Da domani, 8 aprile, riprende alla Camera, in commissione Affari costituzionali, l'esame della riforma della legge elettorale, il cui approdo in aula è già calendarizzato per il prossimo 27 aprile.
Si tratta di uno snodo importante della legislatura, un appuntamento sul quale le minoranze interne al Pd avevano promesso battaglia, lasciando presagire anche voti in dissenso dal gruppo.
Sui giornali di oggi, però, sono diversi gli esponenti della minoranza democrat che parlano di "Battaglia da svolgere in aula", oppure di coloro che, membri della prima commissione, riflettono sull'ipotesi di lasciare il proprio posto in commissione ad altri colleghi, Bersani in testa.
Poichè, su temi così cruciali, nessuna parola è lasciata al caso, parlare di aula e non di commissione, sembra un primo passo da parte di alcuni esponenti della minoranza Pd di rinviare di qualche settimana lo scontro con il proprio gruppo, oppure magari di rinviarlo sine die.
E' evidente, infatti, che se c'è uno spiraglio per modificare il testo dell'Italicum ciò si verificherà soltanto in commissione. Qui infatti la minoranza Pd, se non è addirittura maggioranza, ha comunque i numeri per far passare una serie di modifiche unendo i propi voti a quelli dell'opposizione. In prima commissione la maggioranza conta teoricamente di 29 voti (di cui 23 del solo Pd) contro i 21 delle opposizioni. Poichè gli esponenti Pd che hanno dichiarato la loro ostilità all'Italicum nel testo attuale sono almeno 8 (tra cui Bersani, Bindi, D'Attorre, Pollastrini, Cuperlo) è matematico che governo e maggioranza potrebbero andare sotto in diverse votazioni, a patto che le opposizioni votino compatte e in forze.
In aula i rapporti numerici cambiano notevolmente ed anche politicamente diviene più complicato mandare sotto il governo. In aula, infatti, i gruppi che sostengono il governo contano teoricamente su un patrimonio di ben 385 voti. Al di là delle cifre che riportano i giornali, è arduo pensare che all'interno del gruppo Pd vi possano essere più di una quarantina di deputati che, almeno su un emendamento possano votare in dissenso dal proprio gruppo, dunque se non vi saranno defezioni anche da altri gruppi di maggioranza, che però potrebbero anche aprire scenari di crisi, è matematico che la commissione sarà il teatro nel quale l'Italicum potrebbe essere modificato, imponendo in tal modo una terza lettura al Senato. Se la minoranza Pd deciderà di non combattere su questo terreno, ma aspetterà l'esame in aula, allora sarà abbastanza scontato che alle parole di fuoco pronunciate contro la legge elettorale, non seguiranno fatti conseguenti.

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