L’aula della Camera ha approvato oggi il decreto milleproroghe.
Al di là del contenuto e della natura del provvedimento, il dato che balza all’occhio
in senso negativo è il numero esiguo di deputati che hanno partecipato alla
votazione finale, pari a 379 in tutto. Il decreto è dunque stato approvato con
soli 280 voti favorevoli e 96 contrari.
E’ evidente che, in questo caso, le critiche maggiori sono
da rivolgere ai gruppi di opposizione. Infatti pur volendo considerare tutti
presenti i 20 deputati della Lega, che ha dichiarato di non partecipare al voto
per protesta, tra le file dell’opposizione si contano ben 110 assenze, cifra
che corrisponde quasi alla metà del numero totale di deputati dell’opposizione,
pari a 226.
La minoranza, in quanto tale, non ha i numeri per bloccare
un provvedimento, ma il suo compito istituzionale è quello di rendere dura la
vita alla maggioranza, il che significa anche costringerla ad essere presente
in aula in forze. Se il 50% dell’opposizione al momento della votazione finale
di un decreto, che pure è stato fortemente criticato, non si presenta in aula, perché
si vota di venerdì, non ci si può lamentare se la maggioranza si limiti ad
assicurare la presenza di soli 280 deputati, magari molti dei quali di Roma e
regioni limitrofe, liberando gli altri e dando loro semaforo verde per correre
ai treni e all’aeroporto.
Quello che l’opposizione dovrebbe sapere, e l’opinione
pubblica iniziare a capire, è che una critica perde di credibilità se ci si
limita alle parole e non la si suffraga con un voto, anche un semplice voto di
testimonianza. Perché le parole e i fatti, da che mondo e mondo sono cose
diverse.

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