Nella Gazzetta Ufficiale del 2 maggio scorso è stata
pubblicata la direttiva del Presidente del Consiglio per la declassificazione degli atti sulle principali stragi della storia d’Italia e il loro versamento
all’Archivio di Stato. In sostanza si tratta di una lettera del premier ai ministri in cui li invita a versare i
documenti presenti negli archivi dei loro dicasteri e ricompresi nell’oggetto
della direttiva, lo stesso dovranno fare i servizi.
Proprio nella parte che riguarda i documenti contenuti negli
archivi degli organismi di informazione e sicurezza, la direttiva Renzi appare
più fiacca. Infatti in essa si stabilisce che per la raccolta di questi
documenti venga formata una commissione, ma per ogni criterio in merito alla
composizione di tale commissione e al suo funzionamento viene rimesso al
Direttore del DIS. L’unico organo con cui il direttore del DIS dovrà
rapportarsi tramite informative semestrali è il sottosegretario alla presidenza
del consiglio con Delega ai servizi.
Oltre ad una assoluta indeterminatezza relativa ai tempi di
inizio e soprattutto di conclusione dell’opera di versamento all’archivio di
Stato dei documenti classificati in possesso dei vari ministeri, l’altra caratteristica
che emerge da questa direttiva è l’assoluta assenza del Parlamento, anche come
semplice spettatore e controllore delle operazioni. Anche per quanto riguarda
le carte dei servizi tutto avviene tra questi e il governo senza prevedere
minimamente informative nei confronti almeno del comitato parlamentare per la
sicurezza della Repubblica.
Nel momento in cui si tirano fuori dagli armadi le carte e
di fatto rendendole pubbliche è evidente che sia cruciale il controllo proprio
in merito al fatto che nessuna carta rimanga inavvertitamente in qualche
cassetto, o peggio venga distrutta.
Questa mole di documenti che tra qualche tempo (abbastanza
indeterminato) sarà oggetto di studio da parte di chiunque lo voglia è
fondamentale non perché serva a svelare alcun mistero, ma perché sulla base di
queste carte si scriverà la storia nei prossimi anni e dunque si produrrà
cultura che a sua volta influenzerà la politica.
In tutto questo l’unico organo democratico rappresentativo
della volontà popolare non solo non giocherà alcun ruolo, ma non avrà diritto
ad ottenere alcuna informazione.

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