Il Presidente del Senato Pietro Grasso ha tentato di
sollecitare in maniera “decisa” il Parlamento al fine di sbloccare lo stallo
che perdura ormai da tempo riguardo all’elezione dei componenti mancanti del
Csm e della Corte Costituzionale. Grasso da ultimo, quale argomento di
pressione istituzionale, ha paventato l’ipotesi di scioglimento delle Camere.
Dal canto suo anche la Presidente Boldrini ha fatto sentire più volte la sua
voce, manifestando il suo disagio istituzionale, in merito all’incapacità o
alla cattiva volontà del Parlamento nell’assolvere ai compiti che la
costituzione gli assegna, ed inoltre ha mantenuto la promessa minaccia di convocare a ripetizione il parlamento in seduta comune. Ovviamente i
presidenti delle due camere, come pure il capo dello stato, hanno ragione in
tal senso. Ma alle parole dovrebbero seguire anche fatti e comportamenti consequenziali.
Se per i presidenti Grasso e Boldrini, la mancata elezione dei giudici
costituzionali e dei membri del csm costituisce una patologia costituzionale
non più sopportabile, allora dovrebbero per primi dare il buon esempio, anche
fisicamente, di quanto per loro sia
indispensabile sbloccare lo stallo. Come? Presiedendo fisicamente ed
ininterrottamente le sedute del Parlamento in seduta comune fino al
conseguimento del risultato . Come noto il Parlamento in seduta comune è
presieduto dal Presidente della Camera, ma un seggio alla presidenza è
riservato per il Presidente del Senato. Fino ad oggi invece, su otto sedute
svolte dal 12 giugno (quando si dovevano eleggere solo i giudici
costituzionali) Boldrini e Grasso si sono visti in aula solo in tre occasioni e
per un tempo limitato, mentre in tutti gli altri casi la presidenza della
seduta è stata affidata ai vice presidenti della Camera. In particolare nella
seduta del 10 settembre, ovvero quando l’emergenza era da tempo conclamata,
Boldrini e Grasso sono rimasti in aula per circa 55 minuti, in una giornata che
tra chiame e sospensioni varie è iniziata alle 9 del mattino e si è conclusa
alle 23,48 di sera.
Ovviamente la seconda e la terza carica dello stato hanno
agende fittissime di impegni che, sovente, sono di grande importanza
istituzionale, ma se si ritiene che vi sia in corso un’ emergenza con rilievi
costituzionali da sbloccare ad ogni costo, beh allora anche la loro costante
presenza ai banchi della presidenza (ovviamente con qualche pausa che consenta
loro di ritemprarsi fisicamente) sarebbe la pressione istituzionale più auspicabile.

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