giovedì 12 settembre 2013

IL FINANZIAMENTO AI PARTITI TORNA IN COMMISSIONE



La legge sul finanziamento ai partiti è stata rinviata in commissione. La voce circolava da un paio di giorni alla Camera, ma oggi con il voto dell’aula in questo senso, è divenuta realtà.
La vicenda al di là di la di come la si possa pensare sul contenuto del disegno di legge del governo assume tratti di farsa che solo in parlamento si riescono a raggiungere.  Un carattere grottesco che è emerso anche nelle argomentazioni con le quali i fautori del rinvio hanno tentato di giustificare la loro posizione.
La legge sul finanziamento pubblico ai partiti in commissione c’è già stata per molto tempo, dalla metà di giugno al 2 agosto. In quel periodo la Commissione Affari Costituzionali non ha effettuato neppure un voto sul centinaio di emendamenti depositati.
Quindi è stato il governo, per la precisione il ministro Franceschini, a pretendere che l’esame approdasse in aula per svolgere la discussione generale (il dibattito generico nel quale non sono previste votazioni) entro la sospensione per la pausa estiva. Ed è stato sempre il governo a pretendere una calendarizzazione per i primi di settembre.
Poiché su questo tema agiscono due ordini di fattori, da un lato il dissenso di tutti i partiti, salvo il M5S e la Lega, ad approvare una legge che taglierebbe ulteriori preziose risorse, e dall’altro una spaccatura tra Pdl e Pd sul come limitare i danni, la soluzione proposta è stata quella del rinvio per consentire un ulteriore approfondimento.
Ovviamente le giustificazioni sono state pittoresche e fantasiose. Il Relatore Sisto, si è posto il problema di far tornare in aula la legge con i loro relatori originari ( Fiano e Gelmini) e consentendo alla minoranza di esprimere un proprio relatore (il movimento 5 stelle ad agosto aveva presentato una relazione di minoranza che però era decaduta non essendo stato assegnato il mandato ai relatori di maggioranza). Ettore Rosato, del Pd, è riuscito a dare la colpa ai 5 stelle se la riforma non è stata ancora approvata, ricordando l’ostruzionismo ad oltranza sul decreto del Fare. Balduzzi di Scelta Civica ha invece sottolineato le importanti questioni democratiche che attengono a questa legge, e come garanzia ha ricordato l’impegno di Scelta Civica a riformare il finanziamento pubblico (peccato che proprio da scelta civica siano stati presentati emendamenti il cui fine è aumentare il volume di soldi per i partiti). Infine c’è Sel, che questa partita la gioca nelle file della maggioranza e che si preoccupa che non si dia vita ad una brutta legge.
Ovviamente si tratta di scuse per coprire quello che  non è altro che un tentativo di guadagnare tempo.

Il testo del dibattito svolto in aula

venerdì 6 settembre 2013

LA CAMERA SCARICA BERLUSCONI SU UN CONFLITTO DI ATTRIBUZIONI



La Camera dei deputati non si costituirà nel conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Consulta dal Giudice di pace di Viterbo in merito alla decisione della Camera stessa che aveva ritenuto le affermazioni di Silvio Berluconi nei confronti di Antonio Di Pietro, divenute oggetto di una causa di diffamazione intentata dall’ex Pm, insindacabili alla luce dell’articolo 68 della Costituzione.
La notizia si apprende da una nota battuta ieri dall’Agenzia di Stampa Dire, la quale ha riportato la decisione da parte dell’ufficio di presidenza della Camera di non assumere decisioni facendo in tal modo venire meno i tempi, che scadono oggi, per la costituzione in giudizio. A quanto riportato sempre dalla Dire, si può parlare di un espediente procedurale da parte dell’Ufficio di Presidenza per evitare di costringere l’aula ad una votazione nelle quale Pd e Pdl si sarebbero probabilmente divisi.
Riprendiamo tale notizia perché è la terza volta che una causa di diffamazione intentata da Di Pietro nei confronti dello storico arcinemico Berlusconi si incaglia prima in una dichiarazione di insindacabilità dalla Camera e poi in un conflitto di attribuzione con la magistratura.
I due precedenti episodi si verificarono entrambi sul finire della scorsa legislatura, e per la precisione nel giugno e nel luglio del 2012, e l’allora ufficio di Presidenza propose all’aula di Montecitorio di costituirsi in giudizio a fronte di singolari errori materiali avvenuti da parte dei magistrati che avevano sollevato il conflitto. In un caso il Tribunale di Bergamo aveva notificato alla Camera dei Deputati in clamoroso ritardo e ben oltre i termini previsti la dichiarazione di ammissibilità del conflitto da parte della Corte costituzionale. In un altro caso, invece, il tribunale di Roma nell’inviare alla Camera le motivazioni del proprio ricorso, per un errore materiale inviò un testo in cui mancavano delle pagine e dunque era incompleto.
Nel primo caso l’aula della Camera decise alla fine di non costituirsi in giudizio ritenendo che comunque lo stesso giudizio non avrebbe comunque avuto seguito per scadenza dei termini, nel secondo invece si costituì per difendere l’insindacabilità riconosciuta nei confronti di Silvio Berlusconi.
Con la decisione assunta, o meglio non assunta ieri, la Camera non difenderà l’improcedibilità votata a suo tempo a favore di Berlusconi. Sarà contento Di Pietro che finalmente non vedrà rallentato il confronto in sede legale con il suo storico nemico politico da un conflitto di attribuzione.

SCOMMESSA PERSA!



Ammettiamo che la Camera questa volta ci ha sorpresi. Nel post precedente avevamo scommesso che l’attività vera non sarebbe ripresa prima della prossima settimana. Il fatto che in queste ore la Camera stia votando sulla deroga all’articolo 138 della costituzione dimostra che la scommessa l’abbiamo persa.
La conferenza dei capi gruppo decidendo la ripresa dei lavori dopo la pausa estiva di venerdì ha compiuto una bella innovazione ed è giusto riconoscerglielo. Il calendario approvato prevede l’esame sulla legge di deroga all’articolo 138 fino a martedì 10 settembre. Da mercoledì 11 l’aula di Montecitorio sarà impegnata sulle mozioni presentate in merito alla crisi siriana, dibattito al quale sarà presente anche il premier Letta,e a seguire sulla legge che riforma il finanziamento pubblico ai partiti.
Alla settimana successiva, quella dal 16 settembre, dovrebbe prevedibilmente slittare l’esame della legge in tema di omofobia alla quale seguirà l’esame della legge in tema di diffamazione.