L’Ufficio di Presidenza della
Camera ha comminato, con un’unica delibera (della quale riportiamo il testo integrale nelle immagini che precedono e seguono il presente post), sanzioni disciplinari a ben 66
deputati, per i fatti verificatisi nei giorni 11, 12 e 13 febbraio, quando la
Camera dei Deputati stava esaminando la riforma costituzionale con un’unica
seduta fiume, proseguita giorno e notte.
La mole dei deputati sospesi,
anche se con diversa durata, dall’attività d’aula e il totale dei giorni di
sospensione attribuiti costituiscono un vero record per Montecitorio.
Ma il dato che più colpisce è un
altro e riguarda il gran numero di episodi, dall’inizio della legislatura, che
hanno portato l’Ufficio di Presidenza della Camera ad adottare sanzioni nei
confronti di uno o più deputati.
In molti casi le sanzioni sono
state assolutamente inevitabili a seguito di veri e propri tumulti verificatisi
in aula, oppure a seguito di comportamenti di singoli deputati volutamente eclatanti
e provocatori (o semplicemente volgari) posti in essere da un singolo deputato
che aveva come obiettivo proprio quello di farsi cacciare.
Ma quando un fenomeno si ripete
nel tempo con una frequenza e soprattutto con una mole abnorme rispetto ai
periodi precedenti, vuol dire che c’è qualcosa che non va, che ci si trova di
fronte ad una patologia. Certamente c’è una propensione ad oltrepassare i
limiti da chi pone in essere determinati comportamenti, ma probabilmente si
deve anche registrare una tendenza a considerare passibile di sanzione
disciplinare atti che in precedenza venivano tollerati o sui quali si chiudeva
un occhio.
Basti pensare che nella
legislatura XV i provvedimenti disciplinari adottati non superarono i due.
Nella XVI furono sicuramente maggiori ma riguardavano sovente le parole
espresse, nel corso o a corredo dei propri interventi, da un deputato
pittoresco e volutamente istrionico come Franco Barbato.
Nella legislatura attuale, che ha
appena compiuto due anni, gli episodi che l’ufficio di presidenza ha ritenuto
di esaminare al fine di irrogare sanzioni disciplinari hanno già superato il
numero totale di quelli dell’intero quinquennio passato.
Certamente ha ragione la
Presidente Boldrini quando denuncia uno scadimento dei comportamenti da parte
di deputati e gruppi, non si può, però, negare che in alcuni casi degenerazioni
singole o di gruppo sono sorte a seguito di una conduzione d’aula, anche su
aspetti totalmente secondari, non proprio serena. Mentre in altri casi c’è
stato un eccessivo ricorso da parte di deputati o gruppi nel chiedere che l’Ufficio
di Presidenza prendesse in esame episodi che si erano chiusi senza alcun
richiamo o senza allontanamenti.
Se una conclusione si può trarre
è che non è edificante per la Camera continuare con intemperanze e sanzioni, ma
se si vuole arrestare la tendenza lo sforzo deve essere compiuto da tutti. Da
parte di chi si deve moderare di più, ricordandosi il compito che è chiamato ad
assolvere, ma anche da parte di chi deve avere la serenità e l’autorevolezza
per valutare quali comportamenti si possano in alcuni casi lasciar correre e
quali no.



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