Il giorno dopo l’approvazione della nuova legge elettorale,
furono diversi gli esponenti politici che ipotizzarono un ricorso al referendum
abrogativo, in particolare per eliminare i capilista bloccati. Ad oggi nessuno
si è mosso in tal senso in politica. Si sono mossi invece un gruppo di privati
cittadini che il 30 giugno hanno depositato in Cassazione un quesito che
propone l’abrogazione dei capi lista bloccati dell’Italicum, lasciando dunque
solo il voto di preferenza. Dal verbale pubblicato nella Gazzetta del primo
luglio si apprende solo il nome della persona presso il quale il comitato
referendario ha eletto domicilio. Si tratta del professor Marco Galdi ex
sindaco di Cava dei Tirreni.
Il Quesito referendario, come detto, propone l’abrogazione
dei capi lista bloccati. Ma dal testo pubblicato in Gazzetta emergono alcune
criticità. La prima è un errore materiale in cui si cita per sbaglio la lettera
b) dell’articolo 1, comma 1 della legge 52/2015, al posto della lettera c). Un'altra
perplessità (anche se su questa c’è da discutere) riguarda invece l’intervento
al comma 1 dell’articolo 19 del DPR 361/1957. La frase che residua dopo l’abrogazione
proposta è la seguente “A pena di nullità dell’elezione nessun candidato può
essere incluso in liste nello stesso collegio o in altro collegio plurinominale”.
Una disposizione che non sembra avere senso e dunque potrebbe essere
considerata come inammissibile.
Difficile dire se i presentatori del quesito si siano limitati solo ad un'azione dimostrativa (quella del solo deposito appunto) o intendano raccogliere le firme. Certo è che alle difficoltà cronologiche di un'impresa referendario già indicate in un post precedente, in questo caso si aggiungerebbe il forte rischio di un quesito è passibile di inammissibilità.

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