Venerdì 16 maggio la maggioranza che sostiene il governo
Renzi ha vissuto la sua giornata più umiliante alla Camera. Per chiudere la
discussione generale sul Dl EXPO e Piano Casa, consentendo al governo di poter
apporre la questione di fiducia, ha chiesto un voto a norma dell’articolo 44
del regolamento e per ben 3 volte consecutive ha visto mancare il numero
legale.
Alla fine e dopo una riunione dei presidenti di gruppo la
fiducia è stata apposta ed oggi si voterà alla Camera. A leggere il resoconto
quello che sorprende è il fatto che la situazione si è sbloccata non perché al
quarto tentativo la maggioranza è riuscita a far arrivare in aula un numero di
deputati sufficiente a raggiungere il numero legale (che spetta alla
maggioranza assicurare), ma grazie ad un accordo con l’opposizione. Infatti la
maggioranza ha ritirato la richiesta di chiusura della discussione generale e
il relativo voto, mentre l’opposizione ha cancellato tutti gli iscritti a
parlare. Un accordo che sorprende perché avvantaggia solo la maggioranza e
concede poco o niente all’opposizione, vediamo il perché. La principale pedina
di scambio è stata la procedura d’urgenza in commissione alla pdl 2299 sulla
soppressione di Equitalia, presentata da un gruppo di opposizione. La procedura
di urgenza significa che entro 30 giorni questa proposta dovrà comunque
arrivare in aula. Una volta in aula, ovviamente, non vuol dire affatto che sia
approvata. Un altro elemento che potrebbe sembrare richiesto dall’opposizione è
la diretta tv sul voto finale del decreto Expo. Anche questo non è un gran
risultato, a nostro avviso, perché quando si decide per la diretta televisiva,
si rinuncia automaticamente a qualsiasi forma di ostruzionismo, nel senso che
nell’ora indicata per la diretta tv si deve arrivare alle dichiarazioni di voto
finali.
Perché diciamo che l’accordo non premia l’opposizione? Perché
a nostro avviso sarebbe stato più di impatto continuare a tenere sulla
graticola la maggioranza che venerdì non avrebbe avuto comunque i voti per
chiudere la discussione generale, e dunque si sarebbe ulteriormente umiliata. Ovviamente
i numeri vi sarebbero stati Sabato (ammesso che si decidesse di prevedere
seduta) oppure Lunedì. Ma apposta la fiducia sarebbero decorse 24 ore di
sospensione, quindi si sarebbe potuto praticare l’ostruzionismo sugli odg e poi
sulle dichiarazioni di voto. Il che non significava far decadere il decreto
(scade il 27 maggio) ma costringere la maggioranza a stare in aula nell’ultima
settimana di campagna elettorale forse fino a giovedì se non fossero state
previste sedute notturne. Tutto questo si sarebbe verificato prima del voto,
mentre la proposta di legge su Equitalia giungerà in aula tra un mese, dunque
molto dopo il voto, e non sarà approvata. La diretta tv da visibilità all’opposizione
ma la da anche alla maggioranza e, come detto, stabilisce un termine certo per
l’approvazione del provvedimento.

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