“Comunico che, ai
sensi dell’articolo 46, comma 2, del regolamento i deputati…..sono in missione
a decorrere dalla seduta odierna. Pertanto i deputati in missione sono
complessivamente …come risulta nell’elenco depositato presso la Presidenza e che
sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna” questa è
la frase di rito che il Presidente della Camera pronuncia ogni inizio di
seduta, subito dopo la lettura del
verbale della seduta precedente effettuata dal segretario d’aula.
Ma che cos’è la missione e chi, tra i deputati può usufruirne?
Come accade per molti altri istituti quanto riportato nel regolamento è solo
una piccola parte e di certo la meno fedele e frequente rispetto alla prassi
instaurata. Il comma 2 dell’articolo 46, neppure utilizza il termine missione.
Esso prevede giustamente che i deputati che si trovino fuori dalla Camera per
un incarico avuto dalla Camera stessa e i deputati membri di governo sono
considerati presenti e non computati ai fine del numero legale. Tradotto i
deputati in missione sono giustificati e non perdono la diaria giornaliera.
La prassi di chi può usufruire della missione a Montecitorio
è molto diversa, al punto che molti di coloro che ne usufruiscono, fatti salvi
i membri del governo, non sono stati affatto inviati fuori dalla Camera a
rappresentarla, ma o sono nei loro uffici, oppure sono fuori ma per attività
politiche che con la Camera istituzione non hanno nulla a che vedere.
La facoltà di mettersi in missione spetta a tutti i membri
dell’ufficio di Presidenza, a tutti i presidenti delle commissioni parlamentari
e a tutti i capi gruppo, oltre ovviamente ai membri del governo. Questi
deputati, se vogliono possono mettersi sempre in missione (i membri dell’ufficio
di Presidenza tranne quando sono di turno in aula). La procedura è semplice. Basta
un fax al servizio assemblea con su scritto “Egregio Presidente per impegni
connessi al mio ufficio le sarei grato considerarmi in missione per le sedute
antimeridiane, pomeridiane ed eventuali notturne dal ….al…”
Normalmente le rispettive segreterie inviano la richiesta di
missione il lunedì mattina per tutti i giorni della settimana fino al venerdi.
Ovviamente, da quando parte della diaria è stata recentemente agganciata anche
alle presenze in commissione chi ha diritto alla missione per l’aula ce l’ha
anche per la commissione.
Mettersi in missione per tutta la settimana, per chi può
farlo, è il modo migliore per garantirsi la diaria senza l’obbligo di stare in
aula. Infatti se le vicende parlamentari impongono di correre in aula a metà
seduta non c’è alcun problema. Dal momento in cui il deputato infila la scheda
e vota non è più in missione ma partecipa tranquillamente alle votazioni.
Ammettiamo che questo accada a metà mattina di mercoledì. Il deputato x arriva
in aula per dar man forte al proprio schieramento su un voto ritenuto a
rischio, magari l’ultimo della mattinata. Lui vota tranquillamente e alla
ripresa pomeridiana, tac, magicamente si trova di nuovo in missione. Ovviamente
sempre pronto ad aiutare i suoi all’occorenza.
Basta vedere le ultime pagine dei resoconti parlamentari
dove sono riportate le votazioni dei deputati per capire come funziona. La
maggior parte vicino al loro nome ha una sfilza di lettere f, c, a (favorevole,
contrario, astenuto). Alcuni, gli assenti veri hanno una serie di quadratini
vuoti. E poi ci sono i deputati in missione alcuni con tutte m, altri con
lunghe file di m, intramezzati da qualche f oppure c. Chiaramente le m
equivalgono ad un voto e sono utilissime al raggiungimento del quorum (il 30%
delle votazioni totali di giornata) per evitare la decurtazione della diaria.

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