La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
mercoledì 8 aprile 2015
CON L'ITALICUM PER PARTECIPARE ALLE ELEZIONI E' OBBLIGATORIO DEPOSITARE LO STATUTO
Tra le modifiche apportate al Senato al testo dell'Italicum ce n'è una che a prima vista appare secondaria, ma che merita almeno una riflessione. Ci riferiamo al comma 7, lettera b) dell'articolo 2 del progetto di legge che ora è tornato all'esame della Camera. Fino ad oggi la normativa elettorale imponeva a chi si volesse candidare alle elezioni politiche di depositare presso il Viminale il proprio simbolo elettorale e (obbligo aggiunto con il porcellum) il programma elettorale dove viene indicato anche il cosi detto capo della forza politica. La modifica apportata al Senato ha inserito un nuovo obbligo per tutte le liste che vogliono partecipare alle elezioni politiche, depositare il proprio statuto che deve essere conforme a quello descritto dall'articolo 3 del decreto legge 149 del 2013 (la legge che ha riformato il finanziamento pubblico).
La norma per come è scritta, ed anche per la sua natura suscita più di una perplessità. Anche se la legge nulla dice sulle conseguenze in caso di mancato deposito dello statuto è probabile che chi non lo deposita nei termini previsti non può partecipare alle elezioni.
Ma un ulteriore problema, sottolineato anche dal dossier dell'Ufficio Studi della Camera, riguarda il richiamo effettuato allo statuto come previsto dal decreto 149/2013. In sostanza non si capisce a chi spetterebbe verificare l'eventuale conformità dello statuto depositato presso il ministero dell'Interno, ai criteri stabiliti dall'articolo 3 del dcereto 149. In quel decreto si prevede che il controllo sulla regolarità degli statuti sia affidato ad un'apposita commissione, ma poichè tale controllo è escluisvamente finalizzato all'accesso alle nuove forme di contributo pubblico è impensabile che possa essere applicato anche per la partecipazione alle elezioni.
Inoltre la previsione dell'obbligo del deposito di uno statuto conforme a quello indicato dal decreto 149 rischia di complicare la vita a quelle forze politiche che decidono di formare una lista comune alle elezioni al fine di superare lo sbarramento. Lo statuto previsto dall'articolo 3 del decreto 149 è molto articolato e deve soddsfare una lunga serie di criteri, mentre gli statuti che si redigono in caso di apparentamenti elettorali sono molto semplici anche perchè sono finalizzati esclusivamente al momento elettorale.
In sostanza la norma, in assenza di una legge sui partiti che applichi l'articolo 49 della Costituzione, non ha molto senso, ma produce un ulteriore aggravio nelle già gravose procedure propedeutiche alla presentazione delle liste elettorali e, soprattutto, rischia di rimettere la decisione dell'ammissione o meno di una lista alle elezioni ad un semplice ufficio del Ministero dell'Interno.
martedì 7 aprile 2015
L'ITALICUM O SI CAMBIA IN COMMISSIONE O DIFFICILMENTE SI CAMBIA
Da domani, 8 aprile, riprende alla Camera, in commissione Affari costituzionali, l'esame della riforma della legge elettorale, il cui approdo in aula è già calendarizzato per il prossimo 27 aprile.
Si tratta di uno snodo importante della legislatura, un appuntamento sul quale le minoranze interne al Pd avevano promesso battaglia, lasciando presagire anche voti in dissenso dal gruppo.
Sui giornali di oggi, però, sono diversi gli esponenti della minoranza democrat che parlano di "Battaglia da svolgere in aula", oppure di coloro che, membri della prima commissione, riflettono sull'ipotesi di lasciare il proprio posto in commissione ad altri colleghi, Bersani in testa.
Poichè, su temi così cruciali, nessuna parola è lasciata al caso, parlare di aula e non di commissione, sembra un primo passo da parte di alcuni esponenti della minoranza Pd di rinviare di qualche settimana lo scontro con il proprio gruppo, oppure magari di rinviarlo sine die.
E' evidente, infatti, che se c'è uno spiraglio per modificare il testo dell'Italicum ciò si verificherà soltanto in commissione. Qui infatti la minoranza Pd, se non è addirittura maggioranza, ha comunque i numeri per far passare una serie di modifiche unendo i propi voti a quelli dell'opposizione. In prima commissione la maggioranza conta teoricamente di 29 voti (di cui 23 del solo Pd) contro i 21 delle opposizioni. Poichè gli esponenti Pd che hanno dichiarato la loro ostilità all'Italicum nel testo attuale sono almeno 8 (tra cui Bersani, Bindi, D'Attorre, Pollastrini, Cuperlo) è matematico che governo e maggioranza potrebbero andare sotto in diverse votazioni, a patto che le opposizioni votino compatte e in forze.
In aula i rapporti numerici cambiano notevolmente ed anche politicamente diviene più complicato mandare sotto il governo. In aula, infatti, i gruppi che sostengono il governo contano teoricamente su un patrimonio di ben 385 voti. Al di là delle cifre che riportano i giornali, è arduo pensare che all'interno del gruppo Pd vi possano essere più di una quarantina di deputati che, almeno su un emendamento possano votare in dissenso dal proprio gruppo, dunque se non vi saranno defezioni anche da altri gruppi di maggioranza, che però potrebbero anche aprire scenari di crisi, è matematico che la commissione sarà il teatro nel quale l'Italicum potrebbe essere modificato, imponendo in tal modo una terza lettura al Senato. Se la minoranza Pd deciderà di non combattere su questo terreno, ma aspetterà l'esame in aula, allora sarà abbastanza scontato che alle parole di fuoco pronunciate contro la legge elettorale, non seguiranno fatti conseguenti.
mercoledì 1 aprile 2015
SUL DL TERRORISMO GIORNATA DI INUTILE OSTRUZIONISMO
Giornata tesa quella che si è svolta ieri, martedi 31 marzo, nell'aula della Camera perchè in maniera imprevista il Movimento 5 Stelle si è messo a fare ostruzionismo sulla parte finale dell'esame del decreto antiterrorismo.
L'iniziativa ha destato un certo stupore perchè sulla parte più importante del provvedimento, ovvero l'esame degli emendamenti, M5S aveva consentito un voto estremamente veloce al punto che il governo non si era dovuto neppure sporcare le mani con la fiducia.
Ieri, come detto, sugli ordini del giorno è arrivata questa svolta che ha lasciato spiazzate anche le altre opposizioni, basti pensare che il capogruppo della Lega Giorgetti, incrociando la capogruppo M5S in corridoio gli ha chiesto quale fosse il motivo dell'ostruzionismo attuato, perchè non gli era chiaro.
A quanto dichiarato più o meno informalmente l'obiettivo dei pentastellati non era il provvedimento in esame, bensì ritardare l'avvio del provvedimento successivo, la delega sul terzo settore.
Se questo era il loro obiettivo è abbastanza evidente che la strategia posta in essere è fallita. Infatti oggi inizia l'esame del ddl di delega che riforma il terzo settore, con tanto di presentazione degli emendamenti. Esame che si chiuderà nella prossima settimana.
Visti i risultati ed anche la condotta d'aula posta in essere sarebbe curioso capire chi è stato lo stratega pentastellato che ideato la linea seguita ieri in aula, linea che non aveva alcuna possibilità di riuscita, come i fatti hanno dimostrato, e che per di più è rimasta incomprensibile ai più.
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