L’intervento sull’ordine dei
lavori è da sempre alla Camera lo strumento regolamentare per consentire ai
peones di intervenire sulla qualunque nel finale della seduta, dopo che sono
stati esauriti tutti gli argomenti all’ordine del giorno. Si interviene per
segnalare ricorrenze più o meno note, per sollecitare al governo la risposta ad
atti di sindacato ispettivo, ecc. ecc. Una piccola finestra utile a dimostrare,
lasciandolo agli atti, l’attento interesse del deputato per questioni attinenti
al territorio d’elezione e al suo elettorato. Una procedura che si è sempre
svolta senza problemi nel rumore dell’aula che si svuota e con la sofferenza
del malcapitato presidente di turno che deve ascoltare fino all’ultimo
intervento.
In questa legislatura anche l’intervento
sull’ordine dei lavori sta divenendo una sorta di campo di battaglia fisso. Fisso
anche uno dei contendenti, i deputati cinque stelle che non lesinano interventi
anche con alto tasso di polemica politica. Assiduità anche dall’altra parte
della barricata con il delegato d’aula del PD Ettore Rosato, che sovente si
erge a fustigatore. Nella seduta di ieri ennesimo scontro, con Rosato che
chiede al Presidente di far rispettare il regolamento, protestando per un
intervento relativo alle dichiarazioni del Ministro Zanonato sul nucleare, e
con il deputato cinque stelle Tofalo che si domanda se Rosato abbia impegni
pressanti per cena.
Vedendola da fuori hanno un po’
tutti ragione e un po’ tutti torto. Certamente i deputati cinque stelle se
proprio non vogliono ridurre il numero dei copiosi interventi sull’ordine dei
lavori, potrebbero in alcuni casi moderare un po’la foga oratoria e attenersi
al tema previsto dai regolamenti. Dall’altro però, ed in particolare da parte
del delegato d’aula Pd, è evidente una eccessiva rigidità che negli anni
precedenti non s’è mai vista e soprattutto negli interventi a fine seduta. Ieri
ad esempio la staffilata di Rosato è stata gratuita, anche perché ci aveva già
pensato il Presidente di turno a suggerire il ricorso ad un atto di sindacato
ispettivo.
Di seguito il resoconoto delle ultime fasi della seduta di ieri
WALTER RIZZETTO.
Signor Presidente, gentili colleghi, pochi intimi, se devo dire la
verità, la nuova formazione di Governo non ha ancora mosso i primi passi
e siamo già qui a dover riprendere e sottolineare alcune dichiarazioni
di intenti fatte a mezzo radio, per poi essere riportate dalla stampa,
dal nuovo Ministro dello sviluppo economico, Zanonato Flavio.
Il Ministro ha infatti dichiarato, in maniera a nostro avviso inappropriata, ad una trasmissione radiofonica che: «L'energia nucleare è una forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per sé». Ricordiamo al Ministro del Governo che durante i referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011, circa 25 milioni e 600 mila italiani hanno votato «sì» all'abrogazione delle nuove norme (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà) che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare. Chiediamo, quindi, a gran forza di rispettare la volontà popolare e di non fare dichiarazioni che, anche se in parte, riportino il tema sotto i riflettori. Il capitolo «energia nucleare» è infatti chiuso, almeno in questo Paese.
All'avvio dei lavori del Ministero di sua pertinenza ci aspettavamo un incipit del tutto differente e vogliamo altresì ricordare a lei, Presidente, al Ministro Zanonato e ai gentili colleghi, quanto sia devastante l'utilizzo delle energie nucleari in termini di gestione dei costi...
Il Ministro ha infatti dichiarato, in maniera a nostro avviso inappropriata, ad una trasmissione radiofonica che: «L'energia nucleare è una forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per sé». Ricordiamo al Ministro del Governo che durante i referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011, circa 25 milioni e 600 mila italiani hanno votato «sì» all'abrogazione delle nuove norme (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà) che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare. Chiediamo, quindi, a gran forza di rispettare la volontà popolare e di non fare dichiarazioni che, anche se in parte, riportino il tema sotto i riflettori. Il capitolo «energia nucleare» è infatti chiuso, almeno in questo Paese.
All'avvio dei lavori del Ministero di sua pertinenza ci aspettavamo un incipit del tutto differente e vogliamo altresì ricordare a lei, Presidente, al Ministro Zanonato e ai gentili colleghi, quanto sia devastante l'utilizzo delle energie nucleari in termini di gestione dei costi...
PRESIDENTE.
Deputato Rizzetto, mi scusi. L'argomento da lei trattato è materia
tipicamente di un'iniziativa di sindacato ispettivo. Prima che altri
colleghi, che già vedo che mi guardano, me lo facciano notare, io sono
costretta a dirle che questa non è una materia da trattare sull'ordine
dei lavori. Quindi, la prego di chiudere l'intervento e di non
ripetere...
WALTER RIZZETTO. La ringrazio, procederemo a questo punto con un'interpellanza.Pag. 62
Chiudo il mio intervento ricordando che oggi è il trentasettesimo anniversario del terremoto in Friuli.
Con i suoi 4.827 chilometri è stato territorialmente il più vasto terremoto che sia mai avvenuto entro i confini dello Stato italiano, con 989 morti, 3.500 feriti, 100 mila senza tetto. Per noi friulani è molto importante ricordarlo. Onore, quindi, al popolo friulano e anche a tutti i popoli che hanno subito terremoti a tutti gli effetti e che, asciugata ogni lacrima e rimboccate le maniche, hanno voluto risorgere a tutti i costi (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà).
Chiudo il mio intervento ricordando che oggi è il trentasettesimo anniversario del terremoto in Friuli.
Con i suoi 4.827 chilometri è stato territorialmente il più vasto terremoto che sia mai avvenuto entro i confini dello Stato italiano, con 989 morti, 3.500 feriti, 100 mila senza tetto. Per noi friulani è molto importante ricordarlo. Onore, quindi, al popolo friulano e anche a tutti i popoli che hanno subito terremoti a tutti gli effetti e che, asciugata ogni lacrima e rimboccate le maniche, hanno voluto risorgere a tutti i costi (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà).
PRESIDENTE.
Prima di dare la parola alla prossima deputata che ne ha fatto
richiesta, vorrei ricordare che l'argomento degli interventi sull'ordine
dei lavori è stato oggetto di una riflessione in sede di Conferenza dei
presidenti di gruppo. Si è convenuto, con tutti i presidenti di gruppo
presenti e consapevoli, che per mantenere questo diritto dei deputati e
delle deputate, è bene che le questioni trattate siano effettivamente
questioni da ordine dei lavori. Abbiamo escluso, come sanno bene i
colleghi presidenti di gruppo, misure restrittive nel tempo e nelle
modalità purché, appunto, le materie trattate siano tipicamente quelle
dell'ordine dei lavori.
GIULIA DI VITA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIULIA DI VITA.
Signor Presidente, mi sarebbe piaciuto parlare a tutti i colleghi
deputati, ma evidentemente non è stato possibile. Abbiamo assistito con
angoscia in questi ultimi giorni ad avvenimenti tragici, quali il
femminicidio di tre giovani donne in sole ventiquattr'ore: un bollettino
di guerra. Vogliamo innanzitutto stringerci attorno alle famiglie di
Ilaria Leone, Chiara Divita, Alessandra Iacullo, Michela Fioretti, e di
tutte le donne vittime di violenza che oggi sono in pericolo di vita. È a
loro che va la nostra preoccupazione. Abbiamo appreso positivamente,
nella scorsa seduta, la volontà da parte delle forze politiche di questo
Parlamento e l'invito della Presidenza nella stessa direzione, di
procedere con urgenza alla ratifica della Convenzione di Istanbul per il
contrasto alla violenza sulle donne, ma questo non è che il primo
passo. Il nostro Paese ha per troppo tempo sottovalutato il fenomeno,
nonostante le sollecitazioni giunte perfino da parte dell'ONU, ed oggi
ne paghiamo le amare conseguenze.
La Convenzione di Istanbul prevede importanti misure di prevenzione, tutela e contrasto, da attuare al più presto. Non vorremmo ritrovarci di qui a poco davanti ad uno dei soliti fenomeni a cui gli italiani si sono abituati, ovvero ottenere adeguate normative, a volte all'avanguardia, che rimangono poi sulla carta. Non vorremmo, infatti, andare incontro allo stesso destino, ad esempio, della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia nel 2009, ma attuata ad oggi parzialmente e con risultati di molto al di sotto delle aspettative.
Pertanto, auspichiamo che l'unione di intenti manifestata in quest'Aula possa perdurare fino all'adeguata attuazione dei propositi europei e al loro stesso superamento. Ciò si potrà ottenere soltanto ascoltando e coinvolgendo la società civile e le organizzazioni impegnate in prima linea a tutela delle donne e che fino ad oggi hanno colmato le lacune di uno Stato troppo assente. Infine, ci preme sottolineare che il fenomeno della violenza sulle donne non è una questione prettamente femminile: sono anche gli uomini, di questo Parlamento in primis, chiamati a farsene carico in nome di tutti gli uomini di questo Paese, degni compagni di vita, padri, fratelli, figli, amici, puntualmente mortificati da quegli stessi atti di violenza e a cui va la nostra piena solidarietà. Riteniamo, infatti, che solo dalla ricostruzione del rapporto uomo-donna possa rinascere quel senso di comunità che potrà essere, se noi lo vorremo, più efficace di qualunque legge (Applausi).
La Convenzione di Istanbul prevede importanti misure di prevenzione, tutela e contrasto, da attuare al più presto. Non vorremmo ritrovarci di qui a poco davanti ad uno dei soliti fenomeni a cui gli italiani si sono abituati, ovvero ottenere adeguate normative, a volte all'avanguardia, che rimangono poi sulla carta. Non vorremmo, infatti, andare incontro allo stesso destino, ad esempio, della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia nel 2009, ma attuata ad oggi parzialmente e con risultati di molto al di sotto delle aspettative.
Pertanto, auspichiamo che l'unione di intenti manifestata in quest'Aula possa perdurare fino all'adeguata attuazione dei propositi europei e al loro stesso superamento. Ciò si potrà ottenere soltanto ascoltando e coinvolgendo la società civile e le organizzazioni impegnate in prima linea a tutela delle donne e che fino ad oggi hanno colmato le lacune di uno Stato troppo assente. Infine, ci preme sottolineare che il fenomeno della violenza sulle donne non è una questione prettamente femminile: sono anche gli uomini, di questo Parlamento in primis, chiamati a farsene carico in nome di tutti gli uomini di questo Paese, degni compagni di vita, padri, fratelli, figli, amici, puntualmente mortificati da quegli stessi atti di violenza e a cui va la nostra piena solidarietà. Riteniamo, infatti, che solo dalla ricostruzione del rapporto uomo-donna possa rinascere quel senso di comunità che potrà essere, se noi lo vorremo, più efficace di qualunque legge (Applausi).
ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Pag. 63
ETTORE ROSATO.
Signor Presidente, oltre a rimarcare l'esigenza che tutti noi abbiamo,
anche perché ho sentito degli interventi pregevoli da parte dei colleghi
del gruppo MoVimento 5 Stelle, che hanno avuto anche il nostro
applauso, di normare questa parte della seduta – credo di averlo detto
in ogni occasione in cui siamo intervenuti e quindi mi appello alla
decisione della Presidenza della Camera per fare un approfondimento su
come vogliamo gestire quest'ora, affinché non diventi un'ora di dialogo
libero –, intervengo per un richiamo ai sensi del Regolamento, adesso
che abbiamo un Governo nuovo, rispetto a delle interrogazioni che ho
presentato, naturalmente, in altri momenti.
Abbiamo un Governo a pieno titolo, nel pieno dei suoi poteri; e intervengo per chiedere che vi sia una risposta urgente su temi che sono di particolare interesse in relazione a centinaia e migliaia di giovani che hanno vinto concorsi pubblici, in particolare nelle forze di polizia. Ricordo il concorso a 1886 posti di carabiniere, quello a 490 posti di maresciallo, ma anche quelli dei vigili del fuoco, della Guardia di finanza, dei poliziotti, dei VFP, cioè i militari volontari in ferma prefissata, che attendono di sapere se cominceranno a prendere servizio. In questi mesi di vacanza, dopo una lunga, lunghissima fase di silenzio del Governo Monti, dopo i tagli del Governo precedente, adesso aspettano che da parte di questo Governo vi sia una risposta certa. La pregherei quindi di chiedere al Governo di dare risposta ai numerosi documenti di sindacato ispettivo, che non solo, io ma tanti altri colleghi, abbiamo presentato sull'argomento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Abbiamo un Governo a pieno titolo, nel pieno dei suoi poteri; e intervengo per chiedere che vi sia una risposta urgente su temi che sono di particolare interesse in relazione a centinaia e migliaia di giovani che hanno vinto concorsi pubblici, in particolare nelle forze di polizia. Ricordo il concorso a 1886 posti di carabiniere, quello a 490 posti di maresciallo, ma anche quelli dei vigili del fuoco, della Guardia di finanza, dei poliziotti, dei VFP, cioè i militari volontari in ferma prefissata, che attendono di sapere se cominceranno a prendere servizio. In questi mesi di vacanza, dopo una lunga, lunghissima fase di silenzio del Governo Monti, dopo i tagli del Governo precedente, adesso aspettano che da parte di questo Governo vi sia una risposta certa. La pregherei quindi di chiedere al Governo di dare risposta ai numerosi documenti di sindacato ispettivo, che non solo, io ma tanti altri colleghi, abbiamo presentato sull'argomento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
EMANUELE FIANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EMANUELE FIANO.
Signor Presidente, innanzi tutto il mio pensiero commosso va, nel
giorno dei funerali di Agnese Borsellino, a questa figura di donna, che
negli anni successivi all'assassinio di suo marito è sempre stata
presente, però senza clamore, nel dibattito italiano sulle stragi e sui
fatti di mafia. E contemporaneamente, oltre che a lei, il mio pensiero
va a tutte le vittime a vario titolo, in questi decenni, della violenza
della mafia, a tutti coloro che ancora, insieme a noi, non hanno
conosciuto una verità definitiva sui mandanti e sugli assassini di quei
terribili episodi, su quelle terribili pagine della nostra storia. E
siccome ho sentito dalle parole di una collega che ha parlato prima
citando anche esponenti del mio partito, che sarebbero tra coloro che
invece non avrebbero ricercato la verità, ho voluto ribadire in Aula,
con assoluta certezza, che questa verità noi la vogliamo tutta tutti
fino in fondo, senza veli.
Il secondo punto che volevo citare e sollevare nell'ordine dei lavori, come già in altri anni, è il seguente: il 29 aprile di tutti gli anni a Milano si commemora un barbaro omicidio, quello di Sergio Ramelli, che era un esponente del Fronte della gioventù, organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano, ucciso a colpi di chiave inglese da un nucleo della sinistra extraparlamentare milanese nel 1975; un omicidio barbaro che non può non essere da tutti noi insieme condannato senza nessun tipo di sconto.
E pur tuttavia devo rimarcare che da diversi anni tale cerimonia di commemorazione nella città di Milano si svolge con una parata militare, sostanzialmente, di molti gruppi ed esponenti dell'estrema destra italiana: una parata come se fossimo negli anni venti in Italia o negli anni trenta in Germania, addobbata con bandiere, con croci celtiche, centinaia e centinaia di saluti romani.
Quest'anno, in particolare, ha partecipato a tale cerimonia un consigliere provinciale di Milano, Massimo Turci, già capogruppo del Popolo della libertà nel consiglio provinciale di Milano, appartenente adesso al gruppo dei Fratelli d'Italia, presidente della Commissione antimafia del consiglio provinciale di Milano. È lui che ha guidato l'organizzazione di questa marcia, che ha scandito il ritmo di questa marcia paramilitare e, secondo me, parafascista. Pag. 64Le cronache riportano che abbia detto (così affermano i giornali): «Camerati, noi abbiamo la capacità di resistere perché dal 1946 ad oggi siamo qui e siamo molti, ci siamo sempre: anche se cercano di fermarci con le botte, con le pistole, con le chiavi inglesi, con la stampa, con la legge, noi siamo qui». Il tutto scandito da numerosissimi saluti romani da lui guidati, e da molte bandiere che recano i simboli cari all'iconografia fascista del passato e del presente, che non è diversa, come qualcuno in Aula aveva detto.
Chiedo al Governo di sapere se questo tipo di manifestazioni, se questo tipo di espressioni, se questo tipo di iconografia rispetti la XII Disposizione transitoria e finale della nostra Costituzione, che vieta la ricostituzione del partito fascista. Io penso che la calpesti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Scelta Civica per l'Italia).
Il secondo punto che volevo citare e sollevare nell'ordine dei lavori, come già in altri anni, è il seguente: il 29 aprile di tutti gli anni a Milano si commemora un barbaro omicidio, quello di Sergio Ramelli, che era un esponente del Fronte della gioventù, organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano, ucciso a colpi di chiave inglese da un nucleo della sinistra extraparlamentare milanese nel 1975; un omicidio barbaro che non può non essere da tutti noi insieme condannato senza nessun tipo di sconto.
E pur tuttavia devo rimarcare che da diversi anni tale cerimonia di commemorazione nella città di Milano si svolge con una parata militare, sostanzialmente, di molti gruppi ed esponenti dell'estrema destra italiana: una parata come se fossimo negli anni venti in Italia o negli anni trenta in Germania, addobbata con bandiere, con croci celtiche, centinaia e centinaia di saluti romani.
Quest'anno, in particolare, ha partecipato a tale cerimonia un consigliere provinciale di Milano, Massimo Turci, già capogruppo del Popolo della libertà nel consiglio provinciale di Milano, appartenente adesso al gruppo dei Fratelli d'Italia, presidente della Commissione antimafia del consiglio provinciale di Milano. È lui che ha guidato l'organizzazione di questa marcia, che ha scandito il ritmo di questa marcia paramilitare e, secondo me, parafascista. Pag. 64Le cronache riportano che abbia detto (così affermano i giornali): «Camerati, noi abbiamo la capacità di resistere perché dal 1946 ad oggi siamo qui e siamo molti, ci siamo sempre: anche se cercano di fermarci con le botte, con le pistole, con le chiavi inglesi, con la stampa, con la legge, noi siamo qui». Il tutto scandito da numerosissimi saluti romani da lui guidati, e da molte bandiere che recano i simboli cari all'iconografia fascista del passato e del presente, che non è diversa, come qualcuno in Aula aveva detto.
Chiedo al Governo di sapere se questo tipo di manifestazioni, se questo tipo di espressioni, se questo tipo di iconografia rispetti la XII Disposizione transitoria e finale della nostra Costituzione, che vieta la ricostituzione del partito fascista. Io penso che la calpesti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Scelta Civica per l'Italia).
PRESIDENTE.
Naturalmente, anche per questo tema così importante è possibile
interpellare il Governo attraverso atti di sindacato ispettivo.
ROCCO BUTTIGLIONE.
Signor Presidente, volevo semplicemente fare un richiamo al Regolamento
e lei lo ha anticipato saggiamente con le cose che ha detto.
Tuttavia, visto che ho la parola, vorrei ricordare che non è un reato avere un'opinione diversa da quella che ha ottenuto la maggioranza in un referendum e che dichiarare che l'energia nucleare è energia, è una cosa di una banalità sconcertante e, se questa energia potesse essere impiegata in condizioni di sicurezza, sarebbe una buona cosa poterla impiegare. Non mi pare che questo contraddica il risultato del referendum.
Vorrei ricordare che esistono diversi tipi di energia nucleare e che si parla di una terza e di una quarta generazione di reattori nucleari. Vorrei ricordare che un grande scienziato italiano, il professor Rubbia, sta lavorando ai reattori al torio, che da tutti gli esperti del settore sono considerati sicurissimi e producono energia nucleare. Vorrei invitare a non demonizzare in modo improprio scelte complesse e difficili, le quali andrebbero affrontate con la necessaria preparazione e il necessario rispetto.
Tuttavia, visto che ho la parola, vorrei ricordare che non è un reato avere un'opinione diversa da quella che ha ottenuto la maggioranza in un referendum e che dichiarare che l'energia nucleare è energia, è una cosa di una banalità sconcertante e, se questa energia potesse essere impiegata in condizioni di sicurezza, sarebbe una buona cosa poterla impiegare. Non mi pare che questo contraddica il risultato del referendum.
Vorrei ricordare che esistono diversi tipi di energia nucleare e che si parla di una terza e di una quarta generazione di reattori nucleari. Vorrei ricordare che un grande scienziato italiano, il professor Rubbia, sta lavorando ai reattori al torio, che da tutti gli esperti del settore sono considerati sicurissimi e producono energia nucleare. Vorrei invitare a non demonizzare in modo improprio scelte complesse e difficili, le quali andrebbero affrontate con la necessaria preparazione e il necessario rispetto.
PRESIDENTE.
Mi permetto di dire al collega Buttiglione che, avendo fatto un
richiamo al Regolamento, rischia di aprire lui un dibattito di merito, e
non è questa la sede per aprire un dibattito di merito (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà)
su una questione che è stata toccata e che io ho provveduto a ricordare
al collega – mi pare Rizzetto – che poteva essere oggetto di un atto di
sindacato ispettivo.
Quindi, chiederei ai colleghi che avevano chiesto di parlare – se questo era il tema – di evitarlo perché concordo che non è questa la sede per una discussione sulla materia specifica.
Quindi, chiederei ai colleghi che avevano chiesto di parlare – se questo era il tema – di evitarlo perché concordo che non è questa la sede per una discussione sulla materia specifica.
ANGELO TOFALO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGELO TOFALO.
Signor Presidente, vorrei che fosse messo a verbale che è inaccettabile
la richiesta del collega Rosato, perché è un limite alla democrazia,
quindi se ha impegni, se ha cene, partite di calcetto, o di tennis, può
anche andare via (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Qui c’è un dibattito aperto. Questa è l'Aula, è la democrazia...
PRESIDENTE. Deputato Tofalo, per favore. Non c’è bisogno di fare un dialogo. Lei parli con la Presidenza.
ANGELO TOFALO.
Signor Presidente, allora si rivolga al suo collega Rosato per riferire
quanto ho detto e, soprattutto, quando gli altri colleghi parlano,
chiunque sia, è inutile che vada in giro e stia al telefono: è quello
che più disturba in Aula. Quindi, lo richiamo io ad un comportamento
consono.
PRESIDENTE. Deputato Tofalo, l'espressione delle opinioni in quest'Aula è Pag. 65garantita, per lei, come per il collega Rosato, che adesso ha chiesto la parola, immagino per fatto personale. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO.
Signor Presidente, lo faccio con un po’ di amarezza perché io cerco di
svolgere il mio lavoro nel rispetto degli altri gruppi, in particolare
dei colleghi del MoVimento 5 Stelle. Credo che chi sta in quest'Aula
abbia la cognizione chiara che il rispetto del Regolamento non aiuta
solo me. Io non ho cene, non ho pranzi, sono qui volentieri, vi ascolto
anche nei vostri interventi, come ascolto tutti i colleghi, apprezzo
alcune cose, altre non le apprezzo, ma credo che il rispetto delle
regole non stia nel vantaggio di una o dell'altra parte, ma stia nel
vantaggio di tutti.
Il normare e il rispettare quello che ci siamo sempre dati come regolamento rispetto all'utilizzo dell'ultima fase della seduta e l'utilizzarla in maniera conscia e utile è, secondo me, un punto di evidente equilibrio che sta anche nei rapporti tra maggioranza e opposizione.
Come ho dimostrato anch'io, la fase finale della seduta può essere utile per richiamare atti di sindacato ispettivo a cui il Governo non dà risposta – e credo che questo Governo sarà come gli altri, che non brillerà per le risposte che arriveranno – può essere utile (come è stato fatto dal nostro gruppo e dal vostro gruppo) per commemorare momenti e fatti che risultano importanti, ma non può esser utilizzato per il nostro Regolamento – non per la volontà di Rosato – per fare il libero dibattito. Io ho richiamato la Presidenza al fatto che si affermi questo principio.
Dopo di che, se lei vuole trasferire sul piano personale contro di me questa discussione, io non partecipo al suo gioco. Ritengo invece che sia utile che noi facciamo rispettare le regole perché, dalle regole, deriva una migliore qualità del lavoro di tutti quanti noi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Il normare e il rispettare quello che ci siamo sempre dati come regolamento rispetto all'utilizzo dell'ultima fase della seduta e l'utilizzarla in maniera conscia e utile è, secondo me, un punto di evidente equilibrio che sta anche nei rapporti tra maggioranza e opposizione.
Come ho dimostrato anch'io, la fase finale della seduta può essere utile per richiamare atti di sindacato ispettivo a cui il Governo non dà risposta – e credo che questo Governo sarà come gli altri, che non brillerà per le risposte che arriveranno – può essere utile (come è stato fatto dal nostro gruppo e dal vostro gruppo) per commemorare momenti e fatti che risultano importanti, ma non può esser utilizzato per il nostro Regolamento – non per la volontà di Rosato – per fare il libero dibattito. Io ho richiamato la Presidenza al fatto che si affermi questo principio.
Dopo di che, se lei vuole trasferire sul piano personale contro di me questa discussione, io non partecipo al suo gioco. Ritengo invece che sia utile che noi facciamo rispettare le regole perché, dalle regole, deriva una migliore qualità del lavoro di tutti quanti noi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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