I lavori della Camera (ed anche quelli del Senato) sono per
il momento bloccati a seguito della richiesta avanzata dal Pdl di sospensione
delle attività parlamentari per tre giorni per consentire ai gruppi PDL di
rimanere riuniti in assemblea permanente. Non si tratta di altro che della
ritorsione politica nei confronti della decisione della Cassazione di
pronunciarsi sul processo mediaset entro fine mese.
Il problema, però, se i lavori delle Camere dovessero essere
effettivamente bloccati, non riguarda tanto il Pdl che, comunque la si voglio
giudicare, sta mettendo in atto una protesta politica. Riguarda soprattutto gli
altri gruppi della maggioranza ed in particolare il governo di Enrico Letta.
Ovviamente le opposizioni si sono già pronunciate con forza per il
proseguimento dei lavori parlamentari.
Se i lavori si bloccheranno, e questo accadrà solo se il Pd
e il governo lo consentiranno, sarà manifesto che il Premier Letta e la stessa
maggioranza sono ufficialmente ostaggi del Pdl e del suo leader Silvio
Berlusconi. Andare avanti comunque è certamente rischioso, perché c’è già chi
nel Pdl è arrivato a minacciare una crisi di governo. Anche se non si arrivasse
a tanto sarebbe comunque rischioso perché, ad esempio, alla Camera si vota un
decreto come quello sull’Ilva, e con il Pdl sull’aventino i numeri potrebbero
anche mancare (non è detto perché il Pd da solo a Montecitorio ha quasi la
maggioranza assoluta).
E’ evidente, altresì, che fermare i lavori produrrebbe un
doppio danno istituzionale e politico. Il primo è quello più importante ed è
quello che più interessa alla linea di questo blog. Un parlamento che si blocca
in maniera plateale e inaudita per una vicenda giudiziaria privata, quando
neppure ventiquattro ore prima il paese ha subito l’ennessimo, drammatico
declassamento economico, costituirebbe un colpo difficilmente rimediabile alla
credibilità dell’istituzione. E’ per questo che l’attività deve proseguire,
magari trovando un accordo tacito con le opposizioni, magari con i deputati
democratici che si iscrivono a parlare in massa sul complesso degli emendamenti
del Dl Ilva evitando di votare, oppure mettendo all’ordine del giorno qualche
mozione non pericolosa, ma le porte del parlamento non possono e non devono
rimanere sbarrate.
L’altro danno è politico, e ovviamente riguarda il premier
Letta che perde ogni credibilità ed ogni parvenza di autonomia, dopo che solo
ieri sera dichiarava che le vicende di Berlusconi non avrebbero avuto ricadute
sull’esecutivo.
Ci permettiamo, infine di dire, che di fronte ad una simile
situazione non si può permettere il silenzio il vero garante di questa legislatura.

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