martedì 4 novembre 2014

LA LEGGE DI STABILITA' TAGLIA 222 MILIONI ALLA LOTTA AL CRIMINE E 53 AL SOCCORSO CIVILE



Un taglio di circa 222 milioni di euro nel triennio 2015-2017 alla missione Ordine pubblico e sicurezza è una delle norme di cui si compone la legge di stabilità 2015. In realtà questo taglio al ministero dell’Interno su di una missione di spesa sensibile come quella della lotta alla criminalità non balza subito agli occhi nella lettura dell’articolato, anche perché non si trova all’interno dell’articolato ma in una delle tabelle allegate al provvedimento. Formalmente figura nell’elenco numero 2 citato dall’articolo 24 della manovra, più precisamente per chi volesse cercarsela carte alla mano si trova a pag. 164 dello stampato 2679-bis della Camera dei Deputati. A questi tagli se ne aggiungono altri 53 milioni, sempre nel triennio 2015-2017, alla missione relativa al soccorso civile. Tagli che fanno un certo rumore e che francamente sorprendono, al di là delle valutazioni complessive sulla legge di stabilità, perché certamente non possono essere giustificati con la spending review riduzioni di spesa su temi sensibili e di grande rilievo per la vita dei cittadini, come il contrasto al crimine e l’assicurazione dell’ordine pubblico o la prevenzione dal rischio e il soccorso pubblico.  

giovedì 30 ottobre 2014

LA BUFERA (GRATUITA) SULLE DIMISSIONI DELLA MOGHERINI



Dopo un periodo abbastanza lungo di calma la Presidente della Camera Laura Boldrini è tornata, suo malgrado, a trovarsi al centro di una polemica scoppiata all’interno dell’emiciclo di Montecitorio. Ad innescare la miccia il deputato penta stellato Alessandro Di Battista in un’occasione alquanto inattesa e soprattutto insolita, come la cessazione del mandato di un deputato. Oggi Federica Mogherini ha lasciato la carica di deputata per assumere quella di “ministro degli esteri” della Commissione Europea (incarico incompatibile oltre che con altri ruoli di governo nazionale anche con quello di Deputato). Alla fine del discorso di commiato della deputata Mogherini, di prassi in casi simili, Alessandro Di Battista chiede di parlare proprio in merito alla cessazione della Mogherini. La Presidente Boldrini in un primo tempo gli nega la parola, anche perché di solito in questi casi non vi è dibattito, ma una mera presa d’atto da parte dell’aula. Ma Di Battista resiste e incalza con la veemenza che lo contraddistingue. La Boldrini allora inizia ad innervosirsi e in risposta alla citazione dei Di Battista dei casi precedenti della rinuncia di Antonio Leone e delle dimissioni di Dario Nardella, da una risposta in parte sbagliata quando afferma che in quei casi “c’era una votazione” e dunque erano casi diversi. In realtà votazione c’è stata solo nel caso di Nardella, e non di Leone, che come Mogherini, rinunciava per accettare un altro incarico incompatibile con il mandato parlamentare. Ma il peggio non è tanto il mezzo errore della Presidente, quanto il fatto che Di Battista rivela che il Pd, con il proprio delegato d’aula, aveva avvertito il Movimento 5 Stelle, che il capogruppo speranza avrebbe voluto svolgere una breve replica al commiato della Mogherini, e aveva chiesto al M5S se per loro andava bene questa chiosa. Dalla rivelazione di Di Battista, dunque, emerge quanto il principale gruppo parlamentare della Camera, quello del Partito Democratico, tenga in conto il presidente della Camera, che come previsto dal regolamento è l’unico che in aula accorda e toglie la parola. Scarsa considerazione che emerge anche dalle parole tra il sorpreso e lo sconcertato, che la presidente Boldrini pronuncia in replica alla rivelazione “Magari dovevate chiederlo a me... Io non sono al corrente di queste consultazioni per le vie brevi e non mi era stato detto che ci sarebbe stato un dibattito a seguire.
Dunque, per quanto mi riguarda quello che succede tra di voi non mi concerne, non mi riguarda”
Comunque lo si voglia vedere si tratta di un episodio che segna l’ennesima anomalia non positiva di questa legislatura, nella quale anche l’atto di commiato di una deputata che va ad assumere un importantissimo incarico politico in sede comunitaria diviene oggetto di una polemica politica tanto veemente quanto insensata.

mercoledì 22 ottobre 2014

OK COMMISSIONE A ELIMINAZIONE LIMITE ALTEZZA PER FORZE ARMATE E POLIZIA



Le commissioni difesa e affari costituzionali della Camera hanno approvato ieri il testo di legge che elimina il limite di altezza per l’assunzionenelle forze armate e in quelle di polizia. Consenso unanime di tutti i gruppi e richiesta di procedere in sede legislativa nelle commissioni stesse. Per ora, però, in attesa del parere del governo, che non si è pronunciato, il testo è stato licenziato per l’aula di Montecitorio dove dovrà essere calendarizzato. Il voto definitivo delle due commissioni, come anticipato, pone un problema serio al governo, perché ha completamente smentito la posizione ufficiale assunta dal Capo della Polizia, che si era dichiarato contrario al provvedimento, e da ultimo anche del Capo di stato maggiore della Difesa anch’esso contrario all’eliminazione dei limiti di altezza. E’ per questo che il governo, con il sottosegretario Domenico Rossi, fino ad ora si è attestato nell’anomala posizione di non pronunciarsi in alcun modo in merito ad un provvedimento sul quale pure deve esprimere un parere. Troppo alti i due dirigenti del Viminale e della Difesa per poterli smentire con un parere favorevole senza produrre conseguenze gravi. Troppo compatto il consenso parlamentare per schierarsi contro e andare sotto. Ecco dunque che prendere più tempo possibile prima di esprimersi in merito alla richiesta di esame in sede legislativa potrebbero costituire un’utile escamotage per mandare ulteriormente alle lunghe un provvedimento che è scomodo per il governo. Infatti la calendarizzazione in aula, se non chiesta con forza dai gruppi parlamentari potrebbe non essere immediata, considerato ormai che siamo in sessione di bilancio e la legge di stabilità, unitamente ai decreti legge da convertire potrebbero ben occupare tutti gli spazi del calendario dell’aula fino alla fine dell’anno.