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giovedì 7 maggio 2015

MONTECITORIO E LE ESPULSIONI DI MASSA




L’Ufficio di Presidenza della Camera ha comminato, con un’unica delibera (della quale riportiamo il testo integrale nelle immagini che precedono e seguono il presente post), sanzioni disciplinari a ben 66 deputati, per i fatti verificatisi nei giorni 11, 12 e 13 febbraio, quando la Camera dei Deputati stava esaminando la riforma costituzionale con un’unica seduta fiume, proseguita giorno e notte.
La mole dei deputati sospesi, anche se con diversa durata, dall’attività d’aula e il totale dei giorni di sospensione attribuiti costituiscono un vero record per Montecitorio.
Ma il dato che più colpisce è un altro e riguarda il gran numero di episodi, dall’inizio della legislatura, che hanno portato l’Ufficio di Presidenza della Camera ad adottare sanzioni nei confronti di uno o più deputati.
In molti casi le sanzioni sono state assolutamente inevitabili a seguito di veri e propri tumulti verificatisi in aula, oppure a seguito di comportamenti di singoli deputati volutamente eclatanti e provocatori (o semplicemente volgari) posti in essere da un singolo deputato che aveva come obiettivo proprio quello di farsi cacciare.
Ma quando un fenomeno si ripete nel tempo con una frequenza e soprattutto con una mole abnorme rispetto ai periodi precedenti, vuol dire che c’è qualcosa che non va, che ci si trova di fronte ad una patologia. Certamente c’è una propensione ad oltrepassare i limiti da chi pone in essere determinati comportamenti, ma probabilmente si deve anche registrare una tendenza a considerare passibile di sanzione disciplinare atti che in precedenza venivano tollerati o sui quali si chiudeva un occhio.
Basti pensare che nella legislatura XV i provvedimenti disciplinari adottati non superarono i due. Nella XVI furono sicuramente maggiori ma riguardavano sovente le parole espresse, nel corso o a corredo dei propri interventi, da un deputato pittoresco e volutamente istrionico come Franco Barbato.
Nella legislatura attuale, che ha appena compiuto due anni, gli episodi che l’ufficio di presidenza ha ritenuto di esaminare al fine di irrogare sanzioni disciplinari hanno già superato il numero totale di quelli dell’intero quinquennio passato.
Certamente ha ragione la Presidente Boldrini quando denuncia uno scadimento dei comportamenti da parte di deputati e gruppi, non si può, però, negare che in alcuni casi degenerazioni singole o di gruppo sono sorte a seguito di una conduzione d’aula, anche su aspetti totalmente secondari, non proprio serena. Mentre in altri casi c’è stato un eccessivo ricorso da parte di deputati o gruppi nel chiedere che l’Ufficio di Presidenza prendesse in esame episodi che si erano chiusi senza alcun richiamo o senza allontanamenti.
Se una conclusione si può trarre è che non è edificante per la Camera continuare con intemperanze e sanzioni, ma se si vuole arrestare la tendenza lo sforzo deve essere compiuto da tutti. Da parte di chi si deve moderare di più, ricordandosi il compito che è chiamato ad assolvere, ma anche da parte di chi deve avere la serenità e l’autorevolezza per valutare quali comportamenti si possano in alcuni casi lasciar correre e quali no.  

giovedì 27 febbraio 2014

SANZIONI DIFFERITE E A SCAGLIONI LE PITTORESCHE INNOVAZIONI DELL'UDP



Le sanzioni irrogate dall’ufficio di presidenza della Camera a seguito delle vicende verificatesi in aula il 29 gennaio scorso, ed anche a seguito di altri episodi verificatisi in alcune commissioni e nella sala stampa della Camera nei giorni immediatamente successivi, sollecitano diverse riflessioni. In particolare, però, recano alcuni elementi di assoluta novità rispetto alla prassi consolidata in tema di modalità di irrogazione della sanzione e della sua decorrenza.
La prima e più rilevante di queste novità riguarda la decorrenza differita nel tempo della sanzione irrogata. Fino ad oggi, dopo che la sanzione era stata deliberata in sede di ufficio di presidenza, questa aveva decorrenza immediata dal momento della sua comunicazione all’aula. Oggi invece, il presidente di turno Baldelli, nel comunicare all’aula le decisioni assunte ha specificato che tutte le sanzioni disciplinari adottate “in ragione dei lavori parlamentari previsti” sarebbero decorse dal 10 marzo.
Dunque l’ufficio di presidenza ha applicato un criterio politico all’applicazione di una sanzione disciplinare, anche per vicende molto gravi, visto che molti sono i deputati che sono stati puniti con il massimo della sanzione. Poiché la prossima settimana si vota la legge elettorale e i deputati sono sanzionati sono tutti, tranne uno, dell’opposizione, si è ritenuto di differire la decorrenza della sanzione con il fine di evitare polemiche e strumentalizzazioni politiche. Ovviamente tale decisione, poiché non è stato specificato il contrario, costituisce un precedente che potrà valere anche in futuro. Il problema sarà individuare il metro con cui stabilire l’importanza politica di un provvedimento tale da giustificare il differimento di una sanzione. Un decreto controverso è meno importante di una legge elettorale? E l’esame di un provvedimento in materia di giustizia o su uno dei così detti temi etici?
Inoltre, anche se è evidente che si sia arrivati a tale decisione a fronte del gran numero di sanzioni irrogate a deputati di uno stesso gruppo (31 deputati M5S), poiché nulla si è detto su questo aspetto è da ritenersi, almeno fino a quando i resoconti dell’udp saranno disponibili, che il differimento delle sanzioni non ha tenuto conto del numero dei deputati sanzionati, ma solo dell’importanza del tema all’ordine del giorno dei lavori parlamentari. Dunque, in ipotesi, a questo criterio si potrebbe appellare anche un solo deputato che in futuro fosse sanzionato per chiedere il differimento della sua sanzione.
L’altra novità prodotta dalle decisioni dell’Udp riguarda lo scaglionamento in tre blocchi dei deputati che dovranno scontare la loro sanzione, altra cosa mai verificatasi fino ad oggi, almeno in tempi recenti. Basti pensare, per capire la portata innovativa ed anche le conseguenze che il precedente produrrà, che il 19 giugno 2007 furono sanzionati con 10 giorni di sospensione, a seguito di tumulti in aula, 14 deputati del gruppo Lega Nord. Non ostante quel gruppo fosse composto in totale da 23 deputati, le sanzioni ebbero decorrenza immediata e furono scontate in un'unica soluzione da tutti i sanzionati.
Va detto che questa “innovazione” ha almeno un pregio, ovvero evitare che un deputato possa cumulare e scontare senza soluzione di continuità più di 15 giorni di sospensione, anche se irrogati per diverse contravvenzioni al regolamento. E’ il caso ad esempio del Deputato Di Battista che per due infrazioni diverse ha cumulato circa 25 giorni di sospensione (10 + 15). Come noto per prassi la massima sanzione irrogabile sono 15 giorni di sospensione. Nel caso ad esempio di Di Battista la prassi è rispettata, perché gli sono state irrogate due sanzioni una indipendente dall’altra e figlie di procedimenti tra loro diversi. Se però avesse scontato tutti insieme questi giorni di sospensione si sarebbe potuta ingenerare qualche confusione sulla possibilità di una sospensione disciplinare superiore a 15 giorni.
L’ultima novità, non è procedurale, ma politica. Ovvero è la prima volta che al Questore anziano, il capo del collegio dei tre questori, viene comminata la massima sanzione disciplinare per aver partecipato a tumulti. Considerato che tra i compiti dei questori c’è quello di assicurare l’ordine all’interno della Camera, è abbastanza evidente che il questore Dambruoso è delegittimato a permanere nella sua carica. Anzi se rimanesse al suo posto il rischio sarebbe quello di arrecare danno all’istituzione stessa. In questo senso le dimissioni spontanee sarebbero la soluzione ottimale. Ma anche forti azioni politiche per indurlo a tale passo (i membri dell’Udp non sono sfiduciabili) sarebbe legittimo e opportuno.

mercoledì 5 febbraio 2014

IL PUNTO SULLE SANZIONI A DAMBRUOSO E M5S DOPO LA RELAZIONE DEI QUESTORI



Proviamo a fare il punto sulle sanzioni che l’ufficio di presidenza della Camera dovrebbe adottare in ordine ai recenti fatti verificatisi in aula, anche alla luce della relazione dei deputati questori che è stata consegnata proprio ieri.
Partiamo dalla tempistica. Le sanzioni arriveranno solo la prossima settimana quando l’Ufficio di Presidenza le comminerà dopo aver ascoltato i vari deputati finiti sotto osservazione. Come avevamo già anticipato su questo blog, le sospensioni oscilleranno tra i due e i quindici giorni.
Dunque ieri in ufficio di Presidenza si è compiuto un primo giro di tavolo non solo per decidere la tempistica ma anche per individuare i vari capi di imputazione. In questo senso si è deciso che l’Udp non giudicherà solo sui comportamenti tenuti in aula e nelle commissioni occupate nella giornata fatidica del 29 gennaio, ma anche su quanto accaduto nel corso della seduta del 24 gennaio quando alcuni deputati M5S tentarono di impedire ai colleghi di raggiungere il banco della presidenza per rispondere alla chiama sulla votazione di fiducia sempre sul Dl Imu-Bankitalia e sulla seduta del 4 dicembre scorso nel quale sempre alcuni deputati penta stellati occuparono i banchi del governo.
Va detto che, la decisione di decidere sanzioni in un’unica volta su diverse vicende che non erano state valutate caso per caso e immediatamente dopo il loro verificarsi, seppure costituisce un metodo poco opportuno, vanta diversi precedenti in sede di ufficio di presidenza e dunque sarebbe sbagliato definirla un’innovazione ad hoc per danneggiare M5S. Certamente accorpare più episodi disciplinari, alcuni dei quali di una certa entità, ha aumentato notevolmente il numero di deputati di uno stesso gruppo che potrebbero ricevere una sanzione, non a caso i penta stellati sub judice sono una quarantina. Anche alla luce dei precedenti va detto che è abbastanza improbabile che a tutti sia comminata una sanzione di rilievo ed effetiva, anche per evitare ripercussioni negative di natura politica, come quella di aver voluto mettere fuori causa un consistente numero di deputati dell’opposizione per far passare un determinato provvedimento. E’ dunque abbastanza probabile che a molti dei 40 m5s venga comminata una sanzione ufficiale, ma di fatto fittizia tipo una sospensione di quattro giorni che però si sconta nel corso di giorni senza votazioni o addirittura senza seduta (tipo venerdi, sabato, domenica e lunedì).
Sembrano invece in arrivo, sempre dagli stralci della relazione dei questori, novità rilevanti sulla vicenda Dambruoso. Il passaggio in cui si sottolinea che il questore ha compiuto atti che esulano dalla sua funzione è molto indicativo in tal senso. Non solo, i due suoi colleghi oltre che della ormai nota vicenda Lupo, accusano Dambruoso di un altro atto violento, fino ad oggi passato inosservato, nei confronti del deputato grillino Luigi Gallo. Tutto lascia preludere ad una sanzione pesante e, come pure avevamo anticipato nel post su questa vicenda, questo aprirebbe la strada verso la richiesta di dimissioni dalla carica di questore anziano. Da quello che leggiamo sempre in relazione della relazione dei questori Fontanelli e Fontana sulla condotta di Loredana Lupo, anche in questo caso come avevamo ipotizzato, si può ritenere probabile una sanzione minima, visto che viene descritta tra gli assalitori dei banchi del governo e nel perseguire tale tentativo è venuta in contatto con il questore.
Anche la scelta dell’ufficio di presidenza di guadagnare qualche giorno prima di irrogare le sanzioni è da attribuirsi più a motivazioni di natura politica che tecnica. Da un lato si vuole, e si spera sia così, far raffreddare un po’ i bollenti spiriti di tutti. Dall’altro si è voluto evitare di mettere fuori causa diversi deputati pentastellati prima che la camera abbia licenziato un decreto tanto critico come quello sulle carceri.  

venerdì 12 luglio 2013

IL GOVERNO RIDUCE MA BLINDA I RIMBORSI ELETTORALI


Se si volessero sintetizzare in poche parole gli effetti prodotti dalla proposta di legge del governo sul finanziamento pubblico ai partiti, si potrebbe dire questo: I rimborsi elettorali nel 2017 lasceranno il campo al sistema del due per mille. Dal 2013 al 2016 i rimborsi, che continuano a sopravvivere, vengono ridotti ma al tempo stesso blindati a favore dei partiti, anche a fronte di eventuali palesi irregolarità commesse.
L’effetto perverso nasce dal combinato disposto dell’articolo 7 del disegno di legge a.c.1154 e dalla lettera f) del comma 4 dell’articolo 14 dello stesso testo. Il primo introduce di fatto controlli di natura più blanda rispetto a quelli vigenti e prevede che entrino da subito in vigore, la seconda sopprime i commi da 8 a 21 dell’articolo 9 della legge 96/2012, guarda caso proprio le eventuali sanzioni che attualmente si possono applicare ai partiti a fronte di irregolarità contabili. Basta leggere il primo dei commi abrogati per capire l’effetto prodotto “Il presidente del Senato e il Presidente della Camera sospendono…l’erogazione dei rimborsi e dei contributi per il cofinanziamento spettanti ai partiti che risultino inottemperanti ecc. ecc.”
Il risultato è chiaro, oggi se un partito commette irregolarità contabili, si può vedere bloccati i rimborsi e addirittura comminare sanzioni economiche. Una volta approvata la nuova legge del governo questo non sarà più possibile per i rimborsi elettorali e il cofinanziamento che pure, come detto, continuerà ad essere erogato fino al 2017. Dunque si da vita ad una zona franca di quattro anni a prova di tesoriere più ladro del mondo.
E’ mai possibile che si possa essere trattato di una svista o di un errore materiale di qualche funzionario di Palazzo Chigi? Non si può escludere anche se l’esperienza insegna che nelle leggi in tema di soldi ai partiti niente, neppure una virgola, è inserita per caso, ma tutto ha un fine ben preciso. Un’ultima chicca. Nell’articolo 7 della proposta di legge si prevede la possibilità di escludere un partito dal percepimento del 2 per mille in caso di irregolarità, ma si tratta solo di una possibilità teorica. Infatti la legge prevede che se un partito non invia alla Commissione di controllo il proprio bilancio certificato entro il termine stabilito (il 15 giugno) può comunque sanare la sua posizione tranquillamente entro il 31 ottobre successivo. Peccato che la stessa elasticità non venga applicata ai cittadini per quanto riguarda le scadenze fiscali e i rapporti con Equitalia.