mercoledì 7 maggio 2014

IL TESTACODA VERBALE DI CICCHITTO



Oggi per NCD non era facile difendere il suo leader, il Ministro dell’Interno Alfano, nel corso dell’informativa svolta alla Camera sui fatti della finale di Coppa Italia. Non è un caso infatti, che sul punto sia intervenuto un pezzo da novanta come Fabrizio Cicchitto (resoconto integrale dell'intervento).
La difficoltà dell’impresa, unitamente al fatto che Cicchitto è intervenuto a braccio, ha però giocato un brutto scherzo anche ad un parlamentare navigato come lui, facendogli compiere un testacoda verbale, tanto involontario quanto imbarazzante su un tema come la Mafia.
Dice Cicchitto, auspicando un intervento risolutivo dopo le elezioni che risolva il problema dei violenti allo stadio “ Ciò perché altrimenti, sulla base di questo criterio, anche tra i mafiosi c’è il singolo mafioso che è un prepotente, non una struttura organizzata che esercita un grande ruolo di intimidazione.”
La gaffe è evidente visto che dalle parole messe a verbale si evincerebbe che nella mafia c’è qualche singolo mafioso che è un prepotente e sarebbe questo ad esercitare le intimidazioni e non un’organizzazione articolata.
Cose che capitano a Montecitorio.

Il testo dell'intervento integrale di Cicchitto
FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, in primo luogo, voglio inviare da questa tribuna un saluto alla madre di Ciro Esposito, signora Leandri (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra), che si è comportata in tutta questa vicenda con un singolare e straordinario senso della misura, malgrado abbia il figlio in quelle condizioni.
   Detto questo, però, voglio anche dire che siccome ho inteso in quest'Aula tre discorsi da campagna elettorale che non si misurano affatto con la gravità e la serietà del problema che abbiamo – un discorso di campagna elettorale del rappresentante del MoVimento 5 Stelle, un discorso di campagna elettorale dell'onorevole Bianconi e un discorso di campagna elettorale dell'onorevole Migliore – allora non posso fare a meno di ricordare alcune cose.

martedì 6 maggio 2014

LA DIRETTIVA SULLA DECLASSIFICAZIONE DEGLI ATTI ESCLUDE IL PARLAMENTO



Nella Gazzetta Ufficiale del 2 maggio scorso è stata pubblicata la direttiva del Presidente del Consiglio per la declassificazione degli atti sulle principali stragi della storia d’Italia e il loro versamento all’Archivio di Stato. In sostanza si tratta di una lettera del premier  ai ministri in cui li invita a versare i documenti presenti negli archivi dei loro dicasteri e ricompresi nell’oggetto della direttiva, lo stesso dovranno fare i servizi.
Proprio nella parte che riguarda i documenti contenuti negli archivi degli organismi di informazione e sicurezza, la direttiva Renzi appare più fiacca. Infatti in essa si stabilisce che per la raccolta di questi documenti venga formata una commissione, ma per ogni criterio in merito alla composizione di tale commissione e al suo funzionamento viene rimesso al Direttore del DIS. L’unico organo con cui il direttore del DIS dovrà rapportarsi tramite informative semestrali è il sottosegretario alla presidenza del consiglio con Delega ai servizi.
Oltre ad una assoluta indeterminatezza relativa ai tempi di inizio e soprattutto di conclusione dell’opera di versamento all’archivio di Stato dei documenti classificati in possesso dei vari ministeri, l’altra caratteristica che emerge da questa direttiva è l’assoluta assenza del Parlamento, anche come semplice spettatore e controllore delle operazioni. Anche per quanto riguarda le carte dei servizi tutto avviene tra questi e il governo senza prevedere minimamente informative nei confronti almeno del comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Nel momento in cui si tirano fuori dagli armadi le carte e di fatto rendendole pubbliche è evidente che sia cruciale il controllo proprio in merito al fatto che nessuna carta rimanga inavvertitamente in qualche cassetto, o peggio venga distrutta.
Questa mole di documenti che tra qualche tempo (abbastanza indeterminato) sarà oggetto di studio da parte di chiunque lo voglia è fondamentale non perché serva a svelare alcun mistero, ma perché sulla base di queste carte si scriverà la storia nei prossimi anni e dunque si produrrà cultura che a sua volta influenzerà la politica.
In tutto questo l’unico organo democratico rappresentativo della volontà popolare non solo non giocherà alcun ruolo, ma non avrà diritto ad ottenere alcuna informazione.

lunedì 5 maggio 2014

CHI HA PAURA DELLA LEGGE SUL CONFLITTO DI INTERESSI?



Il tema del conflitto di interessi spaventa così tanto la politica da farle preferire un tema altrettanto controverso e spinoso come quello della riforma della normativa in tema di cittadinanza. Più che un sospetto, questo, sembra una costatazione a giudicare dal calendario della Commissione Affari Costituzionali della Camera.
A seguito della richiesta del Movimento 5 Stelle in quota dei provvedimenti spettanti all’opposizione la riforma della legge sul conflitto di interessi figura nel calendario della commissione da un paio di settimane, senza però che fino ad oggi ne sia stato avviato l’esame. Calendarizzata all’inizio per il 23 aprile, è stata via via fatta slittare, con diverse motivazioni.
Questa settimana la riforma figura nuovamente in calendario ma improvvisamente nel calendario dei lavori è stata riesumata niente meno che la legge sulla cittadinanza, il cui iter si era bloccato nell’ormai lontanissimo 4 luglio scorso, dopo aver svolto tre sedute interlocutorie. Non solo, ma la legge sulla cittadinanza figura al primo punto dei lavori in referente di martedì, mentre il conflitto di interessi è all’ultimo posto. Giovedì la situazione si inverte, ma il giovedì, ai fini dei lavori effettivi in commissione, è una giornata che risente molto dei lavori d’aula (che se terminano entro la mattinata registra un fuggi fuggi generale di deputati).
Va detto poi che sulla cittadinanza si possono registrare posizioni, anche molto differenziate, all’interno della stessa maggioranza, oltre che tra maggioranza e opposizione. E’ probabile, però, che qualcuno abbia ritenuto che questo sia il male minore piuttosto che avventurarsi su un tema come il conflitto d’interessi. Comunque una cosa è certa, due provvedimenti di rilievo tecnico e politico è difficile, se non in possibile che possano essere portati avanti in commissione.