giovedì 21 novembre 2013

COME STANNO LE COSE ALLA LUCE DEI PRECEDENTI NELLA VICENDA SPADONI-LATTUCA-BOLDRINI



In queste ore sta andando in onda una polemica rovente tra Movimento 5 stelle e il presidente della Camera Laura Boldrini. Oggetto del contendere è il diverbio avvenuto in aula ormai molte settimane fa tra la pentastellata Maria Edera Spadoni e il deputato democrat Enzo Lattuca. Per essere più precisi oggetto del contendere è il filmato di quell’incontro ravvicinato ripreso dalla telecamera posta sul soffitto dell’aula e che riprende quanto avviene nell’emiciclo a 360 gradi. La Spadoni aveva denunciato uno scontro fisico posto in essere dal collega Lattuca, mentre quest’ultimo ha sempre dichiarato di essersi limitato solo alle parole nei confronti della Spadoni. L’ufficio di Presidenza che si è occupato del caso non ha assunto sanzioni verso Lattuca, avvalorando dunque la tesi di quest’ultimo. La Spadoni ha replicato chiedendo di ottenere copia del video. Richiesta alla quale le è stata data risposta negativa. A quanto riportato dalle agenzie di stampa si legge che uno dei questori le avrebbe detto che il video sarebbe stato dato solo se l’avessero chiesto i cittadini. A questa risposta un po’ strampalata, ammesso sia vera, M5S ha replicato di conseguenza attivando un mail bombing nei confronti della Boldrini, per “sensibilizzarla” al rilascio di copia delle immagini. Si tratta di un episodio in cui ancora una volta sembrano avere torto tutti i protagonisti, anche se sorprende la posizione assunta dalla presidente della Camera, con il proprio silenzio, e, sempre che sia confermata la risposta del questore. Come noto, ovviamente per chi conosce le cose dell’Ufficio di Presidenza Camera, gli atti relativi a quest’organo, salvo il resoconto che viene dato nei bollettini degli organi collegiali, sono accessibili solo ai membri dello stesso ufficio di presidenza e ai deputati interessati. Ma degli originali non si può estrarre copia. Per quanto riguarda i video dell’aula in particolare, una copia non può essere data neppure ai diretti interessati, salvo che di tale copia non sia fatta richiesta nell’ambito di un procedimento giudiziario dalla magistratura. C’è a tal proposito un precedente della scorsa legislatura a seguito di uno scontro fisico in aula tra l’allora deputato Barbato e alcuni deputati del Pdl di provenienza An. Barbato per quell’aggressione sporse querela e chiese all’udp una copia del filmato. La copia, sempre sulla base dei precedenti, non gli fu concessa, così come non fu concessa in precedenza a seguito della richiesta del capogruppo idv Massimo Donadi di acquisire quelle immagini. Fu invece concessa al Pm che apri l’inchiesta a seguito della denuncia di Barbato, e conseguentemente a tutte le parti della vicenda giudiziaria, e dunque allo stesso Barbato che successivamente ne fecero richiesta. Alla luce di questi fatti, rimaniamo basiti, dall’eventuale risposta strampalata di uno dei questori, come riportata nelle agenzie di stampa, perché denoterebbe una totale ignoranza relativa al ruolo che ricopre e ai meccanismi dell’ufficio di presidenza. Ci sorprende inoltre il silenzio della Boldrini sulla vicenda, quando basterebbe una nota di tre righe dell’ufficio stampa istituzionale per chiudere il caso. A meno che non ci si vergogni delle regole dell’Ufficio di Presidenza che si presiede, ma allora si adoperi per cambiarle ponendo un nuovo precedente. Questa polemica, insomma, si poteva anche evitare, bastava semplicemente che tutti chiedessero una semplice informazione all’avvocato Vito Cozzoli, valentissimo capo dell’avvocatura della Camera.

mercoledì 20 novembre 2013

SLITTA IL DDL SULLE PROVINCE STOPPATO DA 900 EMENDAMENTI STALLO SUL DL MISSIONI



Alla Camera il calendario dei lavori è stato praticamente rivoluzionato dalla capigruppo odierna, vuoi per motivi politici, vuoi per motivi tecnici. La vittima più illustre di questa revisione dei lavori è certamente il ddl governativo sulle province e città metropolitane. Come avvenne per il disegno di legge sul finanziamento ai partiti la procedura d’urgenza voluta dal governo non ha portato fortuna. Doveva arrivare in aula entro il 23 di novembre e invece slitta di due settimane, ed è stato calendarizzato in aula per il 2 dicembre. Va detto che non si poteva fare altrimenti considerati i 900 emendamenti piovuti sul testo del governo in commissione, indice di un dissenso anche da parte di ampi strati della maggioranza.
Come avevamo anticipato nel post di ieri scompare dal calendario dei lavori anche l’istituzione della commissione d’ inchiesta su Aldo Moro. Qui il motivo, sempre come già anticipato, è quello di ripartire dalla commissione ma per istituire una commissione bicamerale.
Slittamento anche del decreto Missioni che va a settimana prossima lasciando il capo già da oggi al così detto decreto manovrina di assestamento dei conti pubblici, quello che ci deve riportare sotto il tetto del 3% del rapporto deficit-pil per il 2013. Sul decreto missioni perdura lo stallo prodotto dall’ostruzionismo posto in essere da M5S e Sel, nonché dalla volontà del governo di non mettere la fiducia. La nostra previsione è che alla fine la fiducia sarà indispensabile perché sulle missioni è difficile trovare un punto di mediazione che si trasformi in un pacchetto di emendamenti accolti dal governo, come accaduto per altri decreti.
In tutto questo andirivieni, per lunedì prossimo è stata calendarizzata la mozione dei Cinque Stelle relativa al prelievo sulle così dette pensioni d’oro. Obiettivo della mozione è aggirare la sentenza della corte costituzionale sul tema e con i proventi ottenuti aumentare di 518 euro annui le pensioni minime, dando a queste di fatto una mensilità in più. C’è già da scommettere che anche su questa mozione ne vedremo delle belle.

martedì 19 novembre 2013

CONTRORDINE COMPAGNI! SU MORO (FORSE) SI RISPOLVERA LA STRADA DELLA BICAMERALE



Camera e Senato stanno dando vita ad un paradossale rimpiattino istituzionale sulla commissione di inchiesta sul caso Moro, tema del quale ci siamo già occupati e del quale torniamo ad occuparci alla luce di nuovi sviluppi.
Ebbene, dopo che a Montecitorio, non ostante le perplessità sollevate da M5S in commissione affari costituzionali, si è voluto pervicacemente procedere sulla strada della commissione monocamerale, il Senato ha ovviamente agito di conseguenza.
Come avevamo già previsto con largo anticipo su questo blog, il Senato ha accantonato la proposta di legge di commissione bicamerale, procedendo sulla strada di istituire una sua commissione d’inchiesta sul caso Moro, soggettivamente diversa da quella della Camera. Capendo, probabilmente a Palazzo Madama, quanto sarebbe stato ridicolo e deleterio che Camera e  Senato procedessero separatamente, e magari intralciandosi a vicenda, su una questione che entrambi definiscono prioritaria, come la vicenda Moro, al punto da tornare ad indagare a distanza di 35 anni e senza che siano intervenute novità rilevanti, il senato ha quanto meno avuto l’accortezza di approvare un testo identico a quello già approvato alla Camera per procedere a norma dell’articolo 162 comma 4 del regolamento del  Senato, e 141 comma 3 del regolamento della Camera ad un lavoro in congiunta delle 2 commissioni.
Peccato però che questa strada dal 1946 ad oggi, e cioè da quanto esiste la repubblica, non sia mai stata seguita, seppure esplicitamente prevista dai regolamenti. In soldoni, non essendoci precedenti in materia nessuno sa concretamente come possano lavorare congiuntamente due commissioni d’inchiesta che giuridicamente sono distinte, avendo ognuna il proprio presidente, i propri uffici di presidenza e i propri regolamenti.
Anche questo aspetto era stato sottolineato in commissione alla Camera sempre dal Movimento 5 stelle, ma i ragazzini pentastellati si erano beccati il sarcasmo rancoroso di Bressa che definiva singolare l’ipotesi che il Senato costituisse una propria commissione d’inchiesta.
Peccato che così alla fine sia stato, e tutti devono essersi accorti che la strada dell’appaiamento di due commissioni distinte per indagare sui 55 giorni di Moro rischiava di essere troppo impervia. Così oggi, giorno nel quale l’aula della Camera deve iniziare proprio l’esame della proposta di commissione d’inchiesta, da ambienti del Pd giunge l’indiscrezione clamorosa del contrordine compagni. Nel senso che oggi probabilmente la strada della commissione monocamerale sarà abbandonata su un binario morto, e come nel gioco dell’oca si ripartirà dal via con una proposta di legge da approvare velocissimamente, e magari in sede legislativa nelle rispettive commissioni, per istituire niente meno che una commissione bicamerale.
Il bello è che il Pd alla camera ha un gruppo così ampio, che evidentemente non si parlano tra loro neppure tra dirigenti. Visto che il vice presidente del gruppo, Gero Grassi, un deputato solitamente oscuro ma che sulla commissione d’inchiesta Moro si sta dimostrando insolitamente loquace, anche con affermazioni singolari, questa mattina esultava sulle agenzie per la prossima istituzione della commissione d’inchiesta alla Camera. Purtroppo questa sera l’on. Grassi scoprirà che dovrà aspettare ancora qualche settimana.