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martedì 17 febbraio 2015

SULLE FARMACIE AVEVAMO VISTO GIUSTO, POLEMICA IN COMMISSIONE



Sulle criticità dell’emendamento sulla vendita delle farmacie, di cui ci siamo occupati nel post di ieri, avevamo visto giusto, come dimostra il fatto che, nel corso della seduta delle commissioni I e V, Anna Margherita Miotto del Pd ha sollevato la questione con gli stessi temi che avevamo sollevato noi. La deputata Miotto ha criticato l’emendamento presentato dal relatore Marchi, sempre del Pd, e dal relatore Sisto, mettendo a verbale le seguenti argomentazioni “contesta la ratio dell'emendamento 7.55 dei relatori, in quanto esso è volto a stabilire non già una specifica proroga di termini legislativi bensì la sospensione dell'efficacia, fino al 31 dicembre 2016, delle disposizioni di cui all'articolo 12 della legge n. 475 del 1968 relative al servizio farmaceutico. Fa presente che tale emendamento prevede, in particolare, il trasferimento della titolarità delle farmacie a soggetti non in possesso dei requisiti prescritti dalla citata legge, tra i quali risulta anche l'idoneità conseguita tramite concorso, determinando pertanto una palese iniquità ed aprendo la strada a fenomeni di natura speculativa. Ricorda, inoltre, che, essendo tuttora in via di svolgimento un concorso straordinario per l'assegnazione di oltre 2.000 nuove sedi, l'eventuale approvazione dell'emendamento 7.55 dei relatori inevitabilmente darebbe luogo alla presentazione di un numero cospicuo di ricorsi”.
A fronte di queste obiezioni, però, l’emendamento non è stato ritirato ma riformulato prevedendo che la sospensione della normativa vigente in tema di cessione e acquisto di farmacie non si applicasse al concorso straordinario in fase di svolgimento per l’assegnazione di 2.000 nuove sedi, e in tale forma è stato approvato.

venerdì 3 maggio 2013

POCO FEELING TRA BOLDRINI E L'UFFICIO DI PRESIDENZA




La pubblicazione dei primi resoconti dell’Ufficio di Presidenza della Camera (anche con l’abituale ritardo che li caratterizza) riserva sorprese interessanti ad una lettura attenta. I resoconti disponibili riguardano le prime riunioni svolte nel mese di marzo e il dato interessante che emerge è una certa resistenza, ed in alcuni casi velata insofferenza, dei membri dell’Udp di Montecitorio nei confronti delle proposte avanzate dalla presidente Boldrini. Resistenza che in alcuni casi porta a rinviare decisioni sui temi posti all’ordine del giorno, ed in altri a limitare la portata delle delibere proposte.
Si prenda ad esempio la questione degli alloggi di servizio riservati alle alte cariche di Montecitorio. La Presidente Boldrini, nella seduta del 28 marzo, propone da un lato la rinuncia da parte degli aventi diritto e dall’altro la destinazione di questi appartamenti ad un non meglio precisato “uso sociale”. Se sul primo punto tutti concordano sulla seconda parte della proposta, invero non molto chiara, arrivano inevitabili i distinguo. C’è chi propone di restituirli al demanio, chi di concederli in uso dietro pagamento, ma la larga maggioranza dei membri presenti ritengono tecnicamente complicata “la destinazione ad uso sociale” proposta dal presidente. Esito finale stop immediato all’uso degli alloggi e rinvio della decisione sull’uso alternativo che ne verrà fatto.
Sulla proposta di tagliare del 30% le spese relative al personale di segreteria dei membri dell’ufficio di presidenza va in scena quella che si può definire la rivolta dei segretari d’aula, ovvero coloro che all’interno dell’Udp hanno una segreteria più ristretta rispetto ai colleghi. La prima ad esprimere perplessità è Anna Margherita Miotto (Pd), seguita da Adornato, Lupi, Pes, Caparini e soprattutto Bocci che chiede di poter disporre di maggiori elementi conoscitivi e di un quadro di riforma più organico per poter decidere. Alle varie obiezioni sollevate la Boldrini sbotta (ed il fatto che questo elemento si percepisca dal resoconto sommario che, come noto, è edulcorato e aggiustato rispetto agli stenografici che non sono pubblici, è un elemento rilevante) sostenendo che le intenzioni della presidenza erano già state rese note da tempo e che quindi non si giustificavano le richieste di rinvio. Esito finale, la decisione sul punto è rinviata ad altra seduta.
Per la cronaca nella seduta successiva del 2 aprile il taglio sui costi del personale di segreteria viene operato ma pari al 25% e non del 30% come inizialmente proposto. Inoltre per questa delibera, come per le altre, della stessa seduta non sono disponibili ancora i resoconti, ma solo le notizie pubblicate dalle agenzie di stampa che, come noto, sovente divergono e di molto dai documenti approvati.