giovedì 28 novembre 2013

DIRITTO D'ASILO AI RIVOLUZIONARI? LO PREVEDE UNA PROPOSTA DEL PD



I nostri padri costituenti nell’inserire il diritto di asilo in costituzione sono stati un po’troppo di manica larga. Il comma 3 dell’articolo 10 prevede infatti che questo debba essere concesso a tutti gli stranieri ai quali sia impedito nel loro paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra costituzione. Il principio è molto chiaro, ma forse perché di portata eccessivamente ampia, fino ad oggi non è mai stato attuato con una legge ordinaria.
A farlo ci ha provato il Partito Democratico con una proposta di legge (la n.327) che proprio ieri ha iniziato il suo iter in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Il testo è per molti versi apprezzabile perché di fatto prova a dare vita ad un testo unico in materia di protezione internazionale, ma stupisce proprio nei due articoli che trattano il diritto di asilo, perché ne estende la portata a tal punto che mezzo mondo potrebbe chiederlo e ottenerlo nel nostro paese, con evidenti ricadute sui flussi migratori in entrata.
L’articolo 5 non fa che riproporre i principi previsti in costituzione e già questo basterebbe. Infatti che significa esercizio dei diritti di libertà democratica garantiti dalla nostra costituzione? Solo i diritti politici, oppure anche i diritti quali la libertà sindacale, lo sciopero, la libertà di opinione e stampa? Il problema è rilevante perché il diritto di asilo, a differenza dello status di rifugiato, per essere concesso non presuppone l’aver subito una persecuzione o l’essere in pericolo di vita da parte del richiedente, ma solo la negazione dei diritti di cui sopra. Tanto per fare un esempio se in un ipotetico paese non fosse riconosciuto il diritto di voto alle donne, anche senza alcuna forma di persecuzione, le cittadine di quel paese potrebbero chiedere e ottenere asilo in Italia, se la legge fosse approvata.
Ancor più stupefacente è l’articolo 6 della stessa proposta di legge, il quale precisa che il diritto di asilo si può concedere anche a chi ha cercato di sovvertire l’ordine costituzionale del proprio paese, dunque a rivoluzionari o terroristi a seconda dei casi, se quegli atti erano finalizzati “a liberare il paese di origine da un regime formalmente o solo sostanzialmente illiberale”. E’ evidente che con una formulazione del genere ci si addentra su un terreno sconfinato ed estremamente scivoloso. Chi decide infatti se un regime è illiberale ( e soprattutto che si intende con questo termine) al punto da considerare liberatori coloro che hanno preso le armi contro di esso. Ad esempio alla luce di questo principio i fondamentalisti islamici algerini che tentano di sovvertire il regime autoritario del loro paese, avrebbero diritti ad ottenere asilo sulle nostre sponde se questa legge fosse approvata?
E ancora va da se che in questo articolo riecheggia il principio base del concetto di esportazione della democrazia negli altri paesi, ovvero il principio che è alla base della missione in Afghanistan e di altre missioni militari.
Per il momento, va detto che l’iter di questa proposta di legge ha subito immediatamente un rallentamento in considerazione del fatto che anche il governo sta preparando un testo unico vertente sulla stessa materia. Staremo a vedere, certo il problema resta, come lo stupore nei confronti di un Pd che sul diritto di asilo è riuscito a scavalcare a sinistra addirittura Sel.

mercoledì 27 novembre 2013

IL GOVERNO BARA SULLE CALAMITA' E SUI FONDI DEI PARTITI, LA STAMPA GLI TIENE IL GIOCO



Può un governo barare su un tema tanto delicato come quello delle calamità naturali? Può la stampa essere così cialtrona o connivente da avvalorare questo raggiro politico? In Italia in entrambe i casi la risposta è si.
Se oggi si apre qualsiasi giornale italiano si legge di un fondo per le emergenze come quelle della Sardegna istituito con il maxiemendamento alla legge di stabilità e finanziato con i risparmi della legge che ha ridotto il finanziamento pubblico ai partiti. Le informazioni su questa norma sono molto scarne, ma tutte fanno pensare ad un provvedimento ex novo del governo, istituito a seguito della decisione di distrarre risorse da altre voci di spesa.
Il comma in questione è il 251 e basta leggerlo per accorgersi con stupore che non è affatto così. Infatti il governo destina 60 dei 68 milioni di risparmi ottenuti dalla legge che ha ridotto il finanziamento pubblico ai partiti (ovviamente parliamo di quella del 2012 della scorsa legislatura, perché quella dell’attuale governo è insabbiata in Senato) ad una serie di interventi individuati dai commi 227 a 232 dello stesso maxiemendamento e che riguardano a vario titolo ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali già avvenute.
Qual è il problema? Molto semplice che il governo non si è inventato nulla di nuovo ma ha solo applicato quello che già prevedeva la legge del 2012 sul finanziamento ai partiti, che all’articolo 16 stabiliva che i risparmi ottenuti per gli anni 2012 e 2013 dovessero essere utilizzati per gli interventi di ricostruzione provocati dalle calamità naturali verificatesi in Italia dal 1 gennaio 2009.
Non solo, ma semmai il governo ha scippato 8 milioni ai terremotati e ai danneggiati da calamità varie, stornando questi soldi dal totale dei risparmi ottenuti nel 2013 grazie alla legge 96/2012, per destinarli ad un fondo che gli serve sostanzialmente per fare cassa.

martedì 26 novembre 2013

DOPO 8 MESI SOSTITUITO IL CAPO SEGRETERIA DELLA BOLDRINI



Notizia clamorosa a Montecitorio, almeno per chi segue le dinamiche interne all’amministrazione del Palazzo. Dopo neppure otto mesi è caduta la testa del capo della segreteria del Presidente della Camera Laura Boldrini, il dottor Marco Cerase che improvvisamente è stato spostato al coordinamento dell’attività di alcune commissioni d’inchiesta, il che significa ufficio a Palazzo San Macuto, lontano da Montecitorio.
I motivi della rimozione, avvenuta nel corso della settimana scorsa, ovviamente sono noti solo ai diretti interessati. L’Ex capo segreteria della Boldrini è un dipendente di Montecitorio dunque risponde all’amministrazione. Allo stesso tempo è difficile pensare che la presidente Boldrini non sia stata quanto meno informata della decisione, e che a seguito di questa informazione non abbia espresso un proprio parere (almeno si spera).
A sostituire Cerase alla guida della segreteria del Presidente della Camera è andato il dott. Fabrizio Castaldi, che attualmente ricopriva l’incarico di coordinamento delle attività di segreteria del Segretariato Generale, ovvero la struttura amministrativa che fa direttamente riferimento al segretario generale della Camera Ugo Zampetti.
A sostituire Castaldi nel posto lasciato vacante (anche se solo di pochi metri visto che il suo vecchio ufficio e quello nuovo nella segreteria del presidente sono a meno di 50 metri al secondo piano di Montecitorio) è stata chiamata la dottoressa Di Andrea, già in forza all’Ufficio Affari Generali, e avvistata spesso in buvette con la dottoressa Pagano, consigliere Capo Servizio dell’Ufficio Affari Generali e stretta collaboratrice, per ovvie ragioni funzionali, del Segretario Generale di Montecitorio.
In questo giro di incarichi c’è da capire chi ha vinto e chi ha perso, perché a Montecitorio tutto ha un senso e soprattutto tutto ha un fine, nell’amministrazione prima e più che nella politica. Dovendo tirare le somme Cerase ne esce evidentemente sconfitto. E chi sa se in questa sconfitta possa avere qualcosa a che fare il fatto che lui non faceva parte della corrente di quelli che radio Montecitorio danno per vicini al segretario generale. Castaldi ovviamente ha acquisito un incarico di maggior prestigio visto che da numero due degli affari generali diviene numero uno della segreteria del Presidente. E va detto che Castaldi lo merita. Solo il tempo dirà se fu vera gloria, oppure se si sia trattato di un promoveatur ut..., visto che il suo vecchio ufficio è passato in altre mani. La dottoressa Di Andrea ha invece certamente fatto un balzo in avanti nell’organigramma funzionale di Montecitorio.