venerdì 6 settembre 2013

LA CAMERA SCARICA BERLUSCONI SU UN CONFLITTO DI ATTRIBUZIONI



La Camera dei deputati non si costituirà nel conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Consulta dal Giudice di pace di Viterbo in merito alla decisione della Camera stessa che aveva ritenuto le affermazioni di Silvio Berluconi nei confronti di Antonio Di Pietro, divenute oggetto di una causa di diffamazione intentata dall’ex Pm, insindacabili alla luce dell’articolo 68 della Costituzione.
La notizia si apprende da una nota battuta ieri dall’Agenzia di Stampa Dire, la quale ha riportato la decisione da parte dell’ufficio di presidenza della Camera di non assumere decisioni facendo in tal modo venire meno i tempi, che scadono oggi, per la costituzione in giudizio. A quanto riportato sempre dalla Dire, si può parlare di un espediente procedurale da parte dell’Ufficio di Presidenza per evitare di costringere l’aula ad una votazione nelle quale Pd e Pdl si sarebbero probabilmente divisi.
Riprendiamo tale notizia perché è la terza volta che una causa di diffamazione intentata da Di Pietro nei confronti dello storico arcinemico Berlusconi si incaglia prima in una dichiarazione di insindacabilità dalla Camera e poi in un conflitto di attribuzione con la magistratura.
I due precedenti episodi si verificarono entrambi sul finire della scorsa legislatura, e per la precisione nel giugno e nel luglio del 2012, e l’allora ufficio di Presidenza propose all’aula di Montecitorio di costituirsi in giudizio a fronte di singolari errori materiali avvenuti da parte dei magistrati che avevano sollevato il conflitto. In un caso il Tribunale di Bergamo aveva notificato alla Camera dei Deputati in clamoroso ritardo e ben oltre i termini previsti la dichiarazione di ammissibilità del conflitto da parte della Corte costituzionale. In un altro caso, invece, il tribunale di Roma nell’inviare alla Camera le motivazioni del proprio ricorso, per un errore materiale inviò un testo in cui mancavano delle pagine e dunque era incompleto.
Nel primo caso l’aula della Camera decise alla fine di non costituirsi in giudizio ritenendo che comunque lo stesso giudizio non avrebbe comunque avuto seguito per scadenza dei termini, nel secondo invece si costituì per difendere l’insindacabilità riconosciuta nei confronti di Silvio Berlusconi.
Con la decisione assunta, o meglio non assunta ieri, la Camera non difenderà l’improcedibilità votata a suo tempo a favore di Berlusconi. Sarà contento Di Pietro che finalmente non vedrà rallentato il confronto in sede legale con il suo storico nemico politico da un conflitto di attribuzione.

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