La Camera dei deputati non si
costituirà nel conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Consulta dal
Giudice di pace di Viterbo in merito alla decisione della Camera stessa che
aveva ritenuto le affermazioni di Silvio Berluconi nei confronti di Antonio Di
Pietro, divenute oggetto di una causa di diffamazione intentata dall’ex Pm, insindacabili
alla luce dell’articolo 68 della Costituzione.
La notizia si apprende da una
nota battuta ieri dall’Agenzia di Stampa Dire, la quale ha riportato la
decisione da parte dell’ufficio di presidenza della Camera di non assumere
decisioni facendo in tal modo venire meno i tempi, che scadono oggi, per la
costituzione in giudizio. A quanto riportato sempre dalla Dire, si può parlare
di un espediente procedurale da parte dell’Ufficio di Presidenza per evitare di
costringere l’aula ad una votazione nelle quale Pd e Pdl si sarebbero
probabilmente divisi.
Riprendiamo tale notizia perché è
la terza volta che una causa di diffamazione intentata da Di Pietro nei
confronti dello storico arcinemico Berlusconi si incaglia prima in una
dichiarazione di insindacabilità dalla Camera e poi in un conflitto di attribuzione
con la magistratura.
I due precedenti episodi si
verificarono entrambi sul finire della scorsa legislatura, e per la precisione
nel giugno e nel luglio del 2012, e l’allora ufficio di Presidenza propose all’aula
di Montecitorio di costituirsi in giudizio a fronte di singolari errori
materiali avvenuti da parte dei magistrati che avevano sollevato il conflitto.
In un caso il Tribunale di Bergamo aveva notificato alla Camera dei Deputati in
clamoroso ritardo e ben oltre i termini previsti la dichiarazione di
ammissibilità del conflitto da parte della Corte costituzionale. In un altro
caso, invece, il tribunale di Roma nell’inviare alla Camera le motivazioni del
proprio ricorso, per un errore materiale inviò un testo in cui mancavano delle
pagine e dunque era incompleto.
Nel primo caso l’aula della
Camera decise alla fine di non costituirsi in giudizio ritenendo che comunque
lo stesso giudizio non avrebbe comunque avuto seguito per scadenza dei termini,
nel secondo invece si costituì per difendere l’insindacabilità riconosciuta nei
confronti di Silvio Berlusconi.
Con la decisione assunta, o
meglio non assunta ieri, la Camera non difenderà l’improcedibilità votata a suo
tempo a favore di Berlusconi. Sarà contento Di Pietro che finalmente non vedrà
rallentato il confronto in sede legale con il suo storico nemico politico da un
conflitto di attribuzione.

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