mercoledì 18 dicembre 2013

LA FRETTA, A PAROLE, SUL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI



Il governo ha varato il decreto che elimina il finanziamento pubblico ai partiti venerdì 13 dicembre. Da allora, però, il decreto non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e dunque non è in vigore. Da venerdì a ieri sono state pubblicate giù quattro gazzette (venerdi, sabato, lunedì e martedì) ma del provvedimento governativo sui soldi dei partiti non vi è traccia.
Ovviamente non vi è nulla di strano. Capita sovente che un decreto varato in consiglio dei Ministri compaia in Gazzetta anche diversi giorni dopo. Solitamente ciò si deve soprattutto a due fattori. Uno riguarda gli ulteriori aggiustamenti che gli uffici governativi continuano ad apportare al testo anche dopo la sua approvazione in Cdm. Questo avviene solitamente quando i provvedimenti sono approvati con la formula “salvo intese”. L’altro fattore che può ritardare la pubblicazione di un decreto è la firma indispensabile del Capo dello Stato, che in alcuni casi può tardare ad arrivare quando gli uffici legislativi del Quirinale intendono effettuare ulteriori controlli e approfondimenti sul testo.
Non sappiamo quali siano i motivi della mancata pubblicazione del decreto sul finanziamento pubblico ai partiti, certo è strano però che ci si sbrighi ad approvarlo e soprattutto ad annunciarlo (a parole) e poi si lascino trascorrere ad oggi già 5 giorni prima di tradurlo in un fatto concreto.
Ovviamente sono troppi i giorni che separano dalla fine dell’anno per pensare ad una manovra dilatoria volta a scavallare la data limite del 31 dicembre, anche perché sarebbe semplicemente suicida. Certo è che più tardi si pubblica il testo, perché ad oggi esistono solo le anticipazioni a parole della conferenza stampa del presidente del consiglio, e meno tempo c’è per leggerlo minuziosamente riga per riga, in particolare a ridosso delle festività natalizie.
Altro effetto singolare e perverso di questo ritardo nella pubblicazione e nella presentazione del decreto al Senato, sta nel fatto che proprio oggi la commissione affari costituzionali di Palazzo Madama fa partire l’iter dell’esame sul finanziamento pubblico, ma ovviamente non sul decreto che non c’è, bensi sul testo del disegno di legge approvato alla Camera.

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