giovedì 23 luglio 2015

COLPETTO DI MANO DEI PARTITI SU BILANCI E CASSA INTEGRAZIONE



 
 Ormai da qualche mese depositata in prima commissione c’è una proposta di legge che ha come finalità quella di attribuire alla commissione sulla trasparenza dei partiti un certo numero di risorse umane per consentirle di funzionare al meglio.
Questa proposta di legge neutra è divenuto il pretesto per un’operazione più raffinata a tutto vantaggio dei partiti stessi. Con un emendamento presentato dalla relatrice del provvedimento, infatti, si coglie l’occasione per varare una sorta di sanatoria in merito al controllo sui bilanci dei partiti dai quali dovrebbe dipendere l’erogazione delle ultime tranche del vecchio finanziamento pubblico.
La proposta del relatore infatti stabilisce che i controlli più stringenti sui bilanci dei partiti, che prevedono l’accertamento conformità delle spese sostenute e delle entrate percepite a quanto riportato in bilancio, dovranno essere svolti solo per i bilanci successivi all’esercizio 2014, quindi solo a partire dai bilanci che riguardano l’anno in corso e che ancora non sono stati ovviamente chiusi. Mentre per i bilanci relativi agli anni 2013 e 2014 la norma proposta dal relatore propone solo un controllo formale, accertando di fatto che siano corredati solo della relazione della società di revisione dei conti esterna.
Ma il colpo di mano non si arresta qui, e visto che l’appetito vien mangiando i partiti ne approfittano per andare anche a modificare le norme relative all’accesso alla cassa integrazione per i propri dipendenti. L’emendamento proposto, infatti, elimina il requisito previsto dal decreto Letta che imponeva la registrazione e la permanenza nel nuovo registro dei partiti politici per accedere alla cassa integrazione per i propri dipendenti.
La cosa più curiosa è che queste disposizioni sarebbero dovute essere considerate inammissibili, perché non c’entravano nulla con la proposta di legge originaria che aveva come finalità esclusiva quella del funzionamento della Commissione sulla trasparenza sui partiti. Fondamentale è in questo senso il ruolo giocato dal nuovo presidente della Commissione Maziotti Di Celso che a differenza del suo predecessore Sisto ha ritenuto ammissibile l’operazione.

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