Visualizzazione post con etichetta Gero Grassi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gero Grassi. Mostra tutti i post

lunedì 16 marzo 2015

IL GRANDE MATTATORE DELLA COMMISSIONE MORO



La commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro ha al suo interno un protagonista assoluto, l’on. Gero Grassi. Grassi è stato il vero promotore della commissione Moro, al punto di presentarsi ad inizio legislatura con un ponderoso dossier sui 55 giorni da mettere a disposizione dell’inchiesta parlamentare al fine di farla percorrere speditamente sui sentieri principali che la sua ricerca aveva provveduto ad individuare.
Una volta  avviata la commissione Grassi ne è divenuto protagonista assoluto delle sedute, con qualche sconfinamento nel protagonismo. Non vi è audizione nella quale non incalzi, per primo, la persona audita con domande e soprattutto il tono di un Pm. Allo stesso tempo, però, non rinuncia a far precedere le sue domande da lunghe considerazioni che sembrano mettere agli atti tessere di un mosaico l’insieme del quale è noto solo all’autore.
Grassi non tralascia l’attività pubblicistica sul caso Moro. La Gazzetta del mezzogiorno è la sua tribuna ove pubblica articoli e rilascia interviste. Per evitare che a qualcuno sfuggano le sue riflessioni, trattandosi di un quotidiano locale, si premura di inoltrare via mail ai colleghi gli articoli scritti.
Anche in tema di dichiarazioni alle agenzie, quando vi è materia, Grassi non si lascia pregare nel comunicare le novità che emergono dai lavori della commissione. Venerdì 13 marzo, ad esempio, è stato proprio lui ad annunciare alle agenzie di stampa che la Commissione d’inchiesta aveva acquisito le cassette sulle quale si dice che le brigate rosse avessero registrato gli interrogatori di Aldo Moro, per poi cancellarli sovra registrando della musica.
L’autorevolezza di Grassi sulla materia sembra riconosciuta da tutti, anche se qualche polemica nei confronti del suo attivismo inizia ad emergere. Il Deputato Piepoli di Scelta Civica ha rivendicato prudenza e un lavoro solidale della Commissione, proprio in risposta al comunicato di Grassi. Ed un altro collega, nel corso dell’audizione di don Mennini si è lamentato con il presidente Fioroni dello spazio utilizzato da Grassi per il suo intervento.

martedì 19 novembre 2013

CONTRORDINE COMPAGNI! SU MORO (FORSE) SI RISPOLVERA LA STRADA DELLA BICAMERALE



Camera e Senato stanno dando vita ad un paradossale rimpiattino istituzionale sulla commissione di inchiesta sul caso Moro, tema del quale ci siamo già occupati e del quale torniamo ad occuparci alla luce di nuovi sviluppi.
Ebbene, dopo che a Montecitorio, non ostante le perplessità sollevate da M5S in commissione affari costituzionali, si è voluto pervicacemente procedere sulla strada della commissione monocamerale, il Senato ha ovviamente agito di conseguenza.
Come avevamo già previsto con largo anticipo su questo blog, il Senato ha accantonato la proposta di legge di commissione bicamerale, procedendo sulla strada di istituire una sua commissione d’inchiesta sul caso Moro, soggettivamente diversa da quella della Camera. Capendo, probabilmente a Palazzo Madama, quanto sarebbe stato ridicolo e deleterio che Camera e  Senato procedessero separatamente, e magari intralciandosi a vicenda, su una questione che entrambi definiscono prioritaria, come la vicenda Moro, al punto da tornare ad indagare a distanza di 35 anni e senza che siano intervenute novità rilevanti, il senato ha quanto meno avuto l’accortezza di approvare un testo identico a quello già approvato alla Camera per procedere a norma dell’articolo 162 comma 4 del regolamento del  Senato, e 141 comma 3 del regolamento della Camera ad un lavoro in congiunta delle 2 commissioni.
Peccato però che questa strada dal 1946 ad oggi, e cioè da quanto esiste la repubblica, non sia mai stata seguita, seppure esplicitamente prevista dai regolamenti. In soldoni, non essendoci precedenti in materia nessuno sa concretamente come possano lavorare congiuntamente due commissioni d’inchiesta che giuridicamente sono distinte, avendo ognuna il proprio presidente, i propri uffici di presidenza e i propri regolamenti.
Anche questo aspetto era stato sottolineato in commissione alla Camera sempre dal Movimento 5 stelle, ma i ragazzini pentastellati si erano beccati il sarcasmo rancoroso di Bressa che definiva singolare l’ipotesi che il Senato costituisse una propria commissione d’inchiesta.
Peccato che così alla fine sia stato, e tutti devono essersi accorti che la strada dell’appaiamento di due commissioni distinte per indagare sui 55 giorni di Moro rischiava di essere troppo impervia. Così oggi, giorno nel quale l’aula della Camera deve iniziare proprio l’esame della proposta di commissione d’inchiesta, da ambienti del Pd giunge l’indiscrezione clamorosa del contrordine compagni. Nel senso che oggi probabilmente la strada della commissione monocamerale sarà abbandonata su un binario morto, e come nel gioco dell’oca si ripartirà dal via con una proposta di legge da approvare velocissimamente, e magari in sede legislativa nelle rispettive commissioni, per istituire niente meno che una commissione bicamerale.
Il bello è che il Pd alla camera ha un gruppo così ampio, che evidentemente non si parlano tra loro neppure tra dirigenti. Visto che il vice presidente del gruppo, Gero Grassi, un deputato solitamente oscuro ma che sulla commissione d’inchiesta Moro si sta dimostrando insolitamente loquace, anche con affermazioni singolari, questa mattina esultava sulle agenzie per la prossima istituzione della commissione d’inchiesta alla Camera. Purtroppo questa sera l’on. Grassi scoprirà che dovrà aspettare ancora qualche settimana.