lunedì 15 settembre 2014

GRASSO (E BOLDRINI) HANNO RAGIONE SU CSM E CONSULTA MA DIANO ESEMPIO CONCRETO IN AULA



Il Presidente del Senato Pietro Grasso ha tentato di sollecitare in maniera “decisa” il Parlamento al fine di sbloccare lo stallo che perdura ormai da tempo riguardo all’elezione dei componenti mancanti del Csm e della Corte Costituzionale. Grasso da ultimo, quale argomento di pressione istituzionale, ha paventato l’ipotesi di scioglimento delle Camere. Dal canto suo anche la Presidente Boldrini ha fatto sentire più volte la sua voce, manifestando il suo disagio istituzionale, in merito all’incapacità o alla cattiva volontà del Parlamento nell’assolvere ai compiti che la costituzione gli assegna, ed inoltre ha mantenuto la promessa minaccia di convocare a ripetizione il parlamento in seduta comune.  Ovviamente i presidenti delle due camere, come pure il capo dello stato, hanno ragione in tal senso. Ma alle parole dovrebbero seguire anche fatti e comportamenti consequenziali. Se per i presidenti Grasso e Boldrini, la mancata elezione dei giudici costituzionali e dei membri del csm costituisce una patologia costituzionale non più sopportabile, allora dovrebbero per primi dare il buon esempio, anche fisicamente,  di quanto per loro sia indispensabile sbloccare lo stallo. Come? Presiedendo fisicamente ed ininterrottamente le sedute del Parlamento in seduta comune fino al conseguimento del risultato . Come noto il Parlamento in seduta comune è presieduto dal Presidente della Camera, ma un seggio alla presidenza è riservato per il Presidente del Senato. Fino ad oggi invece, su otto sedute svolte dal 12 giugno (quando si dovevano eleggere solo i giudici costituzionali) Boldrini e Grasso si sono visti in aula solo in tre occasioni e per un tempo limitato, mentre in tutti gli altri casi la presidenza della seduta è stata affidata ai vice presidenti della Camera. In particolare nella seduta del 10 settembre, ovvero quando l’emergenza era da tempo conclamata, Boldrini e Grasso sono rimasti in aula per circa 55 minuti, in una giornata che tra chiame e sospensioni varie è iniziata alle 9 del mattino e si è conclusa alle 23,48 di sera.
Ovviamente la seconda e la terza carica dello stato hanno agende fittissime di impegni che, sovente, sono di grande importanza istituzionale, ma se si ritiene che vi sia in corso un’ emergenza con rilievi costituzionali da sbloccare ad ogni costo, beh allora anche la loro costante presenza ai banchi della presidenza (ovviamente con qualche pausa che consenta loro di ritemprarsi fisicamente) sarebbe la pressione istituzionale più auspicabile.    

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