Il governo ha varato il decreto che elimina il finanziamento
pubblico ai partiti venerdì 13 dicembre. Da allora, però, il decreto non è
stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e dunque non è in vigore. Da
venerdì a ieri sono state pubblicate giù quattro gazzette (venerdi, sabato,
lunedì e martedì) ma del provvedimento governativo sui soldi dei partiti non vi
è traccia.
Ovviamente non vi è nulla di strano. Capita sovente che un
decreto varato in consiglio dei Ministri compaia in Gazzetta anche diversi
giorni dopo. Solitamente ciò si deve soprattutto a due fattori. Uno riguarda
gli ulteriori aggiustamenti che gli uffici governativi continuano ad apportare
al testo anche dopo la sua approvazione in Cdm. Questo avviene solitamente
quando i provvedimenti sono approvati con la formula “salvo intese”. L’altro
fattore che può ritardare la pubblicazione di un decreto è la firma
indispensabile del Capo dello Stato, che in alcuni casi può tardare ad arrivare
quando gli uffici legislativi del Quirinale intendono effettuare ulteriori
controlli e approfondimenti sul testo.
Non sappiamo quali siano i motivi della mancata
pubblicazione del decreto sul finanziamento pubblico ai partiti, certo è strano
però che ci si sbrighi ad approvarlo e soprattutto ad annunciarlo (a parole) e
poi si lascino trascorrere ad oggi già 5 giorni prima di tradurlo in un fatto
concreto.
Ovviamente sono troppi i giorni che separano dalla fine dell’anno
per pensare ad una manovra dilatoria volta a scavallare la data limite del 31
dicembre, anche perché sarebbe semplicemente suicida. Certo è che più tardi si
pubblica il testo, perché ad oggi esistono solo le anticipazioni a parole della
conferenza stampa del presidente del consiglio, e meno tempo c’è per leggerlo
minuziosamente riga per riga, in particolare a ridosso delle festività
natalizie.
Altro effetto singolare e perverso di questo ritardo nella
pubblicazione e nella presentazione del decreto al Senato, sta nel fatto che
proprio oggi la commissione affari costituzionali di Palazzo Madama fa partire
l’iter dell’esame sul finanziamento pubblico, ma ovviamente non sul decreto che
non c’è, bensi sul testo del disegno di legge approvato alla Camera.

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