Il decreto antiterrorismo è approdato oggi nell’aula della
Camera . Al di là della qualità e dell’efficacia delle norme in esso contenute,
al decreto bisogna riconoscere di aver già ottenuto un primato. Il record del
numero di relatori di minoranza. Forse anche favorito dal fatto che il
provvedimento è stato esaminato in sede referente dalla Commissione Giustizia e
dalla Commissione Difesa, i relatori di minoranza che questa mattina si sono
schierati al banco del comitato dei nove
erano addirittura sette.
Sel, Movimento 5 stelle e Lega,
ne hanno schierati due a testa (uno per la II commissione e uno per la IV). A
questi si è aggiunto Massimo Artini, ex pentastellato, ed ora appartenente alla
componente del gruppo misto Alternativa Libera. Tra i gruppi di opposizione la
sola Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno ritenuto di non presentare una
relazione di minoranza da affiancare a quella dei relatori di maggioranza che
ha accompagnato il testo in aula. Per fortuna, da un punto di vista dell’economia
dei lavori, non tutti i relatori di minoranza hanno preso parola in aula per
svolgere la propria relazione in senso negativo. Solo i 5 stelle hanno fatto
parlare entrambe i relatori (Sarti e Tofalo), mentre Lega e Sel hanno fatto
illustrare la propria relazione in senso critico solo ad uno dei due relatori.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
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mercoledì 25 marzo 2015
mercoledì 11 dicembre 2013
SPOSTAMENTO LEGGE ELETTORALE ALLA CAMERA. PD TIMIDO, RESPONSABILE RIFORME IN SILENZIO
Lo spostamento alla Camera dell’esame della legge elettorale
è unO dei temi più in voga nel dibattito politico di queste ore, ed è uno dei
cavalli di battaglia del neosegretario del Pd Matteo Renzi. Il problema è che alle
parole del capo non seguono i fatti concreti nelle sedi opportune, ed in
particolare soprattutto il Pd si dimostra alquanto timido su questo tema,
mentre la renziana e nuova responsabile delle riforme istituzionali del
partito, Maria Elena Boschi, rimane addirittura in silenzio sul tema.
Ieri la questione di avviare l’esame della nuova legge
elettorale alla Camera è stato posto concretamente in commissione affari
costituzionali. Il Movimento 5 stelle con alcuni suoi esponenti ha chiesto di
far partire l’esame vero e proprio delle proposte di legge in sede referente.
Richiesta che ha trovato il consenso di Sel e Forza Italia, e nei confronti
della quale non si è detta contraria neppure la Lega. Il Presidente della
commissione Sisto, ha spiegato che l’incardinamento dei provvedimenti in
commissione era necessario solo ad attivare la procedura prevista dall’articolo
78 della Camera, quella di consentire alla Presidente della Camera di
raggiungere le opportune intese con il presidente del Senato per spostare l’esame
a Montecitorio. Sisto ha però specificato (correttamente) che se pure l’articolo
78 non preclude di procedere comunque nell’esame di un provvedimento già all’esame
del Senato, la prassi consolidata vuole che la Camera attenda, prima di
procedere, che l’eventuale intesa tra i presidenti delle due camere sia stata
raggiunta.
In questo scenario, dove le motivazioni politiche possono
ben prevalere su prassi e procedure, il Pd a differenza di Renzi si è
dimostrato estremamente timido. In commissione è intervenuto il capo gruppo
Emanuele Fiano per condividere la posizione di attesa proposta dal presidente
Sisto. Atteggiamento corretto, ma sorprendente politicamente. Ancora più
sorprendente è che il neo membro della segreteria nazionale del Pd a cui è
stata affidata la delega alle riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, che è
anche membro della I commissione, abbia ritenuto di rimanere in silenzio, senza
intervenire sulla questione. Poiché dai resoconti non si possono evincere le
presenze in commissione, la Boschi potrebbe essere stata assente. Ma la sua
assenza quando si deve parlare di un tema fondamentale e strategico per il suo
partito e soprattutto per il suo segretario, forse sarebbe una mancanza ancora
più grave del suo silenzio.
mercoledì 18 settembre 2013
PERCHE M5S HA CHIESTO LE DIMISSIONI DELLA BOLDRINI
La richiesta di dimissioni avanzata da parte del Movimento 5
stelle nei confronti della Presidente della Camera Laura Boldrini ha suscitato
scalpore sia nell’aula che nelle dichiarazioni sulle agenzie di stampa. Nel
profluvio di interventi piccati e risentiti (ed in alcuni casi un po’ pelosi)
si è perso di vista l’oggetto del contendere, quasi che il deputato del
Movimento 5 Stelle all’improvviso fosse uscito pazzo e avesse chiesto alla
Boldrini di andarsene.
Le cose non stanno così e il deputato Iannuzzi ha motivato
la sua richiesta all’interno di un richiamo al regolamento, e per la precisione
in riferimento all’articolo 8 che stabilisce che al Presidente spetti di
assicurare il buon andamento dei lavori a norma di regolamento.
Iannuzzi ha fatto riferimento all’episodio verificatosi poco
prima nel quale la Presidente aveva dato la parola ad un oratore contro e ad
uno a favore in merito alla richiesta di aggiornamento dell’aula sul ddl
omofobia. Contro questa proposta è intervenuto per il Cinque Stelle Riccardo
Nuti. La Presidente Boldrini, invece di dare la parola all’oratore a favore,
come previsto dal regolamento, ha commentato nel merito la posizione espressa
da Nuti, dicendo “Onorevole Nuti, l'Assemblea ha deciso e nella casa della
buona politica è l'Assemblea che decide”, e dunque ha preso una posizione in un
dibattito che lei avrebbe dovuto invece arbitrare.
Svolta la votazione che ha sancito la sospensione dei
lavori, il deputato Iannuzzi le ha fatto notare semplicemente questa
scorrettezza, motivando dunque la richiesta di dimissioni alla luce del suo
mancato rispetto del regolamento proprio in merito all’obbligo di imparzialità
nella conduzione dei lavori.
Richiesta certamente forte che si può anche non condividere,
ma non la si può considerare né sconclusionata, né tanto meno un atto del quale
scandalizzarsi o dichiararsi offesi. Stupisce in particolare che al coro delle
critiche si sia aggiunto il Pdl, con Simone Baldelli, visto che nella scorsa
legislatura a chiesto più volte, anche con il proprio capogruppo di allora, le
dimissioni dell’allora presidente Fini, e non per motivazioni regolamentari, ma
politiche.
Di seguito si riporta il testo dell'intervento di Iannuzzi
CRISTIAN IANNUZZI.
Signor Presidente, intervengo sull'articolo 8 del Regolamento e sul suo ruolo.
Mi perdoni, ma se lei dà la parola ad un deputato a favore e ad un deputato
contro su una votazione e, poi, interviene dopo il parere del deputato ed
esprime una sua opinione, un suo punto di vista, lei sta influenzando l'Aula (Applausi
dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Allora, visto che il suo ruolo dovrebbe essere super partes qui dentro, perché è stata votata trasversalmente da tutti i gruppi e perché rappresenta tutta l'Aula, la pregherei, la pregheremmo di astenersi almeno in questi casi – in tutti i casi, ma almeno in questi casi – dall'esprimere la sua opinione e dal commentare la posizione di un deputato a favore o di un deputato contro su una votazione. Altrimenti, se lei non si sente in grado di rappresentare quest'Aula in modo imparziale, è meglio che si dimetta, così entrerà qualcuno, forse, un po’ più imparziale di lei (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
Allora, visto che il suo ruolo dovrebbe essere super partes qui dentro, perché è stata votata trasversalmente da tutti i gruppi e perché rappresenta tutta l'Aula, la pregherei, la pregheremmo di astenersi almeno in questi casi – in tutti i casi, ma almeno in questi casi – dall'esprimere la sua opinione e dal commentare la posizione di un deputato a favore o di un deputato contro su una votazione. Altrimenti, se lei non si sente in grado di rappresentare quest'Aula in modo imparziale, è meglio che si dimetta, così entrerà qualcuno, forse, un po’ più imparziale di lei (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
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lunedì 25 marzo 2013
DI MAIO NE CHIEDE LA CANCELLAZIONE MA M5S HA GIA' PESCATO PERSONALE DALLE DELIBERE
Il primo atto del neo vice presidente della Camera del
Movimento cinque stelle Luigi Di Maio è stato quello di inviare una lettera a Laura Boldrini, firmata
insieme agli altri due colleghi del movimento eletti segretari di presidenza,
chiedendo l’abolizione della delibera che impone ai gruppi di assumere il
proprio personale dagli elenchi precostituiti da quella stessa delibera, gli
allegati A e B. Il problema è di metodo, dice Di Maio in un’intervista
pubblicata sabato dal Mattino di Napoli, perché il meccanismo non lascia spazio
a criteri meritocratici.
Di Maio ha perfettamente ragione, ma c’è un però, del quale
forse lui non è a conoscenza. Il suo
gruppo ha già pescato personale dai due alleati che lui vuole cancellare.
Se il problema è di metodo e di principio, allora, perché uniformarsi a quello
che fanno gli altri gruppi, visto che l’articolo 6 di quella delibera consente
di assumere personale al di fuori degli elenchi precostituiti. Ma il gruppo che
non si adegua viene penalizzato in termini economici potrebbe essere l’obiezione
del Gruppo Cinque stelle. E’ assolutamente vero. Allo stesso tempo però è lo
stesso principio che loro applicano ai rimborsi elettorali che meritoriamente
rifiutano. Anche in quel caso, per principio, si accetta una penalizzazione, e
che penalizzazione in termini economici. Un sacrificio che, ad esempio, il
tesoriere del Pd Misiani ha detto di non potersi permettere su due piedi, a
meno di non voler correre il rischio di fallimento.
Delle due l’una dunque se il gruppo cinque stelle, con i
suoi membri in ufficio di presidenza protesta contro la delibera di dicembre
2012 e gli elenchi di personale precostituiti, allora di lì non dovrebbe
pescare accettando la penalizzazione economica e stringendo la cinghia come fa
sui rimborsi. Se invece la risposta è, noi a quei fondi non possiamo
rinunciare, pena danneggiare il funzionamento del gruppo, allora ci vuole un po’
più di comprensione nei confronti di chi dice che cancellando completamente i
rimborsi non ce la fa ad andare avanti.
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