In queste ore sta andando in onda una polemica rovente tra
Movimento 5 stelle e il presidente della Camera Laura Boldrini. Oggetto del
contendere è il diverbio avvenuto in aula ormai molte settimane fa tra la pentastellata Maria Edera Spadoni e il deputato democrat Enzo Lattuca. Per essere
più precisi oggetto del contendere è il filmato di quell’incontro ravvicinato
ripreso dalla telecamera posta sul soffitto dell’aula e che riprende quanto
avviene nell’emiciclo a 360 gradi. La Spadoni aveva denunciato uno scontro
fisico posto in essere dal collega Lattuca, mentre quest’ultimo ha sempre
dichiarato di essersi limitato solo alle parole nei confronti della Spadoni. L’ufficio
di Presidenza che si è occupato del caso non ha assunto sanzioni verso Lattuca,
avvalorando dunque la tesi di quest’ultimo. La Spadoni ha replicato chiedendo
di ottenere copia del video. Richiesta alla quale le è stata data risposta
negativa. A quanto riportato dalle agenzie di stampa si legge che uno dei
questori le avrebbe detto che il video sarebbe stato dato solo se l’avessero
chiesto i cittadini. A questa risposta un po’ strampalata, ammesso sia vera,
M5S ha replicato di conseguenza attivando un mail bombing nei confronti della
Boldrini, per “sensibilizzarla” al rilascio di copia delle immagini. Si tratta
di un episodio in cui ancora una volta sembrano avere torto tutti i
protagonisti, anche se sorprende la posizione assunta dalla presidente della
Camera, con il proprio silenzio, e, sempre che sia confermata la risposta del
questore. Come noto, ovviamente per chi conosce le cose dell’Ufficio di Presidenza
Camera, gli atti relativi a quest’organo, salvo il resoconto che viene dato nei
bollettini degli organi collegiali, sono accessibili solo ai membri dello
stesso ufficio di presidenza e ai deputati interessati. Ma degli originali non
si può estrarre copia. Per quanto riguarda i video dell’aula in particolare,
una copia non può essere data neppure ai diretti interessati, salvo che di tale
copia non sia fatta richiesta nell’ambito di un procedimento giudiziario dalla
magistratura. C’è a tal proposito un precedente della scorsa legislatura a
seguito di uno scontro fisico in aula tra l’allora deputato Barbato e alcuni
deputati del Pdl di provenienza An. Barbato per quell’aggressione sporse
querela e chiese all’udp una copia del filmato. La copia, sempre sulla base dei
precedenti, non gli fu concessa, così come non fu concessa in precedenza a
seguito della richiesta del capogruppo idv Massimo Donadi di acquisire quelle
immagini. Fu invece concessa al Pm che apri l’inchiesta a seguito della
denuncia di Barbato, e conseguentemente a tutte le parti della vicenda giudiziaria,
e dunque allo stesso Barbato che successivamente ne fecero richiesta. Alla luce
di questi fatti, rimaniamo basiti, dall’eventuale risposta strampalata di uno
dei questori, come riportata nelle agenzie di stampa, perché denoterebbe una totale
ignoranza relativa al ruolo che ricopre e ai meccanismi dell’ufficio di
presidenza. Ci sorprende inoltre il silenzio della Boldrini sulla vicenda,
quando basterebbe una nota di tre righe dell’ufficio stampa istituzionale per
chiudere il caso. A meno che non ci si vergogni delle regole dell’Ufficio di
Presidenza che si presiede, ma allora si adoperi per cambiarle ponendo un nuovo
precedente. Questa polemica, insomma, si poteva anche evitare, bastava
semplicemente che tutti chiedessero una semplice informazione all’avvocato Vito
Cozzoli, valentissimo capo dell’avvocatura della Camera.
La Camera dei Deputati e le sue attività raccontate in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti.
giovedì 21 novembre 2013
mercoledì 20 novembre 2013
SLITTA IL DDL SULLE PROVINCE STOPPATO DA 900 EMENDAMENTI STALLO SUL DL MISSIONI
Alla Camera il calendario dei lavori è stato praticamente
rivoluzionato dalla capigruppo odierna, vuoi per motivi politici, vuoi per
motivi tecnici. La vittima più illustre di questa revisione dei lavori è
certamente il ddl governativo sulle province e città metropolitane. Come
avvenne per il disegno di legge sul finanziamento ai partiti la procedura d’urgenza
voluta dal governo non ha portato fortuna. Doveva arrivare in aula entro il 23
di novembre e invece slitta di due settimane, ed è stato calendarizzato in aula
per il 2 dicembre. Va detto che non si poteva fare altrimenti considerati i 900
emendamenti piovuti sul testo del governo in commissione, indice di un dissenso
anche da parte di ampi strati della maggioranza.
Come avevamo anticipato nel post di ieri scompare dal
calendario dei lavori anche l’istituzione della commissione d’ inchiesta su
Aldo Moro. Qui il motivo, sempre come già anticipato, è quello di ripartire
dalla commissione ma per istituire una commissione bicamerale.
Slittamento anche del decreto Missioni che va a settimana
prossima lasciando il capo già da oggi al così detto decreto manovrina di
assestamento dei conti pubblici, quello che ci deve riportare sotto il tetto
del 3% del rapporto deficit-pil per il 2013. Sul decreto missioni perdura lo
stallo prodotto dall’ostruzionismo posto in essere da M5S e Sel, nonché dalla
volontà del governo di non mettere la fiducia. La nostra previsione è che alla
fine la fiducia sarà indispensabile perché sulle missioni è difficile trovare
un punto di mediazione che si trasformi in un pacchetto di emendamenti accolti
dal governo, come accaduto per altri decreti.
In tutto questo andirivieni, per lunedì prossimo è stata
calendarizzata la mozione dei Cinque Stelle relativa al prelievo sulle così
dette pensioni d’oro. Obiettivo della mozione è aggirare la sentenza della
corte costituzionale sul tema e con i proventi ottenuti aumentare di 518 euro
annui le pensioni minime, dando a queste di fatto una mensilità in più. C’è già
da scommettere che anche su questa mozione ne vedremo delle belle.
martedì 19 novembre 2013
CONTRORDINE COMPAGNI! SU MORO (FORSE) SI RISPOLVERA LA STRADA DELLA BICAMERALE
Camera e Senato stanno dando vita ad un paradossale
rimpiattino istituzionale sulla commissione di inchiesta sul caso Moro, tema
del quale ci siamo già occupati e del quale torniamo ad occuparci alla luce di
nuovi sviluppi.
Ebbene, dopo che a Montecitorio, non ostante le perplessità
sollevate da M5S in commissione affari costituzionali, si è voluto
pervicacemente procedere sulla strada della commissione monocamerale, il Senato
ha ovviamente agito di conseguenza.
Come avevamo già previsto con largo anticipo su questo blog,
il Senato ha accantonato la proposta di legge di commissione bicamerale,
procedendo sulla strada di istituire una sua commissione d’inchiesta sul caso
Moro, soggettivamente diversa da quella della Camera. Capendo, probabilmente a
Palazzo Madama, quanto sarebbe stato ridicolo e deleterio che Camera e Senato procedessero separatamente, e magari
intralciandosi a vicenda, su una questione che entrambi definiscono prioritaria,
come la vicenda Moro, al punto da tornare ad indagare a distanza di 35 anni e
senza che siano intervenute novità rilevanti, il senato ha quanto meno avuto l’accortezza
di approvare un testo identico a quello già approvato alla Camera per procedere
a norma dell’articolo 162 comma 4 del regolamento del Senato, e 141 comma 3 del regolamento della
Camera ad un lavoro in congiunta delle 2 commissioni.
Peccato però che questa strada dal 1946 ad oggi, e cioè da
quanto esiste la repubblica, non sia mai stata seguita, seppure esplicitamente
prevista dai regolamenti. In soldoni, non essendoci precedenti in materia
nessuno sa concretamente come possano lavorare congiuntamente due commissioni d’inchiesta
che giuridicamente sono distinte, avendo ognuna il proprio presidente, i propri
uffici di presidenza e i propri regolamenti.
Anche questo aspetto era stato sottolineato in commissione
alla Camera sempre dal Movimento 5 stelle, ma i ragazzini pentastellati si
erano beccati il sarcasmo rancoroso di Bressa che definiva singolare l’ipotesi
che il Senato costituisse una propria commissione d’inchiesta.
Peccato che così alla fine sia stato, e tutti devono essersi
accorti che la strada dell’appaiamento di due commissioni distinte per indagare
sui 55 giorni di Moro rischiava di essere troppo impervia. Così oggi, giorno
nel quale l’aula della Camera deve iniziare proprio l’esame della proposta di
commissione d’inchiesta, da ambienti del Pd giunge l’indiscrezione clamorosa del
contrordine compagni. Nel senso che oggi probabilmente la strada della
commissione monocamerale sarà abbandonata su un binario morto, e come nel gioco
dell’oca si ripartirà dal via con una proposta di legge da approvare
velocissimamente, e magari in sede legislativa nelle rispettive commissioni,
per istituire niente meno che una commissione bicamerale.
Il bello è che il Pd alla camera ha un gruppo così ampio,
che evidentemente non si parlano tra loro neppure tra dirigenti. Visto che il
vice presidente del gruppo, Gero Grassi, un deputato solitamente oscuro ma che
sulla commissione d’inchiesta Moro si sta dimostrando insolitamente loquace,
anche con affermazioni singolari, questa mattina esultava sulle agenzie per la
prossima istituzione della commissione d’inchiesta alla Camera. Purtroppo
questa sera l’on. Grassi scoprirà che dovrà aspettare ancora qualche settimana.
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