A Montecitorio ci si avvicina ad una scadenza importante che
non è quella arcinota dell’elezione del Capo dello Stato, ma è quella meno nota
ma comunque rilevante che riguarda la pubblicazione degli statuti dei gruppi
parlamentari.
A seguito della riforma dell’articolo 15 del regolamento
della Camera, approvata sul finire della passata legislatura, i gruppi per la
prima volta sono stati obbligati a dotarsi di uno statuto, e lo stesso articolo
al comma 2-ter prevede che questi statuti siano pubblicati sul sito internet
della Camera.
Nel tentativo di assicurare massima trasparenza anche sulla
gestione dei fondi ai gruppi, lo statuto dovrà prevedere le modalità con le
quali l’organo responsabile della gestione amministrativa destina i fondi per l’attività
del gruppo (comma 2-ter), deve inoltre prevedere le forme di pubblicità interna
dei documenti relativi all’organizzazione interna del gruppo, anche con
riferimento agli stipendi per il personale.
E’ vero che la vera ciccia (in senso di trasparenza) è
costituita dai bilanci dei gruppi, anche quelli dovranno essere ormai pubblici,
ma lo saranno solo all’atto della pubblicazione del bilancio della Camera al
quale saranno allegati, allo stesso tempo però già leggendo i vari statuti che
i gruppi si daranno qualche spunto interessante in materia di democrazia e
trasparenza amministrativa interna se ne può trarre.
Per quanto attiene alla tempistica l’articolo 15 al comma
2-bis prevede che entro trenta giorni dalla propria costituzione i gruppi
approvano uno statuto che è trasmesso, entro i cinque giorni successivi al
Presidente della Camera. Considerato che i gruppi si costituiscono entro due
giorni dalla prima seduta della Camera (art. 14 comma 3) e che questa si è
tenuta il 17 Marzo, il termine per l’approvazione del proprio statuto è il 19
aprile. Se si aggiungono 5 giorni, il 24 aprile è il termine entro il quale gli
statuti debbono essere inviati al Presidente della Camera. Dopo di ché il
pallino passa proprio al Presidente e alla Camera in generale poiché il
regolamento si limita a stabile solo l’obbligo di pubblicazione, ma non indica
scadenze vincolanti.
Certo è che, se la finalità della riforma è la trasparenza,
avrebbe poco senso aver obbligato i gruppi a darsi delle regole, e poi tenere
chiuse in un cassetto proprio queste regole. Staremo a vedere, dunque, con
quale tempistica la Presidente Boldrini (al netto di problemi di natura
tecnico-telematica) farà comparire sul sito istituzionale questi documenti e
soprattutto staremo a vedere la loro collocazione informatica.

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