venerdì 11 luglio 2014

IL PASTICCIO SUI MINORI NON ACCOMPAGNATI (NON PER COLPA DEI DEPUTATI)



Di solito è la politica ad essere accusata, tra l’altro, di continui ripensamenti e di approssimazione nella produzione legislativa, ma questa volta il mezzo pasticcio che si è prodotto in merito ad un disegno di legge in tema di minori stranieri non accompagnati non è affatto colpa dei parlamentari che, anzi, si trovano ad essere vittime.
Qualche mese fa un’importante associazione che si occupa di tutela dei minori ha avviato una forte azione diplomatica (che se si fosse svolta in altri settori si sarebbe chiamata lobbing) al fine di sensibilizzare gli esponenti di tutti i partiti sulla necessità di realizzare un inquadramento normativo stabile in tema di accoglienza e protezione dei minori stranieri non accompagnati. Esponenti di questa organizzazione hanno contattato vari deputati chiedendo di presentare, far calendarizzare e approvare quanto prima una proposta di legge già predisposta dalla stessa organizzazione.
A farsi carico del deposito e a tirare le fila per fare in modo che la proposta di legge fosse firmata in maniera trasversale è stata una deputata di peso come Sandra Zampa, che è anche vice presidente della commissione infanzia. Così l’articolato (a.c. 1658) è stato sottoscritto da esponenti di quasi tutti i gruppi, depositato e calendarizzato in commissione affari costituzionali dove è stato anche avviato l’esame preliminare.
Fin qui tutto positivo visto che la politica è riuscita a recepire efficientemente un’istanza proveniente dalla società. Il problema si è posto quando gli esponenti della stessa organizzazione che aveva perorato la causa del deposito della proposta di legge hanno ricontattato i deputati per chiedere di apportare al testo già depositato una serie di rilevanti modifiche. Ovviamente delle modifiche sarebbero state avanzate, come normale, nel corso dell’esame in commissione, ma la cosa che colpisce è che a perorare la causa della presentazione di un pacchetto organico di emendamenti siano stati gli stessi che hanno sponsorizzato il testo iniziale.
Difficile dire quale sia la causa del “ripensamento”, forse un’eccessiva fretta da parte dei peroratori di una legge che incide molto sulle funzioni dell’associazionismo, senza una previa concertazione con le altre associazioni di settore.
Fatto sta che, quando la I commissione della Camera tornerà ad occuparsi del provvedimento (probabilmente alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva) si troverà ad apportare una serie di modifiche ad un testo che sembrava assolutamente condiviso, ma questa volta non per cattiva volontà e per le divisioni che in altre occasioni l’hanno caratterizzata, bensì per rimediare ad errori evidentemente fatti da altri al di fuori del “Palazzo”.  

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