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venerdì 20 febbraio 2015

IL MILLEPROROGHE APPROVATO DA POCHI INTIMI



L’aula della Camera ha approvato oggi il decreto milleproroghe. Al di là del contenuto e della natura del provvedimento, il dato che balza all’occhio in senso negativo è il numero esiguo di deputati che hanno partecipato alla votazione finale, pari a 379 in tutto. Il decreto è dunque stato approvato con soli 280 voti favorevoli e 96 contrari.
E’ evidente che, in questo caso, le critiche maggiori sono da rivolgere ai gruppi di opposizione. Infatti pur volendo considerare tutti presenti i 20 deputati della Lega, che ha dichiarato di non partecipare al voto per protesta, tra le file dell’opposizione si contano ben 110 assenze, cifra che corrisponde quasi alla metà del numero totale di deputati dell’opposizione, pari a 226.
La minoranza, in quanto tale, non ha i numeri per bloccare un provvedimento, ma il suo compito istituzionale è quello di rendere dura la vita alla maggioranza, il che significa anche costringerla ad essere presente in aula in forze. Se il 50% dell’opposizione al momento della votazione finale di un decreto, che pure è stato fortemente criticato, non si presenta in aula, perché si vota di venerdì, non ci si può lamentare se la maggioranza si limiti ad assicurare la presenza di soli 280 deputati, magari molti dei quali di Roma e regioni limitrofe, liberando gli altri e dando loro semaforo verde per correre ai treni e all’aeroporto.
Quello che l’opposizione dovrebbe sapere, e l’opinione pubblica iniziare a capire, è che una critica perde di credibilità se ci si limita alle parole e non la si suffraga con un voto, anche un semplice voto di testimonianza. Perché le parole e i fatti, da che mondo e mondo sono cose diverse.  

martedì 17 febbraio 2015

SULLE FARMACIE AVEVAMO VISTO GIUSTO, POLEMICA IN COMMISSIONE



Sulle criticità dell’emendamento sulla vendita delle farmacie, di cui ci siamo occupati nel post di ieri, avevamo visto giusto, come dimostra il fatto che, nel corso della seduta delle commissioni I e V, Anna Margherita Miotto del Pd ha sollevato la questione con gli stessi temi che avevamo sollevato noi. La deputata Miotto ha criticato l’emendamento presentato dal relatore Marchi, sempre del Pd, e dal relatore Sisto, mettendo a verbale le seguenti argomentazioni “contesta la ratio dell'emendamento 7.55 dei relatori, in quanto esso è volto a stabilire non già una specifica proroga di termini legislativi bensì la sospensione dell'efficacia, fino al 31 dicembre 2016, delle disposizioni di cui all'articolo 12 della legge n. 475 del 1968 relative al servizio farmaceutico. Fa presente che tale emendamento prevede, in particolare, il trasferimento della titolarità delle farmacie a soggetti non in possesso dei requisiti prescritti dalla citata legge, tra i quali risulta anche l'idoneità conseguita tramite concorso, determinando pertanto una palese iniquità ed aprendo la strada a fenomeni di natura speculativa. Ricorda, inoltre, che, essendo tuttora in via di svolgimento un concorso straordinario per l'assegnazione di oltre 2.000 nuove sedi, l'eventuale approvazione dell'emendamento 7.55 dei relatori inevitabilmente darebbe luogo alla presentazione di un numero cospicuo di ricorsi”.
A fronte di queste obiezioni, però, l’emendamento non è stato ritirato ma riformulato prevedendo che la sospensione della normativa vigente in tema di cessione e acquisto di farmacie non si applicasse al concorso straordinario in fase di svolgimento per l’assegnazione di 2.000 nuove sedi, e in tale forma è stato approvato.

lunedì 16 febbraio 2015

LO STRANO EMENDAMENTO LAST MINUTE AL MILLEPROROGHE SULLE FARMACIE



Il Milleproroghe questa sera conclude il suo iter in commissione alla Camera, per approdare domani in aula, ma lo fa con una serie di emendamenti last minute depositati dai relatori e dal governo.
Tra questi ce n’è uno dei relatori, l’emendamento n. 7.55, che per il contenuto lascia perplessi. L’emendamento stabilisce che, dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, verrà sospesa fino al 31 dicembre 2016 l’attuale norma che regola il trasferimento della titolarità delle farmacie. Oggi l’articolo 12 della legge 475 del 1968 stabilisce tutta una serie di criteri per la cessione e l’acquisto delle farmacia. Con l’emendamento dei relatori si propone che per due anni valga un unico criterio quello della semplice iscrizione all’albo dei farmacisti.
Al di la del merito della norma proposta, quello che in primo luogo stupisce è la natura dell’emendamento che da un punto di vista tecnico dovrebbe essere considerato inammissibile. Gli unici emendamenti ammissibili al Milleproroghe, infatti sono disposizioni che prorogano termini. In questo caso non si procede ad alcuna proroga, ma si sospende per due anni una norma vigente.
Si dirà che l’emendamento in questione potrebbe essere letto come una sorta di liberalizzazione per quanto riguarda la cessione e l’acquisto di farmacie, ma non è questo il punto, perché se si vuole liberalizzare il settore non è il mille proroghe lo strumento corretto e soprattutto non si capisce perché non si interviene con una norma strutturale invece che con una disposizione a tempo.
Anche nel merito della liberalizzazione proposta, poi ci sarebbe da discutere, perché la normativa vigente prevede  tutta una serie di condizioni che appaiono più condivisibili e che sono volte anche ad evitare speculazioni e prestanome. Si può citare ad esempio il comma che prevede che la cessione della titolarità di una farmacia per essere valida, deve essere accompagnata anche alla cessione dell’azienda commerciale che vi è connessa. Oppure si può citare il comma che prevede che il trasferimento di una farmacia può avvenire solo a favore di un farmacista iscritto all’albo e che abbia conseguito l’idoneità e abbia almeno due anni di pratica professionale certificata.
Se fosse approvato l’emendamento dei relatori, questi ed altri requisiti, verrebbero sospesi per due anni.

venerdì 16 gennaio 2015

COLPO D'AIR PER IL SOTTOSEGRETARIO SESA AMICI



Siparietto divertente, ed anche paradossale, in commissione affari costituzionali alla Camera dove si sta svolgendo l’esame del decreto mille proroghe. Un deputato di opposizione nella seduta di mercoledì 14 gennaio chiede conto al sottosegretario Sesa Amici del perché il decreto sia privo dell’Analisi di Impatto sulla regolamentazione (AIR). Il sottosegretario replica che si informerà e che risponderà nella seduta successiva. Effettivamente così fa. Nella seduta di giovedì 15 gennaio il sottosegretario Amici spiega che l’AIR non è stata predisposta perché trattasi di un provvedimento urgente, come previsto dall’articolo 9 del DPCM 170/2008.
Dov’è il paradosso della vicenda? Sta nel fatto che la risposta data da Sesa Amici è corretta ma è la stessa identica riportata nello stampato del decreto a pag. 49. Dunque la Sottosegretaria ha impiegato un giorno e magari ha anche consultato gli uffici del ministero per fornire una risposta che era già presente nel provvedimento che lei sta seguendo a nome del governo.

lunedì 17 febbraio 2014

ACCORDO MAGGIORANZA-OPPOSIZIONE SBLOCCA MILLE PROROGHE



Non ostante sia in corso la crisi di governo, già oggi, o al massimo entro domani, l’aula della Camera approverà con modifiche il decreto mille proroghe, rinviandolo al senato per la definitiva conversione in legge.
Allo sblocco si è giunti attraverso un accordo tra la maggioranza, impossibilitata nelle condizioni date a fare ricorso alla fiducia, e l’opposizione, attraverso l’individuazione di un gruppo di emendamenti da far passare in aula. Al Movimento 5 stelle, ad esempio sono stati riconosciuti 12 emendamenti da approvare, e lo stesso, ovviamente in proporzione alla grandezza dei gruppi dovrebbe essere stato fatto per gli altri gruppi di opposizione.
In cambio le opposizioni ritireranno tutte le proposte emendative presentate, tranne un numero limitato da mettere comunque ai voti come emendamenti di bandiera.
 Tra le modifiche più rilevanti accolte tra gli emendamenti del principale gruppo dell’opposizione, vi è l’eliminazione della norma che prorogava per tutto il 2014 l’attività del commissario ad acta al terremoto del 1980, con un risparmio di 100.000 euro. L’abolizione della proroga di 6 mesi per l’aggiornamento del nomenclatore tariffario, il taglio di circa 2 milioni al finanziamento previsto per Italia Lavoro, la soppressione della proroga per gli incarichi dirigenziali all’AIFA, la soppressione della gestione commissariale dei rifiuti nella città di Palermo, e l’estensione della proroga degli sfratti a tutto il 2014.