La giornata parlamentare alla Camera è stata caratterizzata
da due importanti avvenimenti, oltre ad essere influenzata inevitabilmente
dalle riflessioni che si stanno conducendo sulla vita del governo Letta sull’asse
Quirinale-Nazzareno. Per dare conto di tutto ci affidiamo, dunque, ad un post
cumulativo e riassuntivo.
Il primo fatto di rilievo parlamentare, anche
cronologicamente, è costituito dalla decisione del Comitato per i procedimenti
di accusa che questa mattina si è pronunciato sulla richiesta di messa in stato
di accusa del capo dello stato presentata dal Movimento 5 stelle. L’esito della
votazione in seno al comitato appariva scontata fin dalla presentazione dell’atto
d’accusa, che oggettivamente, appariva un po’ debole. Se non il risultato della
votazione, quanto meno i numeri parziali, sono stati rimessi in discussione dal
pezzo di Alan Friedman pubblicato ieri sul corriere, in merito al fatto che
Napolitano avesse avuto abboccamenti con Monti ben prima della crisi del
governo Berlusconi. Premesso che tra le accuse formulate al capo dello stato
nell’atto di accusa depositato, la gestione della crisi che portò alla nascita
del governo Monti nel 2011, non vi figurava, si riteneva che Forza Italia
potesse aggiungere i propri voti a quelli dei Grillini. Così non è stato. I
Berluscones hanno preferito marcare il loro dissenso verso Napolitano non
partecipando al voto. Risultato il comitato parlamentare ha dunque archiviato
in tre sedute la richiesta di Impeachment avanzata dal movimento 5 stelle.
L’altro fatto di rilievo parlamentare, questo probabilmente
influenzato dalle vicende politiche esterne al Parlamento, consiste nello
slittamento di 8 giorni dell’esame della legge elettorale. Il testo sul quale
oggi l’aula doveva iniziare a votare è infatti stato rinviato a martedì
prossimo. Considerato il rinvio di una settimana già disposto negli scorsi sette
giorni, dopo la discussione generale imposta in fretta e furia su questa legge
fortemente voluta da Renzi, l’esame non partirà prima di tre settimane. Vi è
poi la stramberia procedurale che pur con un tempo così ampio disposizione, il
testo è formalmente in sede di comitato dei 9, i cui lavori non sono reso
contati, invece di essere stato formalmente rinviato in commissione, rinvio sul
quale si sarebbe dovuta pronunciare l’aula con un voto. (Su questo ultimo
aspetto ci riserviamo di ritornare con un post dedicato nei prossimi giorni).
Sempre a proposito di rinvii, anche la proposta di legge di
Fratelli d’Italia in tema di pensioni d’oro che automaticamente era scalata al
primo punto all’ordine del giorno dell’aula è stata rinviata in commisione.

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