martedì 2 luglio 2013

SI LITIGA SUL VICE PRESIDENTE MA IL PROBLEMA E' IL SEGRETARIO D'AULA AGGIUNTIVO



La vicenda dell’elezione del quarto vice presidente della Camera, in sostituzione di Maurizio Lupi, l’ha sollevata da molto tempo questo blog quando nessuno se ne era accorto. Ora che è una notizia politica di primo piano a noi continua ad interessare solo il profilo regolamentare ed istituzionale e così ci limitiamo soltanto a citare i precedenti che dal 94 ad oggi hanno sempre visto assegnare 2 vice presidenti all’opposizione. 1994 Governo Berlusconi e Pivetti Presidente di Montecitorio i vice dell’opposizione erano Acquarone e Violante; 1996 Governo Prodi e Violante Presidente Camera i vice dell’opposizione erano Biondi e Giovanardi; 2001 Governo Berlusconi e Casini Presidente Camera i vice dell’opposizione erano Mastella e Mussi, 2006 Governo Prodi e Bertinotti Presidente i vice dell’opposizione erano Tremonti e Meloni. 2008 Governo Berlusconi e Fini Presidente Camera, i vice dell’opposizione erano Bindi e Buttiglione.
Ciò detto la questione di rilievo e anomala relativa alla votazione di oggi pomeriggio riguarda l’elezione del segretario d’aula della quale nessuno si sta occupando. A nostro avviso si tratta di un elezione assolutamente non dovuta, un incarico istituzionale assegnato per dare soltanto una poltrona in più con tanto di ufficio e decreti, e che con tutta probabilità andrà al Pd.
La questione sta tutta nell’articolo 5 del regolamento della Camera. Il comma 1 stabilisce che nell’ufficio di presidenza i segretari d’aula debbano essere in numero di 8. I commi 4 e 5 stabiliscono che successivamente si può procedere all’elezione di segretari per consentire a tutti i gruppi presenti alla Camera di essere rappresentati nell’ufficio di presidenza. Il comma 8 dello stesso articolo prevede che qualora debbano essere sostituiti i membri dell’ufficio di presidenza eletti nella prima votazione (quella in cui sono stati eletti 4 vice presidenti, 3 questori e appunto 8 segretari) si procede ad una nuova elezione.  Tale comma nella nostra interpretazione non fa che ribadire che il numero ordinario dei membri dell’uffiicio di presidenza è quello dettato dal comma 1, dunque per i segretari 8. Così come nel caso del vice presidente, se uno dei quattro cessa, il comma 8 rafforza il disposto che non possono rimanere in 3. Se, però, come sovente capita, nel frattempo si è proceduto ad eleggere segretari aggiuntivi, che dunque sono già 8 o più, il comma 8 non dovrebbe essere applicato per i segretari d’aula.
L’elezione odierna pone un procedente e da un’interpretazione estensiva dell’comma 8 dell’articolo 5. Il motivo non è istituzionale ma materiale. Il Pd che non ostante esprimesse un numero di segretari d’aula abnorme rispetto alla prassi recente (ben 5, mentre fino ad oggi i due principali partiti si erano spartiti al massimo 4 segretari a testa),ne ha perso uno a seguito della nomina di Giampiero Bocci a sottosegretario. Invece di rimanere con 4 segretari ha preteso il reintegro della quinta poltrona. Spiace che la Presidente Boldrini abbia obbedito tacendo, spiace che nessuno alla Camera, ed in specie l’opposizione abbia posto la questione dal punto di vista dell’interpretazione del regolamento, chiedendo quanto meno di produrre una lista di precedenti in tal senso oppure un parere della giunta del regolamento. Tanto paga la Camera.

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