Considerato che, dopo le parole pronunciate ieri dal Presidente Napolitano, la "larga intesa" che nel 1976 consentì la nascita del terzo governo Andreotti è oggi la notizia di apertura di molti giornali, è interessante andare direttamente alle fonti, leggendo la dichiarazione di voto su quel governo pronunciata dall'allora segretario del Pci Berlinguer.
Di seguito si riportano i primi significativi passi di quel discorso svolto alla camera dei Deputati il 10 agosto 1976, rinviando al resoconto parlamentare della seduta chi volesse leggere l'intero intervento (che inizia da pag 424 del resoconto) o l'intero dibattito.
BERLINGUER ENRICO. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, onorevole Presidente del Consiglio, comincerò col dichiarare che
questo Governo è
lungi dal
sodisfarci. Del resto non siamo solo noi comunisti
ad esserne scontenti; lo sono anche altri partiti,
quali il partito socialista, il partito socialdemocratico, il partito
repubblicano, i quali, non per caso, hanno annunciato non un voto di fiducia ma
un voto
di astensione, con quelle motivazioni critiche che.
abbiamo ascoltato al Senato e in questa sede - or ora per bocca del compagno Craxi - molte delle quali coincidono con
le nostre. Anche fuori dalle nostre aule parlamentari, nel paese, tra i
lavoratori, nelle loro organizzazioni, in altre forze produttive, non mi sembra
che la costituzione -di questo monocolore democratico ‘cristiano abbia
suscitato non dirò dell’entusiasmo ma neppure quel consenso fiducioso che
sarebbe richiesto dalle condizioni del paese dopo tanti e tanti mesi di pratica
assenza di una azione governativa chiara, efficiente, rinnovatrice. Questo
Governo ha dunque caratteristiche tali da comportare di per sé, per la
pletoricita st.essa della sua struttura e composizione
e soprattutto per l’incertezza del suo indirizzo
politico generale, un voto contrario da parte nostra. Ma di fronte a questi elementi
negativi, a questo quadro di insufficienze, che suscita tante giustificate
perplessità
nel Parlamento e nel paese, ci sono altri fatti che
vanno considerati, e fra questi un fatto assolutamente nuovo per la nostra vita,
politica e parlamentare e nella storia dei Governi che si sono succeduti da
ventinove
anni a questa parte. Abbiamo atteso di parlarne in
questa sede, nel Parlamento che esce dal voto del 20 giugno,
e nel primo dibattito da cui prende avvio la VI1 legislatura, perche è proprio in questa sede, in questi
giorni, che tale fatto nuovo si palesa in tutta la sua evidenza davanti al popolo
italiano. In che cosa consiste la principale novit a ? Essa sta nel fatto che
la responsabilità di dare un Governo al paese, pur rimanendo prioritariamente
della democrazia cristiana (dato che essa è ancora,
ma esiguamente, il partito di maggioranza relativa), è anche responsabilita nostra,
responsabilità del partito comunista.
Questa novità ormai è chiara, lampante direi, anche a quei cittadini, a
quei lavoratori e persino a quegli esponenti politici che non l’avevano intesa
fino in fondo, in parte per l’obiettiva difficoltà di seguire
ogni passo e ogni piega della complicata vicenda
politica che ha portato all’attuale situazione, in parte anche per schiaviti1verso
certi schemi o
per il timore di dover prendere atto di
una realtà così diversa da quella che si era immaginata ed attesa. E la realtà oggi è appunto questa: se è vero che non esistono ancora
tutte le condizioni per dare al paese il Governo
che abbiamo chiesto e che crediamo gli sia necessario per essere in grado di
far fronte ai gravi e grandi compiti di questo periodo della vita nazionale,
sta di fatto, perche dipende da noi - e,
direi, principalmente da noi - che
vi sia o non vi sia un Governo e, dunque, in concreto? che questo Governo passi
o non passi alle Camere. Tutti
sanno, infatti, ormai, che se noi votassimo contro,
il Governo cadrebbe all’istante.
Ecco come stanno oggi le cose. Ma noi abbiamo
deciso, come è
noto, onorevoli
colleghi, di non dare oggi un voto contrario; abbiamo deciso invece di
astenerci e quindi di consentire che questo Governo inizi le
sua attività, riservandoci sin da domani di giudicarla,
momento per momento, e di trarre da questo giudizio in piena liberta - ma soprattutto rimanendo sempre
fedeli ai caratteri che distinguono il nostro partito
come partito operaio, popolare, democratico, nazionale
- i motivi per confermare o cambiare il- nostro
-atteggiamento. .
I
Perché abbiamo preso questa decisione ? Perché anche in questa occasione,
come sempre, il partito comunista ha avuto come bussola
della propria condotta il reale interesse dei lavoratori e del paese. E, proprio muovendo da questa
ispirazione, noi abbiamo considerato innanzitutto (dirò poi di altre
considerazioni che hanno dettato la nostra . scelta) che votare contro,
impedire cioè la nascita di questo Governo, che a 40
giorni dalle
elezioni e, ripeto, dopo molti, troppi mesi di non-governo, avrebbe
significato contribuire noi stessi a gettare il paese in una preoccupante
confusione politica.

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