5 su 5 oppure 5 su 78? I numeri sono numeri ma dipende da
come si leggono e nella lettura dei risultati dei ballottaggi delle
amministrative, forse hanno tutti una parte di ragione. Il Movimento 5 stelle
esulta perché nei 5 casi nei quali un suo candidato ha raggiunto il
ballottaggio è diventato sindaco. Dal che, sempre i 5 stelle, traggono buoni
auspici in vista delle elezioni nazionali dove l’Italicum prevede appunto il
ballottaggio tra le prime due liste, se nessuno ha ottenuto più del 40% dei voti.
Allo stesso tempo, però, i ballottaggi che si sono disputati
domenica scorsa sono stati ben 78 ed in 73 casi il movimento 5 stelle non è
riuscito a parteciparvi. Soprattutto nessuno dei suoi candidati è riuscito a
raggiungere il secondo turno nelle principali città andate al voto, ad iniziare
da Venezia dove le condizioni che avevano portato alle elezioni anticipate
sembravano aver posto le basi per un’affermazione pentastellato.
In molti casi è stato un centrodestra dato per morto che,
non solo ha raggiunto il ballottaggio, ma ha eletto un proprio sindaco,
vincendo sfide importanti (e impreviste) come Venezia o Arezzo. Anche in questo
caso, però, bisogna considerare che alle amministrative vi sono le coalizioni e
dunque per chi si coalizza è più facile ottenere più voti totali, rispetto ad
una lista che corre da sola. Il problema per il centrodestra riguarda il fatto
che la nuova legge elettorale nazionale non prevede più la possibilità di
coalizioni tra liste diverse, ma solo il voto alla singola lista.
Se dar vita ad una coalizione tra partiti che sostengono
posizioni anche molto diverse può essere complicato ma non impossibile, mettere
in piedi una lista unica per le elezioni tra le stesse forze è molto, molto più
complicato, anche perché i seggi disponibili non sarebbero più di 340.
Un dato leggermente più chiaro che emerge dai ballottaggi è
la sconfitta abbastanza netta del Partito Democratico. Un risultato sul quale
sicuramente hanno influito le questioni nazionali, ad iniziare dall’emergenza
immigrazione, ma che non può e non deve essere eletto solo in questa chiave, perché
a livello comunale contano molto anche i fattori locali e soprattutto i
candidati sindaco.
Non c’è dubbio invece sul fatto che l’unica vittoria certa è
stata ancora una volta quella dell’astensione. Considerando il totale di
elettori chiamati alle urne, più della metà, per diversi motivi, ha deciso di
non votare per nessuno dei candidati in campo, una tendenza all’astensionismo
maggioritario che si va consolidando e che segnala un distacco sempre maggiore
dalla politica e da tutti gli attori attualmente in campo sullo scenario
politico.

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