L’esame della legge di riforma
costituzionale alla Camera è giunta, per il momento, al punto peggiore al quale
si poteva arrivare con i gruppi di opposizione che abbandonano l’aula per
protesta nei confronti della maggioranza.
Le avvisaglie che si potesse
arrivare a questo punto si erano palesate nel corso delle giornate di martedì,
mercoledì e giovedi, attraverso una serie di decisioni
regolamentari-procedurali legittime, ma che allo stesso tempo rappresentavano
un’oggettiva forzatura, dalla decisione, poi revocata, di non concedere tempi
aggiuntivi ai gruppi che avevano terminato il loro tempo, alla decisione di
procedere con la seduta fiume.
Due risse, una tra NCD e Lega ed
una tra Pd e Sel, e le intemperanze continue che hanno contraddistinto le
sedute degli ultimi quattro giorni segnalavano un nervosismo oltre i livelli di
guardia sia tra i ranghi della maggioranza, sia tra quelli dell’opposizione.
Certamente le opposizioni hanno
attuato una condotta ostruzionistica attraverso un uso anomalo e abnorme dell’articolo
86, comma 4, del regolamento. Ma da parte della maggioranza c’è stato un
irrigidimento eccessivo nel voler porre un limite temporale perentorio per la
chiusura dell’esame di un provvedimento che non è un decreto legge ma una
riforma, ampia e rilevante della Costituzione.
Probabilmente tutto questo è la
conseguenza di un dato politico ben più importante che consiste nel fatto che
il quadro con cui la riforma costituzionale è stata avviata è radicalmente
mutato a seguito della rottura del patto tra Pd e Forza Italia.
Lo scenario che si profila è
quello che caratterizzò la riforma costituzionale del titolo V del 2001, una
riforma della sola maggioranza. In
questo senso la questione non riguarda più il merito del contenuto della
riforma costituzionale, che per molti versi è apprezzabile e necessaria, ma se
sia opportuno effettuare una modifica così rilevante della nostra carta con i
voti della sola maggioranza che, di fatto, consiste nel solo Pd, considerata l’esiguità
numerica in parlamento e ancora di più nei consensi al di fuori del parlamento,
delle altre forze di maggioranza.

Nessun commento:
Posta un commento