mercoledì 11 dicembre 2013

SPOSTAMENTO LEGGE ELETTORALE ALLA CAMERA. PD TIMIDO, RESPONSABILE RIFORME IN SILENZIO



Lo spostamento alla Camera dell’esame della legge elettorale è unO dei temi più in voga nel dibattito politico di queste ore, ed è uno dei cavalli di battaglia del neosegretario del Pd Matteo Renzi. Il problema è che alle parole del capo non seguono i fatti concreti nelle sedi opportune, ed in particolare soprattutto il Pd si dimostra alquanto timido su questo tema, mentre la renziana e nuova responsabile delle riforme istituzionali del partito, Maria Elena Boschi, rimane addirittura in silenzio sul tema.
Ieri la questione di avviare l’esame della nuova legge elettorale alla Camera è stato posto concretamente in commissione affari costituzionali. Il Movimento 5 stelle con alcuni suoi esponenti ha chiesto di far partire l’esame vero e proprio delle proposte di legge in sede referente. Richiesta che ha trovato il consenso di Sel e Forza Italia, e nei confronti della quale non si è detta contraria neppure la Lega. Il Presidente della commissione Sisto, ha spiegato che l’incardinamento dei provvedimenti in commissione era necessario solo ad attivare la procedura prevista dall’articolo 78 della Camera, quella di consentire alla Presidente della Camera di raggiungere le opportune intese con il presidente del Senato per spostare l’esame a Montecitorio. Sisto ha però specificato (correttamente) che se pure l’articolo 78 non preclude di procedere comunque nell’esame di un provvedimento già all’esame del Senato, la prassi consolidata vuole che la Camera attenda, prima di procedere, che l’eventuale intesa tra i presidenti delle due camere sia stata raggiunta.
In questo scenario, dove le motivazioni politiche possono ben prevalere su prassi e procedure, il Pd a differenza di Renzi si è dimostrato estremamente timido. In commissione è intervenuto il capo gruppo Emanuele Fiano per condividere la posizione di attesa proposta dal presidente Sisto. Atteggiamento corretto, ma sorprendente politicamente. Ancora più sorprendente è che il neo membro della segreteria nazionale del Pd a cui è stata affidata la delega alle riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, che è anche membro della I commissione, abbia ritenuto di rimanere in silenzio, senza intervenire sulla questione. Poiché dai resoconti non si possono evincere le presenze in commissione, la Boschi potrebbe essere stata assente. Ma la sua assenza quando si deve parlare di un tema fondamentale e strategico per il suo partito e soprattutto per il suo segretario, forse sarebbe una mancanza ancora più grave del suo silenzio.  

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