martedì 6 maggio 2014

LA DIRETTIVA SULLA DECLASSIFICAZIONE DEGLI ATTI ESCLUDE IL PARLAMENTO



Nella Gazzetta Ufficiale del 2 maggio scorso è stata pubblicata la direttiva del Presidente del Consiglio per la declassificazione degli atti sulle principali stragi della storia d’Italia e il loro versamento all’Archivio di Stato. In sostanza si tratta di una lettera del premier  ai ministri in cui li invita a versare i documenti presenti negli archivi dei loro dicasteri e ricompresi nell’oggetto della direttiva, lo stesso dovranno fare i servizi.
Proprio nella parte che riguarda i documenti contenuti negli archivi degli organismi di informazione e sicurezza, la direttiva Renzi appare più fiacca. Infatti in essa si stabilisce che per la raccolta di questi documenti venga formata una commissione, ma per ogni criterio in merito alla composizione di tale commissione e al suo funzionamento viene rimesso al Direttore del DIS. L’unico organo con cui il direttore del DIS dovrà rapportarsi tramite informative semestrali è il sottosegretario alla presidenza del consiglio con Delega ai servizi.
Oltre ad una assoluta indeterminatezza relativa ai tempi di inizio e soprattutto di conclusione dell’opera di versamento all’archivio di Stato dei documenti classificati in possesso dei vari ministeri, l’altra caratteristica che emerge da questa direttiva è l’assoluta assenza del Parlamento, anche come semplice spettatore e controllore delle operazioni. Anche per quanto riguarda le carte dei servizi tutto avviene tra questi e il governo senza prevedere minimamente informative nei confronti almeno del comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Nel momento in cui si tirano fuori dagli armadi le carte e di fatto rendendole pubbliche è evidente che sia cruciale il controllo proprio in merito al fatto che nessuna carta rimanga inavvertitamente in qualche cassetto, o peggio venga distrutta.
Questa mole di documenti che tra qualche tempo (abbastanza indeterminato) sarà oggetto di studio da parte di chiunque lo voglia è fondamentale non perché serva a svelare alcun mistero, ma perché sulla base di queste carte si scriverà la storia nei prossimi anni e dunque si produrrà cultura che a sua volta influenzerà la politica.
In tutto questo l’unico organo democratico rappresentativo della volontà popolare non solo non giocherà alcun ruolo, ma non avrà diritto ad ottenere alcuna informazione.

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