La pubblicazione dei primi
resoconti dell’Ufficio di Presidenza della Camera (anche con l’abituale ritardo
che li caratterizza) riserva sorprese interessanti ad una lettura attenta. I
resoconti disponibili riguardano le prime riunioni svolte nel mese di marzo e
il dato interessante che emerge è una certa resistenza, ed in alcuni casi
velata insofferenza, dei membri dell’Udp di Montecitorio nei confronti delle
proposte avanzate dalla presidente Boldrini. Resistenza che in alcuni casi
porta a rinviare decisioni sui temi posti all’ordine del giorno, ed in altri a
limitare la portata delle delibere proposte.
Si prenda ad esempio la questione
degli alloggi di servizio riservati alle alte cariche di Montecitorio. La Presidente Boldrini,
nella seduta del 28 marzo, propone da un lato la rinuncia da parte degli aventi
diritto e dall’altro la destinazione di questi appartamenti ad un non meglio
precisato “uso sociale”. Se sul primo punto tutti concordano sulla seconda parte
della proposta, invero non molto chiara, arrivano inevitabili i distinguo. C’è
chi propone di restituirli al demanio, chi di concederli in uso dietro
pagamento, ma la larga maggioranza dei membri presenti ritengono tecnicamente
complicata “la destinazione ad uso sociale” proposta dal presidente. Esito
finale stop immediato all’uso degli alloggi e rinvio della decisione sull’uso
alternativo che ne verrà fatto.
Sulla proposta di tagliare del
30% le spese relative al personale di segreteria dei membri dell’ufficio di
presidenza va in scena quella che si può definire la rivolta dei segretari d’aula,
ovvero coloro che all’interno dell’Udp hanno una segreteria più ristretta
rispetto ai colleghi. La prima ad esprimere perplessità è Anna Margherita
Miotto (Pd), seguita da Adornato, Lupi, Pes, Caparini e soprattutto Bocci che
chiede di poter disporre di maggiori elementi conoscitivi e di un quadro di
riforma più organico per poter decidere. Alle varie obiezioni sollevate la Boldrini sbotta (ed il
fatto che questo elemento si percepisca dal resoconto sommario che, come noto,
è edulcorato e aggiustato rispetto agli stenografici che non sono pubblici, è
un elemento rilevante) sostenendo che le intenzioni della presidenza erano già
state rese note da tempo e che quindi non si giustificavano le richieste di
rinvio. Esito finale, la decisione sul punto è rinviata ad altra seduta.
Per la cronaca nella seduta
successiva del 2 aprile il taglio sui costi del personale di segreteria viene
operato ma pari al 25% e non del 30% come inizialmente proposto. Inoltre per
questa delibera, come per le altre, della stessa seduta non sono disponibili
ancora i resoconti, ma solo le notizie pubblicate dalle agenzie di stampa che,
come noto, sovente divergono e di molto dai documenti approvati.

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