martedì 10 dicembre 2013

SE RENZIANO E' SINONIMO DI DEPUTATO SFATICATO. CAMBIAREVERSO?


Forse è un caso ma  gli uomini e le donne più vicini al nuovo segretario del Pd Matteo Renzi non brillano affatto come Deputati. Probabilmente la colpa non è dei singoli, ma piuttosto del grande impegno extraparlamentare che deve aver richiesto loro il sindaco di Firenze in vista della scalata che lo ha portato alla guida del Partito Democratico. Eppure il dato resta ed è abbastanza eclatante per chi come Renzi, e ovviamente i suoi collaboratori più fidati, ha messo al primo punto della sua azione politica la liquidazione della vecchia classe dirigente, accusata di non fare abbastanza.
Andiamo a vedere, dunque gli score dei due renziani che possono essere considerati il braccio destro e sinistro del leader e appena gratificati con un incarico nella segreteria nazionale, come Luca Lotti e Maria Elena Boschi.
Lotti, nuovo capo dell’organizzazione democrat, da quando è in Parlamento non ha presentato alcuna proposta di legge a sua prima firma ed ha presentato una sola interrogazione a risposta scritta in tema di veicoli sequestrati.  Nella commissione Difesa di cui fa parte non ha mai pronunciato neppure una parola, Mentre nell’aula di Montecitorio la sua voce è riecheggiata una sola volta, ma non per intervenire su un emendamento, bensì per commemorare l’ex sindaco di Firenze Giorgio La Pira nella seduta del 5 novembre scorso.
Maria Elena Boschi che oltre ad essere accredita come la donna macchina del renzismo sta diventando anche il suo volto tv, ha fatto qualcosina in più ma di poco. Nessuna Pdl a sua firma ed una sola interrogazione, sempre a risposta scritta, in tema di immigrazione. In Commissione affari costituzionali ha parlato solo 2 volti su progetti di legge, intervenendo in entrambe i casi sul finanziamento ai partiti. Il 20 giugno ha dato un giudizio sul testo in esame, mentre il 23 settembre, è intervenuta brevemente per dichiarare il suo parere su un emendamento. Sempre in Commissione la Boschi  è intervenuta altre due volte (da aprile, ovvero da quando si è formato il governo) ma in qualità di relatore su altrettanti provvedimenti sottoposti a parere della sua commissione. In aula invece è intervenuta solo due volte il 2 agosto e il 3 ottobre, ma in entrambi i casi svolgendo un intervento in discussione generale.
Passiamo ad altri due renziani di prima fila. Il Primo è Francesco Bonifazi, ovvero la persona con barba e capelli folti che domenica notte faceva da guardaspalle a Matteo Renzi aprendogli la strada nel muro di giornalisti dopo il suo primo discorso da segretario. Ebbene Bonifazi ha presentato una proposta di legge a sua prima firma in tema di conservazione del patrimonio storico della resistenza, ma non deve essere molto curioso visto che non ha presentato neppure un atto di sindacato ispettivo. In Commissione finanze ha parlato una sola volta, il 6 giugno, sulla ratifica di un trattato. Anche nell’emiciclo di Montecitorio una sola performance il 20 settembre.
Chiudiamo con un volto storico del renzismo, la varesotta Simona Bonafè. La Bonafè non ha presentato alcuna proposta di legge ma due interrogazioni, una delle quali su un’azienda varesina, ed una risoluzione sempre in commissione, niente meno che sui mondiali di ciclismo che si sono svolti in Toscana nel 2013. In commissione cultura è intervenuta 3 volte. Una ovviamente per illustrare la risoluzione sul ciclismo il 29 maggio, un’altra il 15 maggio sull’ordine dei lavori, ed infine una sola volta su un provvedimento legislativo il 25 ottobre, ma semplicemente per accettare la riformulazione di un suo emendamento. In assemblea, in linea con gli altri renziani un solo intervento il primo ottobre.
Insomma un bottino un po’ magro quello in parlamento di questi renziani quasi al limite del fannulonismo. Certo, si potrebbe dire che la politica non si fa solo nelle aule parlamentari, ma soprattutto fuori sui territori, ma questa potrebbe essere scambiata per una teoria dei vecchi politici da rottamare, e soprattutto aprirebbe il fianco al dubbio che la Camera serva più che altro a garantire un discreto stipendio.

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