venerdì 20 settembre 2013

FIANO PRESENTA UNA PROPOSTA DI LEGGE GIUSTA MA SCIOVOLOSA


Non si sono ancora placati gli echi delle polemiche relativE alla legge sull'omofobia che alla Camera, anche se in commissione affari costituzionali, sta per partire l'iter di una nuova proposta di legge che potrebbe suscitare ulteriori polemiche.
L'ufficio di presidenza della I commissione ha deliberato che dalla settimana prossima prenderà il via l'esame della proposta di legge 1246 a firma Fiano e altri in materia di inammissibilità delle liste elettorali che si richiamino all'ideologia fascista ol disciolto partito fascista.
L'intento è ovviamente ottimo e condivisibile, perchè si vuole anche rendere effettiva la disposizione transitoria presente nella Costituzione che vieta la ricostituzione del Partito fascista.
Se si legge l'articolato della proposta, però, qualche perplessità viene, ed è prevedibile, considerato il tema, che non manchino polemiche.
Facciamo alcuni esempi. La proposta di legge propone di non ammettere la presentazione di liste con simboli che riproducano quelli fascisti o che si richiamano all'ideologia fascista. E fin qui nessun problema. Qualche problema potrebbe nascere quando si afferma che anche gli acronimi che si richiamino ai valori o all'ideologia fascista possano essere oggeto di esclusione. Che succederebbe alla luce di questa disposizione ad un partito che si chiamasse Partito Federalista Repubblicano (Acronimo PFR come il partito fascista repubblicano) o Popolo Nazione e Fede (PNF come Partito Nazionale Fascista)?
Ancora più problemi sembra destinata a creare la disposizione che prevede l'esclusione di liste che fanno riferimenti a gruppi che "...denigrano la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza". Che significa denigrare le istituzioni? Vuol dire che chi rivolge insulti nei confronti del parlamento, della corte costituzionale, della magistratura, e ne fa temi di propaganda elettorale non si potrà candidare alle elezioni? Ancora più scivoloso il concetto di denigrazione dei valori della Resistenza, perchè come è ormai acquisito da parte della storiografia non ci fu un'unica resistenza ma ve ne furono almeno tre in una.
Principi e intenzioni giuste che, però, all'atto pratico rischiano di creare problemi, anche perchè a decidere l'esclusione di un partito o un movimento politico dovrebbero essere dei funzionari dell'ufficio elettorale del Viminale.
Ancora una volta si torna al tema dell'articolo 49 della costituzione, perchè se ci si vuole avventurare sul terreno scosceso del giudizio di democraticità di una formazione politica, allora questo dovrebbe avvenire ai massimi livelli come in Germania, dove è la corte costituzionale a stabilire se una formazione è democratica o meno. Affidare simili decisioni a funzionari d'ufficio, mal si accorda con gli intenti lodevoli della proposta.  

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