Di solito è la politica ad essere accusata, tra l’altro, di
continui ripensamenti e di approssimazione nella produzione legislativa, ma
questa volta il mezzo pasticcio che si è prodotto in merito ad un disegno di
legge in tema di minori stranieri non accompagnati non è affatto colpa dei
parlamentari che, anzi, si trovano ad essere vittime.
Qualche mese fa un’importante associazione che si occupa di
tutela dei minori ha avviato una forte azione diplomatica (che se si fosse
svolta in altri settori si sarebbe chiamata lobbing) al fine di sensibilizzare
gli esponenti di tutti i partiti sulla necessità di realizzare un inquadramento
normativo stabile in tema di accoglienza e protezione dei minori stranieri non
accompagnati. Esponenti di questa organizzazione hanno contattato vari deputati
chiedendo di presentare, far calendarizzare e approvare quanto prima una
proposta di legge già predisposta dalla stessa organizzazione.
A farsi carico del deposito e a tirare le fila per fare in
modo che la proposta di legge fosse firmata in maniera trasversale è stata una
deputata di peso come Sandra Zampa, che è anche vice presidente della
commissione infanzia. Così l’articolato (a.c. 1658) è stato sottoscritto da
esponenti di quasi tutti i gruppi, depositato e calendarizzato in commissione
affari costituzionali dove è stato anche avviato l’esame preliminare.
Fin qui tutto positivo visto che la politica è riuscita a
recepire efficientemente un’istanza proveniente dalla società. Il problema si è
posto quando gli esponenti della stessa organizzazione che aveva perorato la
causa del deposito della proposta di legge hanno ricontattato i deputati per
chiedere di apportare al testo già depositato una serie di rilevanti modifiche.
Ovviamente delle modifiche sarebbero state avanzate, come normale, nel corso
dell’esame in commissione, ma la cosa che colpisce è che a perorare la causa
della presentazione di un pacchetto organico di emendamenti siano stati gli
stessi che hanno sponsorizzato il testo iniziale.
Difficile dire quale sia la causa del “ripensamento”, forse
un’eccessiva fretta da parte dei peroratori di una legge che incide molto sulle
funzioni dell’associazionismo, senza una previa concertazione con le altre associazioni
di settore.
Fatto sta che, quando la I commissione della Camera tornerà
ad occuparsi del provvedimento (probabilmente alla ripresa dei lavori dopo la
pausa estiva) si troverà ad apportare una serie di modifiche ad un testo che
sembrava assolutamente condiviso, ma questa volta non per cattiva volontà e per
le divisioni che in altre occasioni l’hanno caratterizzata, bensì per rimediare
ad errori evidentemente fatti da altri al di fuori del “Palazzo”.

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