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lunedì 14 luglio 2014

SETTIMANA INTERLOCUTORIA ALLA CAMERA IN ATTESA DEL DECRETO PA



Settimana di lavori del tutto interlocutoria quella che si apre oggi pomeriggio in aula alla Camera dei Deputati nel cui calendario non sono inseriti provvedimenti di rilievo, al punto che l’appuntamento di maggior interesse dal punto di vista politico consiste nel voto che si svolgerà martedì 15 luglio  dalle ore 17 in merito alla richiesta di arresto nei confronti del deputato Galan. Per il resto settimana di ordinaria amministrazione con la discussione di due mozioni, rispettivamente su adozioni internazionali, progressioni di carriera e automatismi retributivi per il personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, alle quali si aggiungono le proposte di legge in tema di attribuzione del cognome ai figli, per l’istituzione di un premio biennale di ricerca intitolato alla memoria di Giuseppe Di Vagno, e la ratifica dell’accordo di cooperazione inmateria di sicurezza tra Italia e Repubblica del Niger. Su questi provvedimenti oggi dalle 14 si svolge la discussione generale, mentre da martedì pomeriggio si partirà con i voti ma cominciando dal testo unico in materia di agricoltura sociale non concluso nella settimana precedente.
Giovedì mattina, poi, alle 9,30 ci sarà un’informativa del governo sul rispetto dei vincoli del patto di stabilità e crescita alla luce delle raccomandazioni approvate dal Consiglio Ecofin.
Come detto il vero lavoro politico questa settimana non riguarda l’aula ma la prima commissione dove si inizieranno ad esaminare e votare gli oltre 1700 emendamenti abbattutisi sul decreto legge sulla Pubblica Amministrazione che, dall’inizio della prossima, settimana dovrebbe approdare in aula. Sempre in commissione, ma in quella giustizia, si esamina un altro decreto quello relativo al risarcimento dei detenuti che hanno visto violati i propri diritti fondamentali.  
Inutile dire che il campo principale sarà il Senato dove l’aula di Palazzo Madama dovrà esaminare e approvare il testo di riforma costituzionale.

martedì 4 giugno 2013

NESSUNA MODIFICA ALLE PENSIONI DEI POLIZIOTTI



All’esame delle commissioni della Camera c’è la bozza di un Dpr che aveva preoccupato non poco i lavoratori del comparto sicurezza, perché a questo provvedimento era affidato il compito di armonizzare il sistema pensionistico di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del fuoco, alle norme introdotte dalla riforma Fornero. Il provvedimento prevede anche per i lavoratori del comparto sicurezza l’introduzione del sistema delle finestre per la pensione di vecchiaia, ritardando di fatto l’effettiva andata in pensione di 1 anno e tre mesi fino al 2015 e successivamente di 1 anno e otto mesi dal 2016. Inoltre per le pensioni di anzianità si prevede una penalizzazione in termini percentuali per ogni anno di anticipo rispetto ai 58 anni.
Al di là del contenuto il provvedimento, almeno per il momento non avrà seguito. Infatti il relatore in commissione affari costituzionali Emanuele Fiano ne ha già decretato la sorte negativa, bocciando non i contenuti ma la natura del provvedimento. La sostanza della raffinata relazione svolta da Fiano sta nel fatto che la modifica del sistema pensionistico del comparto sicurezza, per uniformarlo alla riforma effettuata dal ministro Fornero, non può essere realizzata attraverso un regolamento, quale il Dpr è, ma solo attraverso una legge ordinaria. Poiché i rilievi che la commissione affari costituzionali formulerà saranno vincolanti, ciò significa che per il momento le pensioni di poliziotti e carabinieri resteranno come sono, almeno in attesa che il governo vari un provvedimento di legge.
Sintesi dei passaggi più significativi della relazione Fiano
In relazione allo strumento normativo utilizzato per la disciplina descritta è opportuno ricordare che l'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988 dispone che: «Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia, che si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta, sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica, autorizzando l'esercizio della potestà regolamentare del Governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle norme regolamentari».