martedì 11 febbraio 2014

IMPEACHMENT RESPINTO, LEGGE ELETTORALE RINVIATA DI 8 GIORNI LA GIORNATA A MONTECITORIO



La giornata parlamentare alla Camera è stata caratterizzata da due importanti avvenimenti, oltre ad essere influenzata inevitabilmente dalle riflessioni che si stanno conducendo sulla vita del governo Letta sull’asse Quirinale-Nazzareno. Per dare conto di tutto ci affidiamo, dunque, ad un post cumulativo e riassuntivo.
Il primo fatto di rilievo parlamentare, anche cronologicamente, è costituito dalla decisione del Comitato per i procedimenti di accusa che questa mattina si è pronunciato sulla richiesta di messa in stato di accusa del capo dello stato presentata dal Movimento 5 stelle. L’esito della votazione in seno al comitato appariva scontata fin dalla presentazione dell’atto d’accusa, che oggettivamente, appariva un po’ debole. Se non il risultato della votazione, quanto meno i numeri parziali, sono stati rimessi in discussione dal pezzo di Alan Friedman pubblicato ieri sul corriere, in merito al fatto che Napolitano avesse avuto abboccamenti con Monti ben prima della crisi del governo Berlusconi. Premesso che tra le accuse formulate al capo dello stato nell’atto di accusa depositato, la gestione della crisi che portò alla nascita del governo Monti nel 2011, non vi figurava, si riteneva che Forza Italia potesse aggiungere i propri voti a quelli dei Grillini. Così non è stato. I Berluscones hanno preferito marcare il loro dissenso verso Napolitano non partecipando al voto. Risultato il comitato parlamentare ha dunque archiviato in tre sedute la richiesta di Impeachment avanzata dal movimento 5 stelle.
L’altro fatto di rilievo parlamentare, questo probabilmente influenzato dalle vicende politiche esterne al Parlamento, consiste nello slittamento di 8 giorni dell’esame della legge elettorale. Il testo sul quale oggi l’aula doveva iniziare a votare è infatti stato rinviato a martedì prossimo. Considerato il rinvio di una settimana già disposto negli scorsi sette giorni, dopo la discussione generale imposta in fretta e furia su questa legge fortemente voluta da Renzi, l’esame non partirà prima di tre settimane. Vi è poi la stramberia procedurale che pur con un tempo così ampio disposizione, il testo è formalmente in sede di comitato dei 9, i cui lavori non sono reso contati, invece di essere stato formalmente rinviato in commissione, rinvio sul quale si sarebbe dovuta pronunciare l’aula con un voto. (Su questo ultimo aspetto ci riserviamo di ritornare con un post dedicato nei prossimi giorni).
Sempre a proposito di rinvii, anche la proposta di legge di Fratelli d’Italia in tema di pensioni d’oro che automaticamente era scalata al primo punto all’ordine del giorno dell’aula è stata rinviata in commisione.

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