Nelle aule di Camera e Senato si è avviato il dibattito
sulla riforma costituzionale. In realtà sarebbe più opportuno dire che i
dibattiti odierni sono prodromici alla riforma vera e propria e le mozioni
presentate, a parte quella del Movimento 5 Stelle, non hanno come oggetto le riforme ma gli
strumenti con cui farle.
E’ tale l’ansia di riforme che, almeno a Montecitorio non
manca qualche cortocircuito. Il primo riguarda la mozione a prima firma Giachetti
che per quanto la si possa giudicare meritoria o meno dal punto di vista
politico, se si guarda al contenuto probabilmente non avrebbe dovuto essere
abbinata alle altre.
L’ordine del giorno parla di mozioni concernenti l’avvio
delle riforme costituzionali, e i testi presentati su questo vertono, o meglio,
vertono in particolare sul percorso da seguire e sugli strumenti con cui
realizzarle. La mozione Giachetti, sottoscritta da un centinaio di Deputati ,
invece impegna la Camera ad approvare in tempi brevi una riforma della legge
elettorale, sostituendo il porcellum con il Mattarellum, non fa invece cenno
alcuno alle riforme costituzionali.
Ergo l’abbinamento di questo testo agli altri è figlio di
una valutazione a dir poco generosa, e alquanto inusuale, da parte dei funzionari
della Camera e, forse, della stessa Presidente.

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