Sei proposte di legge diverse sullo stesso tema presentate
da parte di esponenti di uno stesso partito sono un po’ troppe e denotano o
confusione o voglia di protagonismo, magari alla luce della divisione interna
tra correnti. Il partito in questione è ovviamente il Pd, e il tema oggetto
delle proposte di legge è niente meno che la nuova normativa sulla
cittadinanza, della quale i democratici hanno fatto una sorta di vessillo
politico.
E’ per questo che alla vigilia dell’inizio dell’esame in
commissione (inzia domani in commissione affari costituzionali) trovare tutte queste proposte di legge dalla sponda democrat
sorprende non poco. A quella ufficiale a prima firma Bersani, Kyenge, Speranza
più un quarantina di deputati, seguono le pdl Bressa, Gozi, Pes ed altri,
Zampa, Vaccaro. I contenuti delle proposte di legge sono più o meno simili
ampliando l’attuale normativa a vantaggio di un principio di uno ius soli
temperato da alcune condizioni (blande) e ad anche del principio dello Ius culturae.
Tecnicamente le più complete e organiche sono le proposte
Bressa (a.c. 273) e Gozi (a.c. 707) che riscrivono completamente , novellandola
in alcune parti, la normativa dettata dalla legge 91 del 1992. L’abbinamento di
proposte di legge di altri gruppi e l’assenza di un testo governativo farà in
modo che la Commissione affari costituzionali procederà a dar vita ad un nuovo
testo unificato, invece di individuare un testo base, togliendo così d’impaccio
il Pd .
Comunque la domanda resta, ma che senso ha presentare tanti
disegni di legge da parte di uno stesso partito, quando il contenuto di questi
testi è anche abbastanza omogeneo?

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