamente tutti i gruppi, fatta eccezione, forse, solo per M5S. Ma il lavoro
in giunta del Regolamento che ha portato al testo finale di bozza di riforma è
stato avviato e si è svolto in clima politico che dava per scontata la
permanenza dell’attuale assetto bicamerale del Parlamento.
L’abolizione di ogni potere legislativo del Senato è
divenuta un’ipotesi probabile con l’elezione di Matteo Renzi a segretario del
Pd, e dopo che il neopremier ha inserito questo obiettivo nel discorso
programmatico pronunciato in Senato il progetto ha acquisito sempre maggiore
concretezza, il che non vuol dire certezza della sua realizzazione.
Procedere alla riforma del regolamento della Camera all’interno
di un sistema di bicameralismo perfetto, al di là del merito della proposta di
riforma del regolamento, ha un senso. Procedervi non sapendo se alla fine della
fiera il sistema parlamentare rimarrà bicamerale oppure monocamerale ne ha
molto meno ed e si corre il rischio di trovarsi in situazioni che nessuno aveva
preventivato.
Snellire i lavori parlamentari ed eliminare una serie di
strumenti e istituti regolamentari con il fine di rendere certo e più agevole l’iter
di alcuni provvedimenti del governo è condivisibile a “legislazione vigente”.
Procedere alla stessa operazione sul regolamento dell’unica Camera a cui
spetterà approvare le leggi e conferire o negare la fiducia al governo, può
invece rappresentare un salto eccessivo, ovviamente in danno del parlamento e,
all’interno di questo, delle minoranze, rispetto alla situazione in vigore
oggi.
A nostro avviso, dunque, sarebbe meglio e sicuramente più
prudente aspettare di capire se il Senato verrà trasformato in semplice camera
delle autonomie prima di procedere con la riforma del regolamento della Camera.
Questo non significa non riformare più il regolamento della Camera, ma solo
riformarlo quando il quadro istituzionale sarà chiaro e, dunque, a ragion
veduta.

per il momento sembra solo un maneggio per tappare la bocca al m5s, soprattutto se la firma è Boldrini
RispondiElimina