mercoledì 10 luglio 2013

CHIUSO PER COSA?



I lavori della Camera (ed anche quelli del Senato) sono per il momento bloccati a seguito della richiesta avanzata dal Pdl di sospensione delle attività parlamentari per tre giorni per consentire ai gruppi PDL di rimanere riuniti in assemblea permanente. Non si tratta di altro che della ritorsione politica nei confronti della decisione della Cassazione di pronunciarsi sul processo mediaset entro fine mese.
Il problema, però, se i lavori delle Camere dovessero essere effettivamente bloccati, non riguarda tanto il Pdl che, comunque la si voglio giudicare, sta mettendo in atto una protesta politica. Riguarda soprattutto gli altri gruppi della maggioranza ed in particolare il governo di Enrico Letta. Ovviamente le opposizioni si sono già pronunciate con forza per il proseguimento dei lavori parlamentari.
Se i lavori si bloccheranno, e questo accadrà solo se il Pd e il governo lo consentiranno, sarà manifesto che il Premier Letta e la stessa maggioranza sono ufficialmente ostaggi del Pdl e del suo leader Silvio Berlusconi. Andare avanti comunque è certamente rischioso, perché c’è già chi nel Pdl è arrivato a minacciare una crisi di governo. Anche se non si arrivasse a tanto sarebbe comunque rischioso perché, ad esempio, alla Camera si vota un decreto come quello sull’Ilva, e con il Pdl sull’aventino i numeri potrebbero anche mancare (non è detto perché il Pd da solo a Montecitorio ha quasi la maggioranza assoluta).
E’ evidente, altresì, che fermare i lavori produrrebbe un doppio danno istituzionale e politico. Il primo è quello più importante ed è quello che più interessa alla linea di questo blog. Un parlamento che si blocca in maniera plateale e inaudita per una vicenda giudiziaria privata, quando neppure ventiquattro ore prima il paese ha subito l’ennessimo, drammatico declassamento economico, costituirebbe un colpo difficilmente rimediabile alla credibilità dell’istituzione. E’ per questo che l’attività deve proseguire, magari trovando un accordo tacito con le opposizioni, magari con i deputati democratici che si iscrivono a parlare in massa sul complesso degli emendamenti del Dl Ilva evitando di votare, oppure mettendo all’ordine del giorno qualche mozione non pericolosa, ma le porte del parlamento non possono e non devono rimanere sbarrate.
L’altro danno è politico, e ovviamente riguarda il premier Letta che perde ogni credibilità ed ogni parvenza di autonomia, dopo che solo ieri sera dichiarava che le vicende di Berlusconi non avrebbero avuto ricadute sull’esecutivo.
Ci permettiamo, infine di dire, che di fronte ad una simile situazione non si può permettere il silenzio il vero garante di questa legislatura.

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