Gentilissima On. Centemero, dopo aver letto la sua risentita
precisazione inviata al quotidiano Libero e oggi pubblicata su quel giornale,
ci sentiamo di replicare alla sua lettera con delle contro precisazioni, poiché
il tema del pezzo di Libero che ha scatenato il suo risentimento è lo stesso
del nostro post precedente, ovvero l’abrogazione dell’articolo 12 del decreto
legge sul femminicidio, relativo al commissariamento delle Province.
Innanzi tutto premettiamo di apprezzarla molto perché Ella è
una deputata estremamente preparata, e questo blog apprezza i deputati
preparati al di là dell’appartenenza ad un gruppo politico. Proprio per questo
ci sentiamo in dovere di replicare alle sue argomentazioni.
Ella chiama in causa, quasi a giustificare il suo
emendamento soppressivo all’articolo 12, l’eterogeneità del decreto. Ha
ragione. Il decreto nei primi 5 articoli parla organicamente di femminicidio,
quindi detta una serie di disposizioni disparate e slegate tra loro. La prima
obiezione che le muoviamo è di merito. Perché a fronte dell’eterogeneità degli
articoli dal 6 al 12, alcuni dei quali lei cita espressamente, ha presentato un
soppressivo solo sul 12, e non anche su ciascuno degli altri articoli? La
seconda obiezione è più generale. Il tema dell’eccessiva eterogeneità dei
decreti è stato sollevato costantemente, e soprattutto in prima commissione dal
M5S. In questo senso il decreto del Fare era un mostro di eterogeneità (basti
dire che vi era inserita anche una riforma sistemica della giustizia civile che
la commissione II non ha potuto esaminare in referente). Il Presidente Sisto ha
sempre risposto con sufficienza alle rimostranze dei pittoreschi e non sempre
puntuali grillini. In quelle occasioni non abbiamo sentito la sua voce e non
abbiamo letto suoi emendamenti contro l’eccesiva eterogeneità del contenuto dei
decreti.
Altro tema che lei porta a precisazione, contro una presunta
volontà di far saltare la riforma delle Province, riguarda il ddl del governo
in tema di province, che dalla settimana prossima inizierà il suo iter in
commissione affari costituzionali. Ella, onorevole Centemero, è troppo valente
e accorta per non cogliere la differenza tra l’articolo 12 del decreto, che è
già legge e produrrà i suoi effetti fino a giugno 2014, e il disegno di legge governativo
(stiamo parlando di quello ordinario 1542 e non di quello di riforma
costituzionale 1543), che ad oggi è un pezzo di carta e lo rimarrà finchè non
sarà approvato definitivamente (se mai lo sarà).
Infine Ella rivendica l’appartenenza all’Intergruppo sulle
città metropolitane, ma esiste anche un ben più nutrito intergruppo sulle
province, alle quali il Presidente Saitta ha già fatto appello in un ANSA di
ieri delle 15,31.
Infine gentile Onorevole in tutta la sua precisazione lei
omette, fatto salvo il cenno all’eterogeneità che però non tiene per i motivi
di cui sopra, di spiegare il senso del suo emendamento soppressivo. Lei una
cosa deve giustamente rivendicare, che evidentemente non si tratta di una sua
iniziativa personale, ma questo né noi, né Libero l’hanno mai ventilato. E’
evidente che si tratta di un’iniziativa che impegna il suo gruppo, così come è
di gruppo il soppressivo del Pd, che evidentemente ritiene di dover porre
termine alla diatriba sull’abolizione delle province.
Nel chiudere questa nostra ci consenta, essendo Ella per il
momento parlamentare di maggioranza, di citare il premier Letta dicendole che
in tema di province “Mica c’abbiamo scritto Joe Condor”

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