venerdì 13 febbraio 2015

L'ESITO PEGGIORE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE



L’esame della legge di riforma costituzionale alla Camera è giunta, per il momento, al punto peggiore al quale si poteva arrivare con i gruppi di opposizione che abbandonano l’aula per protesta nei confronti della maggioranza.
Le avvisaglie che si potesse arrivare a questo punto si erano palesate nel corso delle giornate di martedì, mercoledì e giovedi, attraverso una serie di decisioni regolamentari-procedurali legittime, ma che allo stesso tempo rappresentavano un’oggettiva forzatura, dalla decisione, poi revocata, di non concedere tempi aggiuntivi ai gruppi che avevano terminato il loro tempo, alla decisione di procedere con la seduta fiume.
Due risse, una tra NCD e Lega ed una tra Pd e Sel, e le intemperanze continue che hanno contraddistinto le sedute degli ultimi quattro giorni segnalavano un nervosismo oltre i livelli di guardia sia tra i ranghi della maggioranza, sia tra quelli dell’opposizione.
Certamente le opposizioni hanno attuato una condotta ostruzionistica attraverso un uso anomalo e abnorme dell’articolo 86, comma 4, del regolamento. Ma da parte della maggioranza c’è stato un irrigidimento eccessivo nel voler porre un limite temporale perentorio per la chiusura dell’esame di un provvedimento che non è un decreto legge ma una riforma, ampia e rilevante della Costituzione.
Probabilmente tutto questo è la conseguenza di un dato politico ben più importante che consiste nel fatto che il quadro con cui la riforma costituzionale è stata avviata è radicalmente mutato a seguito della rottura del patto tra Pd e Forza Italia.
Lo scenario che si profila è quello che caratterizzò la riforma costituzionale del titolo V del 2001, una riforma della sola maggioranza.  In questo senso la questione non riguarda più il merito del contenuto della riforma costituzionale, che per molti versi è apprezzabile e necessaria, ma se sia opportuno effettuare una modifica così rilevante della nostra carta con i voti della sola maggioranza che, di fatto, consiste nel solo Pd, considerata l’esiguità numerica in parlamento e ancora di più nei consensi al di fuori del parlamento, delle altre forze di maggioranza.  

mercoledì 4 febbraio 2015

SETTIMANA DI RIPOSO PER L'AULA DI MONTECITORIO



Dopo l’elezione e il giuramento del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella, settimana sabatica per l’aula di Montecitorio dove non si svolgeranno sedute con votazioni, ma solo interrogazioni e interpellanze, oltre al question time settimanale.
Lavoreranno invece alcune commissioni, in particolare la prima e la quinta alfine di licenziare per l’aula il decreto mille proroghe che è in scadenza a fine mese e deve ancora andare al Senato. Anche alla luce di ciò è prevedibile che nella prossima settimana il DDL di riforma costituzionale subirà un ulteriore rallentamento, considerato che almeno un paio di sedute dovranno essere dedicate all’approvazione del mille proroghe, sul quale è abbastanza scontata l’apposizione della questione di fiducia.
La Camera non ha ancora provveduto ad approvare il calendario dei lavori per il mese di Febbraio, adempimento che verrà assolto alla prima conferenza dei capigruppo utile.   

lunedì 2 febbraio 2015

IL VIMINALE DIMENTICA L'ABOLIZIONE DELLE PROVINCE



E’ possibile che un governo si dimentichi di riforme, anche importanti, che lui stesso è riuscito a far approvare? A leggere la bozza dello schema di decreto del Ministro dell’Interno che istituisce una sezione specializzata del comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere presso la prefettura di Napoli, sembrerebbe di si. In questa bozza, rubricata alla Camera come atto del governo n.139, tra l’elenco dei componenti di questa istituenda sezione specializzata si legge, alla lettera h del comma 2 dell’articolo 1, “Un rappresentante della provincia di Napoli”. Peccato che l’ente in questione non esista più, poiché a seguito della legge così detta Delrio, Dal 1 gennaio 2015 la Provincia di Napoli è stata sostituita dalla Città metropolitana. La svista (un po’ marchiana) era stata assolutamente ignorata anche dal relatore del provvedimento alla Camera ( e dagli uffici della commissione che di fatto scrivono il testo della relazione per il relatore). Se ne è accorto il deputato Cozzolino (M5S) che lo ha segnalato per le vie brevi al relatore Richetti, in modo tale che nel parere favorevole espresso dalla prima commissione potesse essere inserita un’osservazionecontenente l’invito al governo a sanare la svista, sostituendo il termineProvincia di Napoli con città metropolitana, e ad evitare che un atto amministrativo varato mesi dopo l’approvazione della legge di riforma delle province facesse riferimento ad un ente che non esiste più.