Dopo la discussione generale di ieri, oggi la Camera concluderà l’esame
del Documento di economia e finanza (Def). Un atto che, riguardando un
documento elaborato e presentato da un governo che non c’è più, può essere
definito un formalismo indispensabile e molto importante, come è emerso tra l’altro
dal breve intervento svolto dal Ministro dell’Economia Saccomanni.
Il governo Letta a giorni varerà una nota di aggiornamento
al Def, propedeutica all’individuazione degli strumenti necessari per
realizzare alcune delle priorità indicate nel discorso programmatico. Allo
stesso tempo, però, l’approvazione del Def a saldi invariati, in particolare
per quanto riguarda il rapporto deficit-pil, per la chiusura della procedura di
infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia.
Tecnicamente è bene chiarire che il Def è inemendabile, è un
documento che si approva e si respinge in blocco attraverso la presentazione di
una risoluzione (un atto di indirizzo formalmente identico ad una mozione ma
più cogente nel dispositivo). Le risoluzioni presentate sono tre. Una della
maggioranza a firma dei capigruppo di Pd, Pdl, Scelta Civica e Misto, una del
Movimento 5 stelle, ed una di Sel.
La risoluzione di maggioranza impegna soprattutto il governo
a rimodulare la destinazione delle risorse a disposizione nel rispetto dei
saldi di finanza pubblica e degli impegni assunti a livello europeo sugli
stessi, e ad individuare gli impegni più urgenti per dare attuazione al
programma di governo esposto dal premier Letta in occasione della fiducia.
Le due risoluzioni delle opposizioni sono ovviamente molto
più estese e di fatto nel dispositivo propongono un programma economico alternativo
a quello del governo Letta.

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