martedì 9 settembre 2014

LA GAFFE DELLA LEGA NELLA PREGIUDIZIALE SUL DL STADI E LA SUA RISPOSTA


Oggi pomeriggio la Camera discute e vota le pregiudiziali di costituzionalità presentate nei confronti del decreto stadi da parte di Forza Italia e Lega. Nel documento presentato da quest’ultima c’è però una piccola quanto evidente gaffe.Dopo aver contestato al provvedimento l’eterogeneità delle norme inserite al suo interno, la pregiudiziale leghista rimprovera l’assenza, a corredo del decreto, della relazione tecnico normativa (ATN) e della relazione sull’analisi dell’impatto del regolamento (AIR) ovvero due documenti tecnici che dovrebberosempre accompagnare i provvedimenti. Il problema, e la relativa gaffe, è che a differenza della maggior parte dei decreti varati negli ultimi mesi, il Dl stadi presenta entrambe le relazioni, l’ATN da pag. 18 a pag. 25 dello stampato Camera, e l’AIR da pag. 26 a pag 32. Come è stata possibile una gaffe simile? Delle due l’una o l’estensore della pregiudiziale si è concentrato sul testo del decreto dando per scontato che non vi fossero le due relazioni a corredo (il che è molto frequente purtroppo), oppure, più probabilmente, visto che le pregiudiziali di costituzionalità seguono sempre la stessa falsa riga si è proceduto con il copia incolla di una pregiudiziale già utilizzata e all’ultimo è rimasto incollato il passaggio errato. Cose che capitano. 


LA RISPOSTA DELLA LEGA:
L'on. Gianluca Pini, raggiunto su twitter in merito al nostro post ha fornito la seguente precisazione. La pregiudiziale è stata scritta quando lo stampato camera non era stato ancora pubblicato, e dunque basandosi sul testo pubblicato in gazzetta ufficiale. Poichè il decreto è stato annunciato all'aula della Camera nella seduta del 26 agosto il termine per il deposito della stessa spirava il 31 agosto (come  previsto dall'articolo 96-bis c.3 del regolamento della Camera). La mancata stampa dell'atto camera entro tale data, per l'on. Pini, era dovuto all'assenza delle relazioni tecniche a corredo del decreto, e sulla base di ciò è stato inserito il passaggio della pregiudiziale sull'assenza di tali relazioni.

lunedì 8 settembre 2014

IMMIGRAZIONE: IL GOVERNO TAGLIA IL FONDO RIMPATRI PER MIGLIORARE L'ACCOGLIENZA



Nel decreto legge 119, quello così detto sulla sicurezza negli stadi, c’è anche un intero capo in tema di immigrazione nel quale vengono varate tutta una serie di norme sia per fronteggiare il nuovo afflusso migratorio (articoli 5-7), sia per rendere più efficiente il sistema di accoglienza nei confronti dei richiedenti asilo e dei richiedenti protezione internazionale, oltre che dei minori non accompagnati.  Più precisamente il fondo per le politiche e i servizi a sostegno dei richiedenti asilo è incrementato di quasi 51 milioni per il 2014. Il rafforzamento delle commissioni che debbono vagliare le domande di asilo e protezione sempre per il 2014 ne costa 9 di milioni. Infine viene istituito ex novo un fondo di 62 milioni per la finalità non meglio precisata di fronteggiare la nuova emergenza. Il conto totale è di 122 milioni e 700 mila euro e la sorpresa è che vengono presi dal così detto fondo per i rimpatri, ovvero quel fondo istituito in pieno governo Berlusconi-Bossi, con Maroni al Viminale e che doveva servire per rimandare a casa loro gli stranieri giunti sul nostro territorio sempre dal nord Africa. Il governo oggi compie un’operazione inversa definanziando in maniera consistente un fondo che, almeno propagandisticamente, doveva servire a rimpatriare chi non aveva diritto a stare in Italia, ed utilizza quelle risorse per una finalità politica opposta, ovvero migliorare l’accoglienza agli aventi diritto. C’è da giurare che, almeno da parte della Lega, sul punto sarà battaglia e il bersaglio sembra essere ghiotto, ovvero quell’ Angelino Alfano che oggi è il responsabile politico di queste norme, ma che nel 2009, anno di istituzione del fondo rimpatri, era ministro del governo Berlusconi.  

giovedì 4 settembre 2014

ARRIVANO I FONDI 2013 E 2014 CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, MA MANCA MEZZO MILIONE



Il decreto legge 93 del 2013, quello comunemente denominato sul femminicidio, aveva disposto un rifinanziamento del fondo pari opportunità di 10 milioni per il 2013 e 7 milioni per il 2014 con il vincolo che le risorse dovessero essere utilizzate per rafforzare l’assistenza e il sostegno alle donne vittima di violenza attraverso un rafforzamento e un’omogeneizzazione sul territorio nazionale della rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Nella Gazzetta Ufficiale del primo settembre è stato pubblicato il dpcm che dispone, in unica soluzione, il riparto delle risorse 2013 e 2014 alle regioni. Notizia positiva anche se con una brutta, anche se piccola, sorpresa. Si tratta di un taglio di poco più di 550 mila uro sul totale dei 17 milioni stanzianti dovuto alle misure di riduzione della spesa dei ministeri previste dalla spending review per il 2014. Come previsto dal decreto sul femminicidio il 33% di questi fondi dovranno servire a finanziare la nascita di nuovi centri di assistenza e case rifugio, mentre la parte restante sarà utilizzata per finanziare le iniziative regionali già poste in essere e i centri di assistenza già esistenti. La Sicilia è la regione con più case rifugio (52) per le quali ottiene unfinanziamento di 349.449 euro, mentre per quanto riguarda i centri antiviolenza il primato spetta alla Lombardia (21) che incassa 123.107 euro. Per quanto riguarda il finanziamento ai progetti già avviati sempre dalle regioni quello maggiore va sempre alla lombardia con 1.247.587 euro, seguita dalla Campania con 879.923 euro.