All’ordine del giorno dei lavori di Montecitorio, dopo l’esame
della proposta di legge sul reato di diffamazione, figurano tre mozioni
parlamentari, rispettivamente di M5s, Sel e Lega, che chiedono la rimozione del
sottosegretario Giuseppe Castiglione. Nel dibattito politico si parla di
mozioni di sfiducia nei confronti del sottosegretario per l’indagine sul Cara
di Mineo e per i collegamenti con l’inchiesta su Mafia Capitale. Tecnicamente
però è bene precisare che i documenti presentati non sono vere e proprie
mozioni di sfiducia, ma semplici atti di indirizzo che, se approvati avrebbero
certamente un valore politico (che porterebbe alla rimozione di Castiglione),
ma non produrrebbero alcun effetto di natura giuridico-costituzionale, come nel
caso della mozione di sfiducia al singolo ministro di cui all’articolo 115,
comma 2 del regolamento della Camera. L’istituto della sfiducia nei confronti
dei sottosegretari di stato non è, infatti, prevista dai regolamenti, dunque l’unica
strada per segnalare da parte di una camera la volontà politica di rimozione di
un sottosegretario è quella della mozione ordinaria. Per quanto riguarda i
testi delle mozioni presentate, tutte ripercorrono nelle premesse le vicende
che hanno portato all’inchiesta sul cara di Mineo e su Castiglione.
Differiscono parzialmente i dispositivi. Quello della mozione M5S impegna il
governo ad avviare immediatamente le procedure di revoca del sottosegretario su
proposta del Presidente del Consiglio. Il dispositivo della mozione di Sel e
quello della lega impegna invece il governo a richiedere al sottosegretario le
dimissioni. Ovviamente si tratta di differenze stilistiche, la sostanza
politica, qualora le mozioni venissero approvate, non cambierebbe.

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