Il 26 maggio scorso Gerardo Bianco, ex deputato
democristiano e popolare, ma soprattutto attuale presidente dell’associazione
ex parlamentari della Repubblica, ha scritto una lettera aperta ai presidenti
di Camera e Senato chiedendo loro un intervento volto a fare chiarezza sul tema
dei vitalizi, in particolare per porre un argine alla campagna di stampa che
sta impazzando in tema di vitalizi dei parlamentari.
La lettera è già stata pubblicata in versione integrale dal
quotidiano Libero nei giorni scorsi, ma è comunque interessante tornarvi sopra perché,
ad avviso di questo blog, denota una certa ansia da parte di chi ad oggi
percepisce il vitalizio e teme che in un futuro più o meno lontano gli possa
essere tolto.
Premettiamo innanzi tutto che riteniamo eccessiva e molto
populista la campagna che molti organi di informazione stanno portando avanti
sul tema, e della lettera di 5 cartelle di Gerardo Bianco condividiamo un
passaggio, quello nel quale si afferma che il totale dei vitalizi corrisposti
ai parlamentari non spostano nulla nel bilancio statale. Ma la lettera ci
interessa perché, a nostro avviso, conferma la tesi che abbiamo già sostenuto
all’indomani della delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato sulla
sospensione del vitalizio ai deputati condannati, quella cioè che il muro dei “diritti
acquisiti” è stato abbattuto definitivamente, aprendo la strada a nuovi
ulteriori interventi.
L’on. Bianco è stato un parlamentare apprezzabile e
apprezzato, ma nelle sue 5 cartelle non solo non riesce a trovare una solida
argomentazione per giustificare l’intangibilità del vitalizio, ma a nostro
avviso, commette anche qualche clamoroso passo falso, in particolare quando
paragona i parlamentari percettori di vitalizio ai pensionati italiani per
giustificare il sistema retributivo, e aggiunge anche che i parlamentari in
quiescenza, a differenza dei pensionati, non godono della tredicesima
mensilità.
Bianco scrive che gli ex parlamentari non debbono essere
considerati dei privilegiati come una casta che lucra di risorse indebite e
immeritate. Certamente ha ragione sul fatto che i vitalizi non sono indebiti, perché
pienamente giustificati da un atto interno delle rispettive camere. Si può
essere d’accordo sul fatto che una tesi si può sostenere senza dare vita a vere
e proprie persecuzioni mediatiche. Ha invece un po’ meno ragione sul fatto che
gli emolumenti percepiti come vitalizi siano meritati. E’ vero infatti che la
maggioranza dei pensionati italiani godono di una pensione calcolata con il
sistema retributivo, ma a questa sono arrivati comunque dopo molti anni di
lavoro. Lo stesso non si può dire per molti parlamentari i quali, prima della
riforma del 2011, con una sola legislatura (ed in molti casi con mezza se
versavano autonomamente la restante parte) ottenevano il diritto a percepire un
signor vitalizio (che onestamente non era ricchissimo, ma neppure da buttare ai
giorni d’oggi) cumulabile con altre forme previdenziali (qualora l’interessato
ne avesse diritto).
Giusto o sbagliato che sia per i vitalizi dei parlamentari
il nemico sembra arrivato ormai alle porte e l’assedio si profila ogni giorno
più stringente. La lettera di Bianco lo conferma e, soprattutto, non sono
iniziative come queste gli strumenti migliori per provare a difenderlo, anche perché
i tempi sono cambiati e, sempre a torto o a ragione, non c’è più spazio per
certi ragionamenti.

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