La scorsa settimana, come noto,
gli uffici di Presidenza della Camera dei Deputati e del Senato della
Repubblica hanno approvato una delibera comune che prevede la sospensione del
vitalizio ai parlamentari condannati per reati gravi o gravissimi.
A questa delibera i media hanno
dato ampio spazio e la stessa Presidente della Camera sul tema ha rilasciato un’intervista
al Corriere della Sera di sabato.
Al di là del merito e delle
posizioni politiche assunte su di esse, la questione è interessante per un
altro aspetto, quello del principio che viene posto.
Ovviamente sarebbe interessante
leggere il testo originale della delibera, che purtroppo non è pubblico, per
appurare le premesse che portano poi al dispositivo della delibera. Questo perché
a nostro avviso la decisione assunta dagli uffici di presidenza di Camera e
Senato apre uno spiraglio per un’eventuale futura abolizione del vitalizio
parlamentare.
Fino ad oggi, infatti, la tesi
che era sempre stata sostenuta era quella del vitalizio parlamentare come
diritto acquisito e, dunque, non revocabile nei confronti di chi questo diritto
ha già maturato.
La delibera della settimana
scorsa, però, scardina questo principio perché prevede la possibilità di una
sospensione del vitalizio, anche se vincolata a casi del tutto particolari come
quello della condanna definitiva per un certo tipo di reati.
La presidente Boldrini, nell’intervista
al Corriere, ha sottolineato come la legge non preveda per i cittadini una
revoca della pensione maturata a seguito del versamento di contributi, in caso
di una condanna penale. Ovviamente l’intento della Presidente Boldrini nell’avanzare
questo esempio era solo quello di sottolineare come fossero ingiuste le
critiche rivolte alla delibera da coloro che la consideravano troppo blanda.
Eppure il punto sottolineato, involontariamente, dalla Presidente è
fondamentale per sostenere, come per anni ha fatto un deputato come Antonio
Borghesi, che il vitalizio parlamentare non è una “pensione” e dunque non è
protetto dagli stessi diritti. Al contrario esso dipende esclusivamente dall’Ufficio
di Presidenza delle due Camere che, volendo potrebbero anche disporne la revoca
o la riduzione dell’importo a chi già lo percepisce (anche perché fino al 2011
il vitalizio parlamentare non era di natura contributiva come invece avviene
ora). Insomma si tratterebbe semplicemente di una decisione politica.
Riteniamo che anche l’intervento di fuoco svolto al Senato da Ugo Sposetti possa confermare questa
interpretazione. Sposetti non è nuovo a prese di posizione impopolari, come la
difesa ad oltranza dei finanziamenti pubblici alla politica. Inoltre non è
persona che è solita parlare a caso. La sua sensibilità per certi temi ci fa dunque pensare che lui prima di altri
abbia intuito quale potrebbe essere la conseguenza ultima della delibera
approvata dagli uffici di presidenza delle due Camere, e non a caso nel suo
intervento ha fatto riferimento alla recente sentenza della Consulta sulle
pensioni. Sentenza che però riguarda le pensioni dei cittadini, non i vitalizi
dei parlamentari.

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