La camera approva oggi definitivamente la riforma del finanziamento pubblico ai partiti varata dal governo uscente. Quando si parla di finanziamento pubblico, anche per tutto quello che è successo in questi anni, la domanda è una: con la nuova legge quanto spenderà lo stato e i contribuenti rispetto alla normativa vigente? La risposta è: lo stato spenderà meno e i partiti percepiranno un volume molto inferiore di denaro.
E’ vero che se si vanno a guardare le coperture della
normativa in vigore e di quella che la sostituirà da domani in particolare nel
2014 il costo è praticamente identico ed è pari a circa 100 milioni annui,
mentre un risparmio di circa 20 milioni si produrrà solo a partire dal 2017, quando la nuova legge
entrerà a regime. Ma per amore di verità bisogna sottolineare una differenza
sostanziale. Infatti mentre quando si guarda ai costi della normativa vigente
(la legge 96 del 2012) si parla di costi certi, quanto meno per quanto riguarda
i 91 milioni del finanziamento pubblico. Al contrario quando si guarda alle
cifre della nuova legge parliamo di tetti massimi, ma soprattutto di spese
teoriche che non è detto si verifichino alla prova dei fatti.
Si prenda il 2 per mille, per il quale la legge prevede
uno stanziamento massimo di 45 milioni a partire dal 2017. Questo non
significa, come avviene nel sistema attuale, che i partiti aventi diritto si
spartiranno 45 milioni. Bensì che si spartiranno la cifra totale che i
contribuenti avranno deciso di destinargli con la dichiarazione dei redditi,
cifra che non potrà essere comunque superiore ai 45 milioni, ma che
probabilmente sarà molto inferiore rispetto alle attese.
Da questo punto di vista la nuova legge è positiva
rispetto a quella che l’ha preceduta, e l’unico incasso certo, per chi ne ha
diritto, rimangono le tre quote del vecchio finanziamento che nel triennio
2014-2016 saranno via via ridotte del 25%, 50% e 75%.
Certamente vi sono parti della nuova legge che suscitano
perplessità o che possono essere considerate molto negative, sia dal punto di
vista economico, sia dal punto di vista della trasparenza. Sul primo fronte ad
esempio vanno citati i commi 6-bis e 6-ter dell’articolo 12, aggiunti in
Senato, consentono ai partiti di fare pubblicità tra i cittadini per farsi
destinare più risorse possibile del 2 per mille, ovviamente a spese dello stato
sotto forma di tariffe postali agevolatissime. Norme che produrranno un costo
di 9 milioni nel 2014, 7,5 milioni nel 2015 e 6 milioni nel 2016.
Sempre sul fronte economico un’altra norma che lascia
perplessi è quella che prevede la cassa integrazione per i partiti. Lo
strumento in linea di principio è condivisibile. Quello che lascia perplessi è
che gli ammortizzatori sociali non vengono previsti per un periodo di tempo
definito, ad esempio un triennio, ma sine die (vedi art. 16 della legge)
stanziando un costo per lo stato 11,25 milioni annui a decorrere dal 2016.
Vi sono poi norme di natura ordinamentale che lasciano
abbastanza perplessi. Tra queste la disposizione che affida ad un DPCM non
regolamentare stabilire i criteri e le modalità per il riparto e la
corresponsione ai partiti delle risorse del 2 per mille. Il DPCM non
regolamentare è infatti un atto di natura amministrativa che è completamente
sottratto non solo a qualsiasi forma di controllo del Parlamento, ma anche al
controllo del Consiglio di stato. Ovviamente questa disposizione (art. 12 comma
3) che è stata inserita al Senato, non è stata introdotta a caso.
Altra norma problematica è quella che riguarda l’elenco
dei donatori dei partiti, strumento introdotto da questa legge in sostituzione
delle dichiarazioni congiunte. Nel testo originario del decreto si prevedeva
che i partiti dovessero rendere pubblica ogni donazione superiore a 5 mila
euro, indicando appunto anche il soggetto che l’aveva erogata. Al Senato è
stata apportata la modifica che stabilisce che potranno essere resi pubblici
solo i dati dei donatori che avranno firmato un’apposita liberatoria. E’
evidente che quest’ultima disposizione vanifichi la previsione di una
pubblicazione di un elenco nel quale teoricamente vi potrebbero essere solo
cifre di denaro senza poter conoscere da chi provengono.

Nessun commento:
Posta un commento