Lo spostamento alla Camera dell’esame della legge elettorale
è unO dei temi più in voga nel dibattito politico di queste ore, ed è uno dei
cavalli di battaglia del neosegretario del Pd Matteo Renzi. Il problema è che alle
parole del capo non seguono i fatti concreti nelle sedi opportune, ed in
particolare soprattutto il Pd si dimostra alquanto timido su questo tema,
mentre la renziana e nuova responsabile delle riforme istituzionali del
partito, Maria Elena Boschi, rimane addirittura in silenzio sul tema.
Ieri la questione di avviare l’esame della nuova legge
elettorale alla Camera è stato posto concretamente in commissione affari
costituzionali. Il Movimento 5 stelle con alcuni suoi esponenti ha chiesto di
far partire l’esame vero e proprio delle proposte di legge in sede referente.
Richiesta che ha trovato il consenso di Sel e Forza Italia, e nei confronti
della quale non si è detta contraria neppure la Lega. Il Presidente della
commissione Sisto, ha spiegato che l’incardinamento dei provvedimenti in
commissione era necessario solo ad attivare la procedura prevista dall’articolo
78 della Camera, quella di consentire alla Presidente della Camera di
raggiungere le opportune intese con il presidente del Senato per spostare l’esame
a Montecitorio. Sisto ha però specificato (correttamente) che se pure l’articolo
78 non preclude di procedere comunque nell’esame di un provvedimento già all’esame
del Senato, la prassi consolidata vuole che la Camera attenda, prima di
procedere, che l’eventuale intesa tra i presidenti delle due camere sia stata
raggiunta.
In questo scenario, dove le motivazioni politiche possono
ben prevalere su prassi e procedure, il Pd a differenza di Renzi si è
dimostrato estremamente timido. In commissione è intervenuto il capo gruppo
Emanuele Fiano per condividere la posizione di attesa proposta dal presidente
Sisto. Atteggiamento corretto, ma sorprendente politicamente. Ancora più
sorprendente è che il neo membro della segreteria nazionale del Pd a cui è
stata affidata la delega alle riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, che è
anche membro della I commissione, abbia ritenuto di rimanere in silenzio, senza
intervenire sulla questione. Poiché dai resoconti non si possono evincere le
presenze in commissione, la Boschi potrebbe essere stata assente. Ma la sua
assenza quando si deve parlare di un tema fondamentale e strategico per il suo
partito e soprattutto per il suo segretario, forse sarebbe una mancanza ancora
più grave del suo silenzio.

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