mercoledì 4 marzo 2015

LA COMMISSIONE SUI PARTITI SENZA PERSONALE LA BOLDRINI PERORA UNA LEGGINA PER DARGLIELO



Che la Commissione di garanzia sugli statuti e per la trasparenza e il controllo sui rendiconti dei partiti politici, non se la passasse bene era noto da tempo, visto che i suoi componenti si erano dimessi polemicamente lo scorso 14 ottobre 2014. Ma che la Presidente della Camera prenda carta e penna per scrivere al Presidente della I commissione Affari costituzionali per perorare, in sostanza, l’esame e l’approvazione di una leggina che attribuisca un po’ di personale alla Commissione sulla trasparenza dei partiti, segnala che la situazione è molto più grave di quanto si sapesse e soprattutto fa sorgere una serie di dubbi sull’attività svolta fino ad ora.
L’organismo di cui si parla è quello preposto al controllo dei rendiconti che i partiti politici debbono presentare annualmente. A questo controllo si aggiunge quello sugli statuti degli stessi partiti ai fini dell’ammissione di questi ultimi al finanziamento pubblico tramite quota del 2 per mille destinato dai contribuenti, nonché agli sgravi fiscali previsti dalla legge sulle contribuzioni a loro favore.
Nella sua lettera del 27 febbraio la Presidente Boldrini sottolinea come l’incremento di funzioni attribuite dalla legge alla Commissione sia stato inversamente proporzionale alla dotazione di personale in grado di supportare efficacemente i compiti ad essa attribuiti.
E’ per questo che la Presidente segnala all’attenzione del Presidente e della I commissione la proposta di legge 2799 che attribuisce 4 unità di personale alla Commissione sulla trasparenza dei partiti, ai fini delle valutazioni circa il relativo esame che potranno essere svolte all’Interno della Commissione Affari Costituzionali.  

martedì 3 marzo 2015

SE SCOPPIA UNA GUERRA LA CAMERA HA L'ASSICURAZIONE



La Camera dei Deputati è assicurata anche contro il rischio di una guerra. La voce ricorre abbastanza periodicamente nei resoconti del Collegio dei deputati questori, pubblicato sul Bollettino degli organi collegiali. In cosa consista nei particolari questa polizza e se riguardi le strutture, le persone o altro, è difficile dirlo, perché i resoconti del collegio dei questori sono estremamente telegrafici ed in merito si legge soltanto: “Il Collegio autorizza la spesa per una copertura assicurativa rischio guerra”. Quanto costa questa polizza non si sa perché non c’è scritto, ma si può desumere che, nel peggiore dei casi non superi i 60 mila euro annui. Se si legge il bilancio della Camera, infatti, tra la voce spese, il capitolo 120 è quello delle spese per assicurazione. Qui troviamo le seguenti tipologie con i relativi importi di spesa annuali: Assicurazione infortuni e vita deputati, assicurazione infortuni dipendenti, assicurazione malattia personale non dipendente, assicurazione R.C.-R.C.A. Nessuna di queste polizze riguarda la guerra. Al capitolo 120 c’è però un’ultima voce “Altre assicurazioni”, dove probabilmente confluirà anche quella sul rischio guerra, e l’importo di spesa previsto è di 60.000 euro.

mercoledì 25 febbraio 2015

DECRETO SULLA RAI E INTERVENTO DELLA PRESIDENTE BOLDRINI



Da diversi giorni si discute, e soprattutto si polemizza, sull’ipotesi che il governo proceda alla riforma della Rai per decreto legge. La polemica politica aveva impegnato da un lato il governo ed esponenti del partito democratico, dall’altro esponenti dell’opposizione. Ieri, però, si è registrato un salto di qualità con la presa di posizione molto netta della Presidente della Camera Laura Boldrini. La Presidente della Camera ha dichiarato che un decreto sulla Rai sarebbe privo dei requisiti di necessità e urgenza richiesti dalla Costituzione. Ovviamente le parole del presidente della Camera hanno suscitato la risposta piccata del partito democratico, che le ha ricordato che spetta al Capo dello Stato e non al Presidente di Montecitorio giudicare sulle prerogative costituzionali di un decreto legge.
Ad avviso di questo blog, per quello che vale, la posizione assunta dalla Presidente Boldrini è corretta e giustificata, se non latro, alla luce delle tesi utilizzate in questi giorni da coloro che ipotizzavano il ricorso ad un decreto legge.
Il Vice segretario del Pd Lorenzo Guerini ha ribadito più volte che l’eventuale ricorso ad un decreto legge sarebbe dipeso dal comportamento dimostrato dall’opposizione, il che ha poco senso. Il comportamento dell’opposizione nei confronti di un provvedimento, infatti, è conoscibile solo dopo che il provvedimento è stato varato e depositato in Parlamento, non è invece conoscibile in via preventiva.
Il Presidente del Consiglio Renzi, infatti, ha aggiustato il tiro rispetto alle parole di Guerini, affermando che il varo di un decreto legge sulla Rai si sarebbe imposto se l’opposizione avesse praticato forme ostruzionistiche  su tutti i provvedimenti attualmente in corso di esame, sostenendo che l’unico strumento per baypassare l’ostruzionismo è il decreto legge.
Anche questa posizione, però, è facilmente confutabile. Alla Camera dei Deputati, semmai, è vero il contrario. L’unico provvedimento per cui il regolamento non prevede il contingentamento dei tempi è proprio il decreto legge che, dunque, è facile preda delle tattiche ostruzionistiche. E’ proprio per questo che quando la Camera esamina un decreto il governo ricorre quasi sempre all’apposizione della questione di fiducia.
Al contrario i disegni di legge ordinari sono soggetti al contingentamento dei tempi. Questo significa che ogni gruppo ha un tempo limite per svolgere i propri interventi e illustrare i propri emendamenti. Scaduto quel tempo quel gruppo non può più parlare, se non con interventi brevissimi di un solo minuto (se concessi dalla presidenza).
A fronte di queste prese di posizione l’intervento della Presidente Boldrini non deve essere letto ovviamente come un tentativo di sostituirsi al Capo dello Stato, né tanto meno come una presa di posizione “politica”, bensì come un intervento a difesa delle prerogative della Camera dei Deputati, ed in questo senso è più che doveroso.