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martedì 4 novembre 2014

LA LEGGE DI STABILITA' TAGLIA 222 MILIONI ALLA LOTTA AL CRIMINE E 53 AL SOCCORSO CIVILE



Un taglio di circa 222 milioni di euro nel triennio 2015-2017 alla missione Ordine pubblico e sicurezza è una delle norme di cui si compone la legge di stabilità 2015. In realtà questo taglio al ministero dell’Interno su di una missione di spesa sensibile come quella della lotta alla criminalità non balza subito agli occhi nella lettura dell’articolato, anche perché non si trova all’interno dell’articolato ma in una delle tabelle allegate al provvedimento. Formalmente figura nell’elenco numero 2 citato dall’articolo 24 della manovra, più precisamente per chi volesse cercarsela carte alla mano si trova a pag. 164 dello stampato 2679-bis della Camera dei Deputati. A questi tagli se ne aggiungono altri 53 milioni, sempre nel triennio 2015-2017, alla missione relativa al soccorso civile. Tagli che fanno un certo rumore e che francamente sorprendono, al di là delle valutazioni complessive sulla legge di stabilità, perché certamente non possono essere giustificati con la spending review riduzioni di spesa su temi sensibili e di grande rilievo per la vita dei cittadini, come il contrasto al crimine e l’assicurazione dell’ordine pubblico o la prevenzione dal rischio e il soccorso pubblico.  

mercoledì 3 aprile 2013

TAGLIATI ALTRI 8,5 MILIONI PROVIAMO A SPIEGARE SU COSA


 
Questa legislatura sembra iniziata all’insegna dei tagli, almeno per quanto riguarda la Camera, ed ogni settimana si riunisce l’ufficio di Presidenza che annuncia nuove riduzioni. La settimana scorsa è toccato agli alloggi di servizio e, anche se in maniera più fumosa, alle auto blu.

Questa volta è toccato, o meglio toccherà, alle indennità aggiuntive per i deputati che ricoprono una carica, al personale di segreteria e al fondo di rappresentanza generale a carico del cerimoniale, per un importo totale di 8,5 milioni all’anno.

Poiché i resoconti (inseriti nei bollettini degli organi collegiali) dell’ufficio di Presidenza escono con notevole ritardo, ci si deve inevitabilmente affidare ai comunicati stampa o ai tweet dei diretti interessati. Il problema è che sovente non si chiarisce se la delibera assunta  è immediatamente attuabile o se invece, come di solito accade, si è solo dato mandato per un istruttoria sulla base della quale prendere successivamente la decisione.

La linea di questo sito è tutt’altro che scandalistica, e dunque se si sottolinea questo aspetto è solo per avvertire che questo metodo produce danni e basta. Infatti la Camera e le sue spese sono da settimane sotto la luce dei riflettori dei media, ieri ad esempio c’è stato il pezzo di Sergio Rizzo sugli emolumenti dei dipendenti. Tutti sembrano invece essersi dimenticati del Senato, dove a quanto risulta sullo scadere della legislatura scorsa si è proceduto a quella stabilizzazione di fine legislatura che invece è stata impedita coram populo a Montecitorio.

Comunque veniamo ai fatti e proviamo a spiegarli, almeno sulla base delle notizie. Il taglio del 25% delle risorse del personale di segreteria dei deputati che hanno cariche istituzionali, significa o che si riducono le unità di personale o gli stipendi. I membri dell’ufficio di Presidenza hanno a disposizione i così detti decreti, che nella scorsa legislatura erano quattro. I decreti a seconda della carica ricoperta (segretario di presidenza, questore, vice presidente) sono più o meno ricchi. Tali decreti possono essere assegnati per intero ad una persona (non accade quasi mai) o spezzettati tra più risorse (per farsi un’idea si pensi che il 40% di un decreto pari al IV livello assicura uno stipendio in busta di circa 2100 euro per 15 mensilità). Tornando dunque alle decisione di ieri a quanto si apprende si è ridotto questi decreti (che spetteranno in numero e importo inferiore anche ai presidenti di commissione) del 25%. La conseguenza è che si assumerà o si pagherà meno il personale, ma non si interviene su un punto fondamentale, la trasparenza. Se c’è ancora un segreto inaccessibile a Montecitorio, anche grazie alla solerzia e professionalità di alcuni funzionari, riguarda la destinazione dei decreti (e qui mi fermo proprio perché lo scandalismo non ci appartiene).

L’altro intervento riguarda il taglio del 30% dell’indennità aggiuntiva prevista per i deputati che a Montecitorio ricoprono una carica. Che significa? Che i segretari d’aula, i questori e i vice presidenti, ma anche i presidenti di commissione, oltre all’indennità uguale per tutti percepiscono un’aggiunta, ovviamente a salire, per la funzione svolta. Ad esempio per un segretario d’aula (ma per le altre cariche è ben più corposa) era di circa 1500 euro aggiuntive, cifra già decurtata del 10% stabilito sul finire della scorsa legislatura.

Infine si annuncia un taglio del fondo di rappresentanza generale pari al 50%. Qui non si capisce se ci si riferisce al famoso fondo del segretario generale di Montecitorio, reso noto dai Radicali, o se invece si parla del cerimoniale. Sia come sia il conto totale per questa settimana sono 8 milioni e mezzo. Ovviamente in attesa di nuove polemiche e ulteriori tagli, e soprattutto in attesa dei Boc.